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Laura Vicenzi

Laura Vicenzi
Giornalista
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Quel fine bauco del soldato Svejk

Vasco Mirandola e la Piccola Bottega Baltazar hanno portato in scena a San Zeno per Operaestate Festival le avventure del celebre anti-soldato praghese

Pubblicato il 27 lug 2015
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E’ andato in scena ieri sera, domenica 26 luglio, all’ex caserma "Ai muli" di San Zeno, Il buon soldato Svejk, lo spettacolo proposto da Operaestate Festival all’interno del programma “La guera granda”, dedicato al Centenario del primo conflitto mondiale.
Vasco Mirandola, accompagnato da Giorgio Gobbo e Sergio Marchesini, della Piccola Bottega Baltazar, ha offerto la lettura scenica con canzoni e musiche del suo adattamento del celebre romanzo del praghese Jaroslav Hašek Il buon soldato Sc'vèik. Il romanzo fu pubblicato a Praga negli anni Venti – qualche anno dopo la proclamazione d’indipendenza della repubblica di Cecoslovacchia –, ma la comparsa del personaggio Svejk, largamente autobiografico, risale al 1911, qualche anno prima dell’inizio della Grande Guerra.
Nella zona dell’adunata, sullo sfondo uno schermo dove scorrevano le famose illustrazioni a fumetto delle avventure di Svejk create da Josef Lada, Mirandola ha dato voce a questo eroe nazionale bizzarro e vitale, con qualche tratto, sì, del Candido e del principe Myškin, (“un bauco con la “finezza” dei bauchi”, l’ha definito qualcuno tra il pubblico), ma soprattutto un anti-soldato protetto da un’armatura fatta di ironia di fronte a un evento fortunatamente non durato quindici anni, come aveva prospettato Svejk, ma reso “grando” solo dal numero di morti che ha contato. Milan Kundera ha scritto di lui: «Svejk aderisce così poco agli scopi della guerra che non li contesta neppure. La guerra è spaventosa ma lui non la prende sul serio. Non si prende sul serio ciò che non ha senso».

La dizione volutamente “sporca”, inframezzata da simpatici siparietti coi bravi musicisti, espedienti giusti per riprodurre la dimensione orale del romanzo, dove sono coltivati con cura il culto della ciarla, della fanfaronata, dell’aneddoto inverosimile snocciolati in un’atmosfera un po’ ebbra davanti a un falò da campo, o in una birreria, rivolti a occasionali compagni di bevute (e Prosit!), Mirandola ha fatto rivivere alcune delle avventure di Giuseppe Svejk e degli altri protagonisti della sua storia (il cappellano-Cappellaio matto Otto Katz, il tenente Lukáš… ) e certi dialoghi che hanno sparato granate contro il potere e i suoi servi, la Chiesa cattolica, la burocrazia e l’esercito.
Le bombe di parole pronunciate a voce alta da Mirandola sono risuonate con l’eco, tra i muri dell’ex caserma, armate di un dissenso ancor più forte perché mimetico: esplosioni ammantate da un ridicolo che dissolve in nebbia ogni autorità e che ha fatto ridere – di un sorriso storto, amaro – pure a un centinaio di anni di distanza, anche il pubblico bassanese.

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