Pubblicato il 02-09-2020 17:00
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La città di Santippe

È andato scena ieri sera per Operaestate Festival La Vedova Socrate di Franca Valeri, i panni di vedova illustre vestiti da Lella Costa

La città di Santippe

Lella Costa in La vedova Socrate

È andato scena ieri sera per Operaestate Festival, in Sala Da Ponte, La Vedova Socrate di Franca Valeri, i panni di vedova illustre passati di mano in mano, come si fa in famiglia, dalla grande autrice e interprete recentemente scomparsa al guardaroba da cabina-armadio (altrettanto buffa ed elegante) di Lella Costa. Diretto da Stefania Bonfadelli, il monologo è stato prodotto dal Centro Teatrale Bresciano con l’Istituto Nazionale Dramma Antico.
Lo spettacolo è liberamente ispirato a La morte di Socrate, dello scrittore svizzero Friedrich Dürrenmatt, il testo rielaborato da Franca Valeri nato da letture e ricerche intraprese tra gli scaffali della classicità greca. La riflessione che ne è scaturita: «Mi sono fatta l’idea di una donna forte che ha vissuto accanto a un uomo per noi straordinario ma che per lei era semplicemente un marito e per giunta noioso», ebbe occasione di dichiarare l’autrice. La bionda Santippe-Tippe entra in scena con indosso la maschera funeraria di Socrate, che resterà poi impalata accanto a lei costretta ad “ascoltare” il suo sfogo di moglie che si è sentita a lungo tradita, accantonata e delusa.
Un Socrate dedito alle dipendenze, quello descritto nel racconto, gran bevitore di vino, per nulla interessato alla vita domestica se non per le comodità allestite dalla moglie, incline a gioire le profferte d’intimità molto greche dei suoi ragazzi — direttamente dal Simposio di Platone fa la sua comparsa la bellezza divina di Alcibiade, di Agatone… Il discepolo Platone viene ritratto da Santippe come uno scopiazzatore di idee, uno che “dovrebbe pagare i diritti d’autore” a Socrate, per avere tanto attinto alla sua fonte, in vero un ladro. Lella Costa, elegante nella sua tunica — mai davvero “snob” — da un’immaginaria bottega di oggetti d’antiquariato e antichi racconta in caricatura il mondo culturale greco antico, coi suoi protagonisti, e fa la sua lunga arringa piena di ironia pungente che ha come filo conduttore l’indignazione di una moglie e il ridimensionamento a rango di “marito” del grande filosofo greco. Poi ad un tratto, come previsto dal testo, imprime il cambiamento di rotta che vede Santippe declamare un discorso filosofico molto serio, scritto di proprio pugno, che ha come protagoniste le donne, grandi escluse dalla vita culturale ateniese. «Certo, Santippe ha preferito se stessa al mondo irreale del pensiero», ha scritto la Valeri, ma qui dimostra di essere capace di pensare “come un uomo” e di rivalutare pubblicamente nella sua grandezza, il “suo uomo”.
I liberi inserimenti di drammaturgia circa la morte del filosofo funzionali al racconto, sparsa tanta cicuta anche sui rapporti quotidiani e intimi di questi sposi dell’antichità dalle caratteristiche piuttosto moderne, l’erba fatale non ha avvelenato del tutto le freccette da tiro al bersaglio di questa Santippe interpretata con maestria da Lella Costa, che appare come una donna lungamente ferita nell’orgoglio qui all’appuntamento non concesso dalla Storia con un riscatto del tutto “cittadino”.
Applausi al ritmo di un sirtaki a un omaggio sentito, dal pubblico di Operaestate.

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