Connessioni contemporanee
Un dialogo col presente
4-11-18 Settembre 2025
31 Aug 2025 23:15
31 Aug 2025 22:05
31 Aug 2025 18:56
31 Aug 2025 18:49
31 Aug 2025 14:01
31 Aug 2025 10:57
1 Sep 2025 00:16
31 Aug 2025 22:59
31 Aug 2025 21:30
31 Aug 2025 21:15
31 Aug 2025 21:07
Alessandro Tich
Direttore Responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 06-04-2011
Visto 6.516 volte
“Scarpe dimenticate. Fra 30 giorni da oggi verranno smaltite”. L'avvertimento è affisso in bella mostra sulla vetrina della storica bottega di articoli vari, riparazioni calzature e cinturini, servizio chiavi e quant'altro ubicata all'inizio di Via Roma, vicino a Porta Dieda a Bassano.
L'avviso è datato 19 marzo 2011: ancora un paio di settimane, dunque, e se i legittimi proprietari non verranno a ritirarsi le scarpe riparate, quest'ultime saranno eliminate dal negozio.
Il cartello attira, inevitabilmente, la nostra curiosità. Possibile che ci sia qualcuno che si dimentichi le scarpe portate a riparare? Possibile, sì. Anzi, sistematico: come ci conferma il titolare della bottega, Pino Spitale.
L'avviso sulla vetrina della bottega di Pino Spitale vicino a Porta Dieda
“Le scarpe sono dimenticate da sempre - ci dice Spitale -. Ma negli ultimi due anni la cosa accade sempre di più, probabilmente la gente non ci arriva con i soldi e rinuncia a venire a prendere la riparazione.”
Non si tratta di ciabatte o di sandali a basso costo: il più delle volte, ad essere “scordate”, sono scarpe di grande qualità. Spitale ci mostra qualche esempio: un paio di scarpe da ballo, da donna e col tacco alto, alle quali è stato sostituito un cinturino. C'è anche un paio di scarpe nuove di zecca, per le quali il cliente aveva chiesto di applicare un anti-scivolo sul tacco. Oppure un paio di stivaletti da uomo marca “Harley Davidson” (“prezzo di vendita 400-500 euro”) mestamente in attesa, dal dicembre 2009, del loro proprietario. O dei mocassini in pelle rimasti in magazzino, una volta riparati, dal settembre 2009.
Sono una cinquantina, in tutto, le paia di calzature “abbandonate” in bottega. Ciascuna ha un cartellino con la data della consegna: anno 2009 e 2010.
Stanco di aspettare le calende greche, il titolare del negozio ha deciso di fare piazza pulita. Con un ultimo avviso ai clienti in vetrina, dopo il quale seguirà lo smaltimento.
Non in discarica, però. Perché nel Paese delle scarpe dimenticate, l'eliminazione degli articoli in deposito sarà fatta a fin di bene.
“Consegnerò le scarpe - ci dice il bottegaio, notoriamente sensibile ai temi della solidarietà sociale - a suor Maria Novella, che era la contabile degli Scalabrini e che già tempo fa, quando agli Scalabrini c'erano ancora gli extracomunitari, prendeva gli articoli che mi avanzavano, allestiva una bancarella e rivendendoli a prezzo simbolico raccoglieva qualche fondo per iniziative umanitarie. Darò le scarpe a lei, saprà farne buon uso.”
“E pensare - conclude Spitale - che per alcuni tipi di riparazione e per rispettare i tempi di consegna faccio anche gli straordinari alla sera. A volte non voglio accettare il lavoro, ma poi il cliente insiste dicendo: “per favore, sono affezionato a questa scarpa”. E, tra quelli che insistono, ci sono anche quelli che poi non si fanno più vedere. Da domani, quelli che mi dicono di essere affezionati alle loro scarpe, mi pagano prima!”