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Riscoprire nel nostro territorio gli artisti che negli ultimi decenni hanno contraddistinto i movimenti artistico-culturali del territorio stesso è un'operazione di recupero dell'eccellenza creativa locale che merita un'adeguata considerazione. Significa che qualcuno è profeta anche in patria, ed è cosa buona e giusta.
È il caso di Pietro Giuseppe Borsato (1922-1989), bassanese, pittore che in vita fu protagonista di una significativa evoluzione artistica, tale da svilupparsi in un percorso di ricerca sulla rappresentazione della realtà che negli anni si è rivelato mai uguale a se stesso.
Ne fa fede la mostra antologica “Pietro Giuseppe Borsato - Surrealtà contemporanea”, allestita al Caffè Centrale di Marostica, in piazza Castello, e presentata all'inaugurazione da Mario Guderzo.
Pietro Giuseppe Borsato, "San Zenone degli Ezzelini" (foto Alessandro Tich)
L'esposizione propone una selezione di dipinti messi gentilmente a disposizione dal figlio dell'artista, Alessandro, orgoglioso e discreto custode di un significativo corpus di opere del compianto genitore.
In tre diverse sezioni, corrispondenti ad altrettante sale del locale, vengono ricostruite le tappe fondamentali del cammino espressivo dell'autore, che dopo un primo e pregevole approccio al figurativo si è progressivamente rivolto alla ricerca di un suo stile e linguaggio molto personale. Diventando, dagli inizi degli anni Ottanta, un pioniere dello spazio.
Ovvero uno sperimentatore del colore che si lascia alle spalle la raffigurazione naturalistica delle cose per impegnarsi sempre di più a reinventare la percezione della realtà rivolgendosi a rappresentarne le forme e i geometrismi, con giochi di linee, di volumi e di prospettive che si rincorrono tra i simboli e le interpretazioni spaziali di una fantastica e talvolta anche inquietante architettura visiva. Ed è questa, appunto, la “surrealtà”: vale a dire la trasfigurazione del “visibile” che ci circonda, al di là di come lo colgono i nostri occhi e filtrato dalle potenzialità immaginative dell'inconscio, che permette di elaborare un mondo parallelo di segni, di suggestioni e di atmosfere “oltre” la realtà.
Ed è la dimensione a cui è approdata la pittura dell'ultimo periodo di Pietro Giuseppe Borsato che, come ha efficacemente sintetizzato Mario Guderzo nella presentazione della mostra, “dal figurativo è passato alla ricerca di un linguaggio astratto, che alla fine è diventato un linguaggio metafisico.”
Inserito tra gli autori selezionati nel numero 52 del 2016 dell'annuale e prestigioso “Catalogo dell'Arte Moderna” - dedicato agli artisti italiani dal primo Novecento ad oggi, continuatore dello storico catalogo nazionale “Bolaffi Arte” e di cui lo stesso dottor Guderzo è uno dei curatori -, Borsato rivive oggi una ripresa di interesse nei suoi confronti che la memoria di un artista della sua caratura certamente merita.
Ed è pertanto quantomai opportuno che il suo nome riemerga alla pubblica attenzione anche in quel territorio che gli ha dato i natali e che lo ha visto tra gli esponenti di spicco di alcuni tra i più rappresentativi circoli artistici locali.
A Marostica, città degli Scacchi, è possibile riscoprirne i dipinti per i prossimi due mesi al Caffè Centrale: ed è una buona mossa.
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