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Lia Sartori chiede i danni a Grazia: il giudice respinge la richiesta
Respinto dal Tribunale di Bassano il procedimento civile intentato dall'europarlamentare contro il consigliere regionale per dichiarazioni stampa su appalti e nomine della Sanità. Il giudice: “Lecita manifestazione di dissenso politico”
Pubblicato il 28 feb 2011
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“Ritiene questo giudice che le frasi contenenti le opinioni espresse dal consigliere Grazia non violino il limite della continenza, non sconfinino nella contumelia ma rappresentino lecita manifestazione di dissenso politico rispetto ad alcune scelte riferibili ad avversari politici”.
E' un passo della motivazione della sentenza con la quale il Tribunale di Bassano del Grappa (giudice monocratico dott.ssa Margherita Brunello) ha respinto oggi la causa civile promossa dall'europarlamentare del PdL Amalia Sartori nei confronti del consigliere regionale dell'Udc Raffaele Grazia.
Il procedimento civile per risarcimento danni era stato intentato dalla Sartori nel 2008 - quando presidente della Regione era Giancarlo Galan - a seguito di alcune dichiarazioni di Grazia riportate su organi di stampa, nella fattispecie in un articolo (intitolato “Grazia: i nomi dettati dalla Sartori - In regione decide tutto lei, anche dove costruire gli ospedali”) pubblicato il 2 gennaio 2008 su “Il Mattino di Padova” e in un'intervista comparsa il 12 gennaio dello stesso anno sul settimanale “Vicenza Più” dal titolo “La denuncia di Grazia (Ppe): “Pesa il conflitto di interessi”.
Il consigliere regionale Raffaele Grazia e l'europarlamentare Amalia Sartori: nella “guerra” a colpi di carte bollate l'ha spuntata il primo
Secondo l'accusa di Lia Sartori, nell'intervista al “Mattino” Grazia avrebbe rilasciato dichiarazioni “false e offensive” in merito alle progettazioni di alcune strutture sanitarie del Veneto - come il polo chirurgico di Verona e l'ospedale di Mestre - affidate allo studio Altieri di Thiene, proprietà del defunto compagno dell'europarlamentare.
“Dove c'è un ospedale da costruire - dichiarava Grazia nell'intervista contestata - è stato messo un uomo fedele a Galan e alla Sartori, una persona che può essere controllata. Le scelte non vengono dettate dalla priorità, ma dalla sete di potere.”
Sempre secondo Grazia “l'eurodeputata deciderebbe, da sola, dove costruire gli ospedali e da quali studi professionali farli progettare.”
Nello stesso articolo - come riportato agli atti dalla parte accusante - il consigliere regionale, riferendosi ad alcune nomine della Sanità, dichiarava che queste “fanno pensare ad un interesse diretto della sig.ra Sartori nella questione delle nomine dei direttori generali”.
Affermando ancora che “a questo punto Galan farebbe bene a dimettersi e a candidare direttamente la Sartori. Sarebbe più corretto e trasparente nei confronti degli elettori” e aggiungendo che “Giancarlo Galan non gode di alcuna autonomia. I nomi sono stati imposti anche a lui.”
Affermazioni che, secondo Lia Sartori, contenevano “parole lesive della personalità morale” nei suoi confronti, per un fatto “commesso da uno degli esponenti politici più conosciuti della Regione (il Grazia) contro una europarlamentare estranea alla gestione della Sanità in Veneto e priva di collegamenti in fatto o di diritto con lo studio Altieri di Thiene.”
Dieci giorni dopo, intervistato da “Vicenza Più”, Grazia aveva rincarato la dose affermando, tra le altre cose: “Lo sa il mondo che esiste un conflitto di interessi tra la Sartori e lo Studio Altieri. La cosa grave è che nessuno interviene.”
Da qui la richiesta da parte della Sartori - rappresentata dagli avvocati Pierantonio Zanettin e Alessandro Moscatelli del foro di Vicenza - del risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, per “espressioni lesive dell'onore, della reputazione e dell'identità personale di una persona ricoprente plurimi incarichi politici”, quantificati in 100mila euro più gli interessi legali.
Nella sua condotta difensiva Raffaele Grazia, rappresentato dall'avv. Paolo Tagliapietra del foro di Bassano del Grappa, ha rilevato che gli argomenti trattati nei due articoli “erano già stati affrontati in precedenza da numerosi organi di stampa”.
Inoltre Grazia evidenziava “di aver riportato una sua personale opinione, peraltro diffusa nell'ambito politico” e di non aver mai accusato la Sartori “di azioni od omissioni di rilevanza penale.”
Il Tribunale ha rilevato che nell'articolo del “Mattino” “non è attribuibile a Grazia alcuna affermazione che colleghi lo Studio Altieri a Sartori Amalia”.
E' infatti l'autrice dell'articolo, e non Grazia, “che spiega a seguire che lo Studio Altieri di Thiene era di proprietà del defunto marito della Sartori e che dal sito internet emerge che questo studio ha progettato il nuovo polo chirurgico di Verona e l'ospedale di Mestre.”
Questa ed altre analoghe osservazioni - riferite anche all'intervista su “Vicenza Più” - fanno concludere al giudice che “si tratta, ad avviso di questo Tribunale, di esercizio di un diritto, quello di critica politica, svolto nel rispetto dei limiti individuati dalla Suprema Corte secondo consolidato orientamento”.
Le parole di Grazia, secondo il giudice, rientrano quindi nella giurisprudenza della Cassazione (sezione V, sentenza del 10.4.1981) secondo la quale “la critica politica si può esprimere anche con l'uso di toni oggettivamente aspri e polemici” specie quando abbia ad oggetto “argomenti di pregnante interesse pubblico, quale certamente è la gestione della Sanità nell'ambito di una Regione”.
Conclusione: “Non può dirsi sussistente un illecito civile per lesione del diritto all'identità personale - afferma la sentenza - in quanto non è emerso nessun travisamento, offuscamento o contestazione del patrimonio intellettuale o politico della attrice: si tratta, come detto, di manifestazione di dissenso politico”.
Il giudice ha quindi respinto la domanda di risarcimento danni di Amalia Sartori, condannando la stessa a rifondere a Grazia le spese di lite per oltre 9mila euro oltre Iva e rimborso spese generali.
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