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Mar Glaciale
Doccia gelata per i proprietari privati dell’area Piano Mar: il Tar del Veneto accoglie il ricorso del Comune di Bassano, li riconosce “inadempienti” e li condanna ad attenersi alla convenzione urbanistica generale approvata nel 2017
Pubblicato il 06 mag 2024
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Mar Glaciale. Artico o Antartico? Fate voi.
Perché per i proprietari privati dell’area del Piano Mar, il comparto urbanistico alias PPE n. 4 Parolini che si estende tra largo Parolini e via Ca’ Baroncello, è arrivata una autentica doccia gelata.
È il nuovo sviluppo dell’eterna e combattuta vicenda urbanistica che si tramanda da un’amministrazione comunale all’altra e che oggi scrive un capitolo clamoroso.
Area P.P.E. n. 4 Parolini alias Piano Mar, scorcio (archivio Bassanonet)
È quanto si evince dalla sentenza emessa lo scorso 25 gennaio e pubblicata lo scorso 24 aprile dall’organismo giudiziario che con Mar fa pure rima e cioè il Tar, Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, Sezione Seconda, con l’intervento dei magistrati Grazia Flaim (presidente), Marco Rinaldi e Andrea Rizzo.
Come ogni sentenza giudiziaria che si rispetti, il dispositivo e cioè il testo che la motiva è un bel malloppone per stomaci forti.
Sarà pertanto mio compito provare a sintetizzarne il contenuto, cercando di spiegare i passaggi fondamentali.
Partirò dal fondo, vale a dire dalla decisione presa dalla magistratura amministrativa, per poi risalire la corrente a guisa di salmone (scusate ma tra salmoni e branzini questo periodo è veramente molto ittico) ricostruendo il contenzioso risolto.
E allora: il Tar del Veneto ha accolto il ricorso presentato nel 2020 dal Comune di Bassano del Grappa contro i proprietari privati dell’area Numeria Sgr S.p.A., Iniziativa Parolini S.r.l., Floria Piva, Fausto Tondi (non costituiti in giudizio) e Namira Sgr P.A., società di gestione del fondo comune di investimento “Geminus”, subentrata a Numeria Sgr S.p.A. e rappresentata nella vertenza giudiziaria dai propri legali.
Il ricorso richiedeva l’accertamento dell’inadempimento dei privati, su cui mi soffermerò più avanti, all’accordo stipulato col Comune nel 2013, preliminare alla sottoscrizione della convenzione urbanistica generale per dare attuazione al Piano Particolareggiato Parolini di edificazione e riqualificazione dell’area.
Ebbene: non solo il Tar ha accertato “l’inadempimento delle parti resistenti all’obbligo di sottoscrivere la convenzione urbanistica” ma ha addirittura disposto che “con la presente sentenza si producano gli effetti della convenzione urbanistica generale approvata dalla Giunta Comunale con delibera n. 177 del 27.06.2017”.
Traduco in altre parole: la sentenza impone ai privati di attenersi alla convenzione approvata nel 2017 dall’amministrazione Poletto (all’epoca me ne occupai puntualmente con un articolo) e mai firmata dalla controparte, che prevedeva tra le altre cose la costruzione della nuova strada parallela alla ferrovia e un’edificazione dell’area da destinare per il 30% a scopo commerciale/direzionale e per il 70% a residenziale.
Passiamo adesso al salto del salmone, il pesce che risale i fiumi ma arriva dal Mar.
Le origini del contenzioso risalgono al 2012, nel periodo post-Torri di Portoghesi quando la giunta comunale di Bassano valuta la nuova proposta di accordo per la trasformazione urbanistica del P.P.E. n.4 Parolini di rilevante interesse pubblico.
2013: stipula dell’accordo Pubblico/Privato e conseguente approvazione da parte del consiglio comunale della relativa variante al Piano degli Interventi.
2014: approvazione in giunta comunale del Piano Particolareggiato Esecutivo “Parolini”, quello che prevede tra le altre cose la ormai mitologica “strada del Piano Mar” parallela alla ferrovia, da realizzare a carico dei privati.
E passiamo adesso, con un balzo prodigioso, all’era dell’amministrazione Poletto.
Nel 2016 i privati presentano la bozza di convenzione urbanistica che viene poi approvata dalla giunta comunale con la già citata delibera 177 del 27.06.2017.
Ma qui, egregi lettori, parte una nuova storia.
Infatti i privati, come scrive il Tar, “nonostante le plurime diffide del Comune, non hanno sottoscritto la convenzione urbanistica generale prescritta dall’accordo del 21.1.2013 e necessaria per dare esecuzione al Piano né prodotto la correlata polizza fideiussoria”.
Ai proprietari privati dell’area, insomma, i termini dell’accordo non vanno più bene.
Si capirà poi il perché.
Anno 2018: Numeria annuncia di essere disponibile alla sottoscrizione della convenzione soltanto a fronte della possibilità di realizzare “due medie strutture di vendita di 2.500 mq all’interno del comparto” che non erano previste nel piano urbanistico oggetto dell’accordo. Possibilità che viene negata dall’amministrazione comunale.
Per Numeria è la condicio sine qua non per stipulare la convenzione, prospettando l’illegittimità del diniego espresso dal Comune e paventando una richiesta risarcitoria per danni.
Si passa infine al 2020, l’anno di presentazione del ricorso al Tar da parte dell’amministrazione Pavan che ha ereditato il contenzioso dall’amministrazione precedente, ferma restando la necessità del Comune di Bassano del Grappa di tutelarsi dalle richieste dei privati, “persistendo l’inadempimento” dei medesimi.
Vi risparmio la parte del “diritto” del dispositivo della sentenza che si richiama alla giurisprudenza in materia.
E ribadisco la conclusione: il ricorso del Comune “è fondato e merita accoglimento”.
Pertanto i privati proprietari dell’area detta Piano Mar sono riconosciuti “inadempienti” all’obbligo di sottoscrivere la convenzione urbanistica e vengono condannati a “produrre polizze fideiussorie” per oltre 4 milioni di euro complessivi nonché ad attenersi agli effetti della convenzione urbanistica generale approvata nel 2017.
Questo, egregi lettori, è quanto.
P.Q.M. (“Per Questi Motivi”, come si scrive nelle sentenze) mi avvio alla conclusione.
Al netto dell’impugnazione della sentenza del Tar che i privati presumibilmente presenteranno al Consiglio di Stato, la decisione dei giudici amministrativi riscrive la storia senza fine della PianoMar-novela.
Saprete bene, se siete nostri assidui lettori, che la vicenda nell’ultimo anno ha subìto ulteriori sviluppi, con la rinuncia da parte di Numeria all’edificazione nell’area delle due medie strutture di vendita da 2500 mq e la proposta di riduzione degli spazi residenziali e commerciali rispetto alle cubature finora ipotizzate, a favore di “nuovi servizi a valenza sociale e socio-sanitaria”.
Non aggiungo altro al riguardo perché abbiamo già scritto a suo tempo brentane di inchiostro sulle varie voci correlate all’ennesima rivisitazione del piano urbanistico, compresa la possibile costruzione in loco di una casa di riposo a gestione privata.
Questi ultimi sviluppi della questione sono rimasti tuttavia sospesi fino ad oggi in una sorta di limbo indefinito.
Ora però arriva l’intervento in tackle scivolato del Tar del Veneto che impone ai proponenti privati di procedere con l’iter per la realizzazione della strada del Piano Mar alle condizioni stabilite nel 2017 dall’amministrazione Poletto, azzerando tutta la narrazione della spinosissima questione dal 2018 in poi.
E questa sarà la situazione che si troverà sulla scrivania il prossimo sindaco di Bassano, chiunque esso sia.
Termino qui il mio percorso all’indietro del salmone per questo impegnativo articolo, perché il mal di Mar sta diventando insopportabile.
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