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Ambiente / Pubbliredazionale
Quando l'acqua e il legno si incontrano
A Schiavon l'Area Forestale di infiltrazione del Consorzio di Bonifica Brenta: un sistema innovativo che permette di acquisire acqua per la ricarica della falda e delle risorgive e di ricavare biomassa legnosa per le energie rinnovabili
Pubblicato il 19 dic 2011
Visto 5.248 volte
Un grande serbatoio d'acqua per la ricarica della falda e un serbatoio di materia prima (biomassa legnosa) per gli utilizzi energetici da fonti rinnovabili.
E' la doppia identità delle Aree Forestali di Infiltrazione (AFI), chiamate anche “campi d'acqua”: un innovativo metodo di valorizzazione ambientale che il Consorzio di Bonifica Brenta sta attualmente sperimentando in collaborazione con la Provincia di Vicenza.
Una fase della "cippatura" delle piante a ciclo biennale dell'Area Forestale di Infiltrazione di Schiavon
L'infiltrazione dell'acqua e la ricarica della falda
Il Consorzio, in particolare, ha acquisito a tale scopo nel 2007 un'area di circa un ettaro in Comune di Schiavon, in prossimità di un già esistente impianto irriguo dell'ente consortile.
Su questo terreno sono state scavate delle trincee, affiancate da alberature, in cui viene immessa acqua nelle stagioni di abbondanza.
L'acqua introdotta nelle “scoline” (canali) all'interno dell'Area Forestale di Infiltrazione si infiltra così nel terreno, molto permeabile, e va quindi a ricaricare la falda e le risorgive.
Il sistema permette quindi di “catturare” e utilizzare, nei periodi in cui non si sono problemi di siccità (e cioè da settembre ad aprile) acque che altrimenti andrebbero inutilmente a riversarsi in mare.
Attraverso le AFI si sta quindi sperimentando un'inedita soluzione a beneficio delle risorse idriche del sottosuolo dell'alta pianura del Brenta: un territorio che è sede di un importante acquifero sotterraneo, che sta subendo tuttavia da alcuni anni un progressivo depauperamento.
Dalle misure già effettuate risultano valori molto interessanti di infiltrazione idrica, in termini di ricarica della falda: nella sola area dell'AFI di Schiavon è stata riscontrata l'infiltrazione di 1 milione di metri cubi d'acqua all'anno per ettaro.
Se il sistema sperimentato a Schiavon si potesse estendere su un'area di circa 100 ettari. si potrebbero infiltrare in falda volumi d'acqua di qualche decina di milioni di metri cubi, ovvero circa lo stesso valore dei previsti prelievi acquedottistici.
Piante “a ciclo breve” per la produzione di biomassa
Oltre a quelli idraulici e di ricarica sotterranea, l'innovativo sistema delle AFI presenta anche dei benefici ambientali.
A fianco delle trincee dell'Area Forestale di Infiltrazione di Schiavon è stata infatti effettuata la piantagione di specie arboree a ciclo breve, che consentono ogni due anni di ottenere una produzione di biomassa utile per un impiego energetico da fonte rinnovabile, con un interessante recupero dei costi.
Nel caso specifico, si tratta di diverse specie - salice bianco, ontano nero, platano, olmo campestre, pioppo e paulownia - allo scopo di sperimentare diverse tipologie di piante e valutare quali si prestano meglio a questo tipo di ambiente.
La messa a dimora degli alberi non è solo finalizzata alla produzione del legno per le energie rinnovabili: l'acqua che si infiltra verso gli strati profondi del suolo incontra infatti un efficace filtro costituito dagli apparati delle radici delle piante e dai microrganismi che vivono in simbiosi con essi. In questo modo l'acqua subisce non solo un processo di filtrazione fisica, ma anche di filtrazione biologica.
Un cantiere sperimentale di raccolta della legna
Nel frattempo, il primo “ciclo biennale” delle essenze arboree dell'AFI di Schiavon si è concluso: l'impianto era stato messo a dimora nell'autunno del 2009 e lo scorso 25 novembre - su iniziativa di Veneto Agricoltura, in collaborazione con la Provincia di Vicenza e il Consorzio di Bonifica Brenta - è stata compiuta la prima “ceduazione” delle piante, con l'attivazione di un cantiere sperimentale di raccolta della legna.
Durante la giornata sono state descritte le tecniche di progettazione, di funzionamento di gestione delle AFI e si sono viste all'opera alcune macchine operatrici attrezzate per l'abbattimento e la raccolta di SRF (piante a rotazione breve) biennali e per la raccolta e cippatura delle piante abbattute.
E' stato inoltre presentato, nell'occasione, il progetto “RiduCaReflui”: l'iniziativa di Veneto Agricoltura che intende approfondire le soluzioni attualmente disponibili per ridurre l'inquinamento delle acque di falda derivante dall'utilizzo dei reflui zootecnici sui terreni agricoli del bacino scolante della laguna di Venezia.
Nell'occasione, gli esperti di “RiduCaReflui” hanno illustrato i risultati della sperimentazione in merito all’uso delle AFI per lo smaltimento controllato del “digestato” da impianti di biogas.
L'attivazione del cantiere sperimentale di raccolta legna a Schiavon ha permesso di far conoscere un'attività - che è in corso da parte del Consorzio di Bonifica Brenta anche in altre quattro AFI - che sta dando ottimi risultati: per la ricarica della falda acquifera, per la qualità dell'acqua e per il recupero di biomasse legnose destinate alle energie rinnovabili.
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