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Enogastronomia

Asparagi e Vespaiolo matrimonio troppo stretto

Il vitigno di Breganze ha bisogno di evasione.

Pubblicato il 21 mar 2011
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Ci siamo, anche quest’anno è iniziata la stagione dell’Asparago Bianco di Bassano DOP. Cominciano le attività e le serate gastronomiche nei ristoranti della zona. L’abbinamento con il vino proposto è quello territoriale. Andando a pescare tra le varietà autoctone della zona bassanese, e quindi della DOC di Breganze, il gioco risulta piuttosto facile, la scelta è caduta e cade sul Vespaiolo. Niente da dire da un punto di vista strettamente organolettico, la mineralità dell’uno abbraccia la mineralità dell’altro, l’acidità naturale del Vespaiolo riesce a tenere a bada la difficile gestione dell’uovo. Luigi Veronelli diceva che in tema di abbinamento l’unica regola da adottare è di non seguirne alcuna ma di lasciarsi suggerire dalle tradizioni locali e se lo diceva lui siamo tutti d’accordo. C’è un aspetto però che non mi convince troppo in questo “matrimonio su commissione”. Il legame è troppo stretto ed eccessivamente territoriale. Il nostro Vespaiolo diventa vittima di una scelta troppo poco lungimirante. Come già spesso ho scritto, questo eccessivo atteggiamento protettivo lo ha confinato nel periodo tra San Giuseppe e Sant’Antonio, il periodo dell’asparago appunto. Passata tale data le bottiglie di Vespaiolo non si vendono più se non nel territorio di Breganze. Dal mio punto di vista serve rimettere in discussione questo vino per dare una direzione più definita. Il suo essere così verticale, nel senso giocato su sensazioni di acidità e di mineralità, gli consentirebbe una maturazione in bottiglia anche di due o tre anni come alcuni produttori stanno provando a proporre. Sono convinto che possa rappresentare una strada interessante da percorrere. Il tempo potrebbe esaltare le note minerali facendone un vino di maggior finezza ed eleganza e con maggiore personalità. L’idea che un vino bianco si possa consumare in un periodo che va oltre l’anno nel nostro paese è ancora difficile da accettare. Pensiamo ai Riesling della Mosella, allo Chardonnay della Borgogna, allo Chenin Blanc della Loira abbiamo esempi dal fascino indiscusso. Forse sto mirando troppo alto ma in ogni caso non credo che sia proprio il caso di intrappolarlo in un periodo di tempo così corto. La scelta non sarebbe strettamente economica, non è questo che mi interessa, quanto di pura espressione di terroir. Con l’affinamento in bottiglia il Vespaiolo potrebbe riacquistare una sua dignità e potrebbe proporsi al mondo intero con un idea che non sia esclusivamente legata all’Asparago. Ma non finisce qui, la sua acidità e la sua sapidità mi fanno anche ben pensare anche ad un metodo classico. Insomma un vitigno versatile, non dimentichiamoci che è il padre del Torcolato, capace di esprimersi in più direzioni. Ma io non sono enologo sono solo uno scrittore e magari tutto questo è solo un sogno ….. o forse no.

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