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Il guerriero del fine vita
È morto Stefano Gheller, il 51enne di Cassola affetto da una grave forma di distrofia muscolare, paladino del diritto del fine vita con suicidio assistito. È mancato nel pomeriggio all’Ospedale di Bassano per complicanze della sua patologia
Pubblicato il 22 feb 2024
Visto 12.105 volte
È morto Stefano Gheller.
Il 51enne di Cassola, affetto da una grave forma di distrofia muscolare facio-scapolo-omerale ereditaria, è mancato questo pomeriggio all’Ospedale di Bassano, dopo alcuni giorni di ricovero causa l’aggravarsi delle sue condizioni di salute.
Ne ha dato notizia con una nota trasmessa alle redazioni l’Ulss 7 Pedemontana, precisando che il decesso è sopravvenuto per complicanze della sua patologia e quindi non a seguito di suicidio medicalmente assistito, alla cui procedura era stato autorizzato.
Stefano Gheller (foto da Facebook / La vita di Stefano Gheller)
Gheller, che viveva su una sedia a rotelle da quando aveva 14 anni ed era costretto ormai da un decennio anche ad un respiratore meccanico, era noto come il paladino della lotta per il fine vita: il diritto delle persone in condizioni di gravità estrema - affette da patologie irreversibili, con sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili e dipendenti da trattamenti di sostegno vitale - di poter decidere di morire tramite il suicidio medicalmente assistito.
In Italia non esiste ancora una legge che autorizzi una simile procedura.
Ma una sentenza della Corte Costituzionale del 2019 ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 580 del Codice Penale (“Istigazione o aiuto al suicidio”) escludendo la punibilità “di chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente”.
Su questi presupposti, lo scorso 13 ottobre Stefano Gheller, su sua richiesta, era stato autorizzato dall’Ulss 7 Pedemontana a ricorrere al suicidio assistito.
Una decisione che non prevede scadenze di tempo: Stefano voleva decidere del suo fine vita quando la sofferenza sarebbe diventata troppo eccessiva.
“Non ho alcuna paura della morte - aveva dichiarato qualche tempo fa - ma della sofferenza che la precede.”
Era l’unico cittadino del Veneto in vita ad avere ottenuto una simile autorizzazione.
Prima di lui - in quello che è stato il primo caso in Italia - la Regione Veneto aveva consentito alla signora “Gloria”, una paziente oncologica terminale, trevigiana di 78 anni, di porre fine alla propria vita attraverso la strumentazione fornita dalla propria Azienda Sanitaria Locale, dopo la valutazione di assenso espressa dalla stessa Asl e dal suo Comitato Etico.
In tutti questi anni Stefano Gheller non si era mai tirato indietro dal mostrarsi e dal raccontarsi, diffondendo il suo punto di vista sulla libera scelta di decidere del proprio destino.
Molto attivo nei social, la sua pagina Facebook “La vita di Stefano Gheller” era la narrazione della sua esistenza quotidiana, della sua dignità e delle sue battaglie.
“La mia “vita” - è l’intestazione del suo profilo Fb - e il mio sogno, un viaggio a New York e conoscere Madonna!”.
In Veneto è stato il principale testimonial della proposta di legge di iniziativa popolare sul fine vita (“Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto della sentenza n. 242/19 della Corte costituzionale”), promossa sul piano nazionale dall’associazione Luca Coscioni e a livello regionale dal comitato Liberi Subito Veneto e sostenuta anche dalla raccolta di 9000 firme.
Aveva ricevuto l’appoggio del governatore Luca Zaia e nello scorso mese di novembre era stato ascoltato nelle audizioni sulla proposta di legge nella commissione Sanità del consiglio regionale a Venezia, raccontando senza mezzi termini - come era il suo stile - la vita reale di persone in condizioni simili, per far comprendere l’ineluttabilità della richiesta di avere tempi e modi certi per affrontare il fine vita.
Come noto, lo scorso 16 gennaio la proposta di legge è stata discussa in aula al consiglio regionale ma è stata bocciata: la votazione non ha superato i primi due articoli del testo per i quali era richiesta la maggioranza assoluta.
La proposta di legge è stata rinviata in commissione e rimarrà comunque incardinata all’ordine del giorno nella prossima legislatura regionale.
“Avevo la speranza che la legge passasse, ma mi aspettavo anche che potesse finire così - aveva dichiarato Gheller al Giornale di Vicenza il giorno dopo -. Non sono stupito. Questa battaglia però non si ferma.”
“Il paziente è deceduto in seguito a complicanze sopraggiunte alla patologia che ne aveva determinato il ricovero - informa la nota diramata oggi dall’Ulss 7 Pedemontana riguardo al decesso di Stefano Gheller -. È stato assistito da diversi specialisti, tra cui l’equipe di Cure Palliative, che già aveva in carico il paziente e che si è adoperata per ridurre la sua condizione di sofferenza. La Direzione dell’Ulss 7 Pedemontana, a nome di tutta l’Azienda socio-sanitaria, esprime ai familiari di Stefano Gheller le più sentite condoglianze.”
“Come noto l’Azienda si era attivata per garantire al sig. Gheller il diritto costituzionale per il quale si era battuto, anche a nome di altri malati nelle sue condizioni - prosegue il comunicato -. Anche se tale situazione non si è infine concretizzata, in tutte le figure professioni dell’Azienda che si sono confrontate con lui lungo il percorso di autorizzazione e durante le ripetute fasi di assistenza medica rimane il ricordo della sua chiarezza di pensiero, determinazione e grande dignità umana”.
Sulla morte di Gheller si stanno susseguendo in queste ore dichiarazioni da tutti i fronti della politica.
Con un comunicato di cordoglio trasmesso in serata, il presidente della Regione Luca Zaia afferma: “La notizia della scomparsa mi lascia sgomento.”
“Ho conosciuto Stefano dopo la famosa domanda per il suicidio assistito, che volle presentare e che ottenne dopo l’iter amministrativo portato avanti - aggiunge il governatore -. Ma ricordiamoci che Stefano aveva anche già sottoscritto le sue DAT, le disposizioni anticipate di trattamento, quindi il suo testamento biologico. Una volontà che è stata rispettata in questa ultima fase della sua vita.”
“Stefano - prosegue Zaia - ci ha lasciati fisicamente, ma non se ne va, non solo come ricordo ma anche per le azioni che ha voluto portare avanti con il suo impegno. Era un ragazzo intelligentissimo, che io non dimenticherò mai.”
“La lotta di Stefano continua. Tante, troppe persone aspettano da anni una legge che permetta loro di decidere sul proprio corpo, sulla propria sofferenza. Promettiamo che la sua battaglia di libertà sarà la nostra battaglia”, dichiara il portavoce del Circolo di Bassano del Grappa del Partito Democratico Domenico Riccio, cui fa eco il segretario cittadino del PD Luigi Tasca.
La consigliera regionale dem Chiara Luisetto ricorda la recente audizione di Gheller tenutasi in commissione Sanità:
“Fu un momento molto intenso, di grande testimonianza. Stefano ha davvero messo a disposizione della politica la sua esperienza dolorosa, indicando alle istituzioni la via da intraprendere per tutelare la libertà e la dignità di chi soffre.”
La via da intraprendere è ancora lunga, per la delicatezza e complessità dell’argomento che tocca profondamente la sfera della coscienza.
Con la sua scomparsa Stefano Gheller, il guerriero del fine vita, lascia una forte eredità morale sulla questione.
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