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Gianpaolo Bizzotto: “Vi dico tutto sul Teatro Astra”
Intervista esclusiva all'ex sindaco di Bassano, che svela tutti i retroscena della mancata operazione di acquisto del teatro
Pubblicato il 23 nov 2010
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“Ero pronto a donare il teatro alla città, ma la mia offerta è stata rifiutata dalla giunta precedente”. La frase di Renzo Rosso, pronunciata alla conferenza stampa di presentazione del progetto Chipperfield nell'ala nuova del Museo di Bassano e ribadita pochi minuti dopo in Sala Chilesotti davanti al folto pubblico intervenuto nell'occasione, ha squarciato il cielo della discussione sul presente e sul futuro del teatro Astra, che dopo duecento anni di storia non sa ancora quale sarà il suo destino.
Un “clamoroso retroscena” - come lo definiamo nel cliccatissimo articolo che riporta la dichiarazione del patron della Diesel (notizie.bassanonet.it/attualita/7396.html) - che necessita tuttavia di una più accurata ricostruzione dei fatti avvenuti.
Fatti e circostanze di cui ci parla l'ex sindaco Gianpaolo Bizzotto, in un'intervista esclusiva a Bassanonet.
L'ex sindaco di Bassano Gianpaolo Bizzotto: "Tutta la verità sulla vicenda dell'Astra"
Gianpaolo Bizzotto, come nasce la vicenda del mancato acquisto dell'Astra?
“Eravamo nel 2003 e Renzo Rosso mi diceva che sentiva il dovere di fare qualcosa di significativo e importate per Bassano, che portasse il suo nome, oppure quello della sua azienda o della sua fondazione “Only The Brave”, per donarlo alla città.
Avevo accolto pienamente il senso del suo mecenatismo, avevo sentito che l'allora proprietà del Teatro Astra aveva intenzione di vendere il teatro e gli ho detto: “se vuoi c'è l'idea di acquistare il Teatro Astra, ristrutturarlo e donarlo alla città”. “Sindaco, bell'idea” mi ha risposto Rosso. Ne ho quindi parlato con i miei, e in particolare con i tecnici del Comune, per capire cosa ne poteva uscire perché sapevo già che le attuali normative per la costruzione o la ristrutturazione di un teatro sono molto rigide. E abbiamo rilevato che per i requisiti imposti dalla legge come ampliare e ristrutturare i camerini, ricavare una postazione a norma per orchestra divisa dal palcoscenico e non sottostante al palco, eccetera, rimaneva lo spazio per un teatro di 400-420 posti al massimo.”
Quindi un teatro più piccolo in termini di capienza...
“Noi il Cinema teatro Astra l'abbiamo usato fino a qualche tempo fa per 800-850 posti tra il parterre e la galleria, per la stagione teatrale, per Operaestate, anche per la lirica e per le manifestazioni pubbliche. Gli spettacoli di Operaestate, che venivano allestiti all'Astra in caso di maltempo, avevano anche mille spettatori. Per la rassegna teatrale lo standard era di 800 posti e per la lirica sotto gli 800 posti non è più conveniente. Per le grosse compagnie un pubblico inferiore non è più economico, perché fanno più repliche e hanno più costi e accanto ai contributi statali o di sponsor che ricevono conta molto anche la vendita dei biglietti. Per tenere alta la qualità e un buon servizio, ci voleva un teatro sugli 800 posti, al massimo 750. Con 400 posti l'Astra diventava un teatrino, e non un teatro vero e proprio.”
Per questo puntavate a un teatro più grande?
“Come Comune avevamo appena acquistato l'area del vecchio ospedale. L'idea, a quei tempi, era di fare un teatro nuovo a Bassano proprio nell'area del vecchio ospedale. Ho detto a Renzo Rosso che questi erano i dati di fatto e mi sarebbe dispiaciuto che un suo grosso impegno finanziario non avesse il ritorno che meriterebbe, con un teatro donato alla città e usato molto poco. Gli ho quindi chiesto di trasferire la sua disponibilità in qualche altro elemento della città. Qui è nato, dopo qualche tempo, l'interesse di Rosso per la ristrutturazione del Ponte Nuovo, al quale successivamente si è aggiunto Luigi Bonotto con l'ex Macello e ne è scaturito il progetto Chipperfield, che non nasce oggi. Io lo avevo già visto con l'assessore Bottecchia, ma erano gli ultimi mesi del nostro mandato, all'epoca la questione in primo piano era quella delle Torri e abbiamo rimandato il progetto Chipperfield a chi sarebbe venuto dopo di noi.”
Quindi Rosso, nonostante il mancato acquisto del teatro, non si è tirato indietro...
“Purtroppo di mecenati così ce n'è uno solo. Ne avessimo 5 o 6 come lui, si rivoluzionerebbe la città. Molti imprenditori ci hanno dato una mano per altre iniziative, come la mostra su Canova, ma erano interventi fini a se stessi. Su opere pubbliche significative per la città Rosso è stato il primo e ultimo imprenditore che si è proposto. Ma la vicenda non è finita qui”
E cioè?
“Nel frattempo, nel 2004, il teatro ha cambiato proprietà ed è stato acquistato dalla società Zetafilm srl. In precedenza noi, come Comune, non avevamo esercitato il diritto di prelazione e vi spiego il perché. Erano i primi di gennaio 2004 e avevamo appena chiuso il bilancio vecchio. Ci è pervenuta una comunicazione della sovrintendenza che ci chiedeva se volevamo usare il diritto di prelazione per acquistare l'Astra per la cifra di 2 milioni e 400mila euro, indicata nell'allegato atto notarile. Ma c'erano due problemi. Il primo è che eravamo senza il bilancio dell'anno nuovo, ancora da approvare. Il secondo è che la comunicazione, per motivi legati alla burocrazia, ci è arrivata a otto giorni dalla scadenza della prelazione. Avevamo 8 giorni per decidere, senza bilancio. Dove li trovavo 2 milioni e 400mila euro in una settimana?”
E la nuova proprietà?
“La Zetafilm mi ha incontrato e mi ha detto che per l'Astra “c'erano alcune idee”. Erano idee diverse dall'uso dell'Astra come teatro, ma una successiva verifica della sovrintendenza ha stabilito che quelle idee non erano compatibili con l'utilizzo dell'immobile, sul quale pende un vincolo storico. Quindi la Zetafilm si è fatta avanti e ha proposto al Comune di acquistarlo. Noi non potevamo comprarlo, ma la proposta di Renzo Rosso stava ancora in piedi, anche se restava il problema della capienza limitata del teatro. Abbiamo quindi cercato una nuova soluzione.”
Che tipo di soluzione?
“Abbiamo cercato di acquistare, come Comune, uno dei fabbricati privati affiancati al teatro, in cui collocare i nuovi camerini e gli altri spazi di servizio. Così facendo, nel teatro vero e proprio, che Rosso poteva ancora acquistare e donare alla città, rimaneva lo spazio sufficiente per il palcoscenico, per l'orchestra e per 800 posti a sedere.
Gli immobili a disposizione erano due. Il primo era l'edificio immediatamente a sinistra dell'entrata del teatro, un annesso di Villa Chiminelli adibito a fabbrica di corone per rosari. Come metri quadrati sarebbe stata un'ottima soluzione. Ma la proprietaria era mancata da poco e gli eredi hanno subordinato l'eventuale vendita alla conclusione dell'atto di successione. Ho provato per tanto tempo a sentire se erano disposti a cedere quel comparto, ma la cosa è andata per le lunghe.
Il secondo immobile, già ristrutturato, era invece situato all'interno con uno sbocco in Via Barbieri. Il proprietario era disponibile a cederlo al Comune, chiavi in mano. Ma l'edificio era enorme, e con costi troppo importanti.”
Perché non se ne è fatto più nulla?
“La situazione si è arenata per una serie di fattori. L'acquisto del teatro, da una parte, e di un fabbricato annesso, dall'altra, è diventato impossibile per i soldi, per il bilancio e per i tempi. Oltre ai tempi di successione per uno dei fabbricati, e ai troppi soldi per l'altro, si è aggiunto un terzo elemento decisivo: all'attuale proprietà del Teatro Astra i 2 milioni e 400mila euro non bastavano più. Noi non potevamo non partire che dalla valutazione dell'atto notarile della prelazione, magari rivalutata negli anni, ma non di più. E invece la proprietà voleva molto, molto di più. L'idea non era più percorribile.”
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