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La storia siamo noi. Si fa presto a dirlo: ma quando il corso degli eventi riguarda da vicino il nostro territorio, l'oblio dei libri di storia è sempre in agguato.
E' il caso dell'“insorgenza veneta” del 1809, che esattamente duecento anni fa vide le genti venete ribellarsi al governo dispotico di Napoleone, con insurrezioni di popolo - poi sedate nel sangue dalla “soldataglia” francese - che interessarono anche l'Altopiano di Asiago, l'Alto Vicentino, il Bassanese e l'area Pedemontana.
Una pagina cruenta, e del tutto sconosciuta del nostro passato che ritorna alla luce grazie alle ricerche di Ettore Beggiato: politico di lungo corso, già consigliere regionale, esperto di cultura e identità della Serenissima nonché - come lui stesso si definisce - “modesto appassionato di storia veneta”.
Ettore Beggiato, autore del volume "1809: l'insorgenza veneta"
Sull'argomento Beggiato ha pubblicato un libro - “1809: l'insorgenza veneta. La lotta contro Napoleone nella Terra di San Marco” - che è stato al centro di un pubblico incontro in Sala Tolio a Bassano organizzato dall'associazione culturale sitoveneto.org.
“Beggiato - ha detto, presentando il volume, l'assessore comunale alla cultura Giorgio Pegoraro - cerca la verità al di là delle menzogne che hanno interessato le vicende accadute anche qui nel Pedemonte. Chi conosce la rivolta di Asiago del 9 luglio 1809, poi domata dai francesi con 70 asiaghesi uccisi? Anche a Mussolente, a Bassano e a Marostica ci fu una ribellione contro il tirannico dominio francese che si basava sulla pressione fiscale, con la famigerata “tassa sul macinato”, che riduceva il popolo in un'obbrobriosa schiavitù.” “Nella Campagna di Russia - ha sottolineato Pegoraro - furono arruolati nell'esercito napoleonico 27mila giovani veneti. Di questi, ne ritornarono a casa soltanto mille. Dopo un millennio di libertà con la Repubblica di San Marco, il Veneto divenne una colonia di Napoleone. E fino ad oggi gli insorti del 1809 sono stati descritti, dai libri di storia, solo come dei semplici briganti.”
“Quella veneta - ha spiegato Beggiato - fu un'insorgenza inter-classista. Vi parteciparono i contadini, i borghesi e i sacerdoti. La ribellione fu causata da vari motivi, primo fra tutti la coscrizione obbligatoria. Sotto la Serenissima la “naja” non esisteva. Con Napoleone le migliori braccia per l'agricoltura venivano reclutate in quattro anni di ferma obbligatoria. C'era poi la miseria, provocata dalla tasse imposte sul popolo: sul macinato, sul sale, persino sulle finestre delle abitazioni. E poi la Chiesa: osteggiata e rapinata delle opere d'arte dai francesi. Molti preti furono a fianco degli insorti, pagando anche con la vita.”
L'insurrezione veneta del 1809 finì con un nulla di fatto - dice Beggiato - “per la repressione spaventosa dei francesi e per la mancanza di un leader. Anche oggi, dopo duecento anni, nel Veneto manca la capacità di fare rete e massa critica.”
“E' stata un'occasione importante - ha commentato la coordinatrice di sitoveneto.org Silvana Dal Cero - per conoscere pezzi di storia non riconosciuti dalla storiografia ufficiale.”
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