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Laura VicenziLaura Vicenzi
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Uno speziato di denuncia

Il dibattito vicentino per l’SOS cultura al teatro Astra. Una ricerca di fuoco e di calore, dietro (o davanti) il fondale del buio

Pubblicato il 10-02-2011
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Si è svolto al teatro Astra, in un primo momento apparso, in una trovata scenografica più simpatica che inquietante, “chiuso per tagli”, il dibattito SOS cultura organizzato dalla Cgil vicentina. I partecipanti oltre a Guglielmo Epifani, già segretario generale del Sindacato e oggi presidente dell'associazione "Bruno Trentin", in ordine alfabetico, il musicista Luca Bassanese, il critico Marco Cavalli, l'attrice Marta Cuscunà, il poeta Paolo Lanaro, l'assessore alla cultura del capoluogo Francesca Lazzari, il regista Carlo Presotto e il presidente della Biblioteca Bertoliana Giuseppe Pupillo. L’amalgama delle considerazioni espresse, pur nella specificità delle posizioni personali degli intervenuti e delle modalità di comunicazione proprie di ciascuno - a tratti apparse forse qualche tono di troppo inclini a privilegiare il linguaggio settoriale - è apparso comunque felicemente convergente in un unico gusto: uno speziato di denuncia nei confronti del disinteresse e del disinvestimento tutto italiano nella cultura, nella ricerca e nella formazione. Interessante anche il richiamo corale alla coscienza civile, e civica, è stata unanime la richiesta della difesa collettiva dei nostri beni culturali, del patrimonio immateriale che è la ricchezza trascurata del nostro Paese. L’urgenza del presente e le prospettive del futuro, si è detto, passano attraverso le traiettorie delle azioni e dei comportamenti, e la reciprocità, il raccordo per aprire nuove strade, è chiesta a gran voce anche al mondo dell’economia, vista la lontananza siderale di certe galassie della politica. Non un teatro dunque, a teatro, anche se è apparsa curiosa, dalla platea, la rappresentazione scenica della discussione, rimasta impressa in un’istantanea poco beneaugurante: i relatori “accampati” a cerchio, intorno al falò della cultura, dietro le loro figure di tanti colori alcune bandiere, vessilli fermi e indifferenti, e poi incombente una giacca nera (lo Stato? il Padrone?) appesa e girata di spalle, rivolta verso il nero del fondale e sorda ad ogni discorso animato da buona volontà e da buone intenzioni. La ricerca di fuoco e di calore - e dell’umano - aveva dietro (o davanti) il buio.

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