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Ernest Hemingway ®
Il “marchio” Hemingway si diffonde a Bassano. La Montegrappa lancia una collezione di strumenti da scrittura dedicata al Premio Nobel per la Letteratura. E il Museo Hemingway e della Grande Guerra presenta un bilancio più che positivo
Pubblicato il 11 mar 2016
Visto 6.173 volte
Ernest Hemingway come un marchio di fabbrica? Giammai fosse, per carità.
La cultura, anche se essa stessa è generatrice di business, va sempre trattata con quella certa sacralità che distingue le produzioni intellettuali dal puro concetto di “merce”. Ciò non toglie, tuttavia, che dai fenomeni in ambito artistico o letterario possano emergere operazioni che muovono l'economia.
E non parliamo di vendite di libri o di diritti d'autore, ma di progetti di iniziativa privata che dall'utilizzo - lecito - di un brand come quello di Hemingway possono trarre benefici di immagine e di cassa.
Il giovane Ernest Hemingway (fonte immagine: poetryfoundation.org)
Accade a Bassano del Grappa, dove il nome del Premio Nobel per la Letteratura si lega a due realtà imprenditoriali, peraltro anche vicine di casa: Montegrappa, azienda italiana leader nella produzione di “strumenti da scrittura”, detenuta dalla famiglia Aquila, e Fondazione Luca, dell'omonima famiglia, proprietaria di Villa Ca' Erizzo Luca, sede del Museo Hemingway e della Grande Guerra.
L'antefatto è noto: il futuro autore di “Addio alle armi”, agli albori di una vita avventurosa che - come Garibaldi o Napoleone - lo avrebbe portato praticamente ovunque, da poco più che 18enne trascorse un breve ma intenso periodo a Bassano durante l'ultima fase della Prima Guerra Mondiale.
Il suo quartier generale fu proprio Villa Ca' Erizzo, residenza della Sezione Uno delle ambulanze della Croce Rossa Americana, tra i cui volontari autisti, assieme ad altri “Poeti di Harvard”, c'era anche quel giovane di buone speranze che arrivava da Oak Park, Chicago.
Una presenza illustre in riva al Brenta che per decenni era stata dimenticata, e in quanto tale per nulla valorizzata. Finché il compianto professor Giovanni Cecchin, scavando negli archivi di Chicago, non scoprì l'inedito racconto MS 843 del 1919, intitolato “La scomparsa di Pickles McCarty”, in cui un ancora imberbe ma già ispirato Hemingway narra la storia di un pugile innamorato dell'Italia che alla vigilia del campionato del mondo di boxe fugge dagli Stati Uniti per combattere con gli Arditi, pure di stanza a Ca' Erizzo, sui fronti del Grappa e dell'Asolone.
La rivelazione dello scritto inedito e le altre ricerche di Cecchin diedero il via alla riscoperta e alla crescente epopea dell'Hemingway “bassanese”, al quale oggi - per la serie: non è mai troppo tardi - sono intitolati in città un Museo e un tratto di Lungobrenta.
Ma non sono solo i luoghi, a Bassano, a dare testimonianza del riferimento storico-letterario. Perché il nome del romanziere americano sarà collegato anche a quello che, per uno scrittore, è il ferro del mestiere per antonomasia: la penna.
E' in fase di lancio, infatti, la nuova collezione di strumenti da scrittura che Montegrappa dedica ad Ernest Hemingway.
A tale scopo, giovedì 17 marzo alle ore 18, nella sala Chilesotti del Museo Civico, si terrà l'incontro, aperto al pubblico, “Hemingway racconta Hemingway”: appuntamento promosso dall'azienda di via Ca' Erizzo, in collaborazione con il Museo Hemingway e della Grande Guerra, in occasione della presentazione della nuova penna intitolata a cotanto autore.
Ospite d'onore dell'evento sarà John Hemingway, un uomo - come abbiamo già avuto modo di scrivere - dal cognome molto impegnativo, che sa tuttavia portare con estrema disinvoltura. Si tratta infatti del nipote dell'illustre nonno. Autore del libro di memorie di famiglia “Strange Tribe”, mister John ritorna a Bassano dopo la visita già resa nell'ottobre del 2014 per l'inaugurazione ufficiale del Museo Hemingway e della Grande Guerra a Villa Ca' Erizzo.
Nell'incontro in sala Chilesotti, a ingresso libero, Hemingway junior presenterà ai bassanesi un ritratto familiare del celere avo, che morì quando lui aveva appena un anno ma di cui conosce molte cose grazie ai racconti e alle testimonianze dirette di suo padre Gregory e di suo zio Patrick.
Un omaggio a nonno Ernest che, proprio in Italia e specificatamente nella nostra regione, raccolse memorie di coraggio e di eroismo durante la Grande Guerra, trasformandole in pagine indimenticabili proprio in “Addio alle armi”, scritto nel 1929, con chiari riferimenti all'esperienza di guerra nel Veneto anche nel romanzo del 1950 “Di là dal fiume e tra gli alberi”.
Ad interloquire con John Hemingway ci sarà Giandomenico Cortese, giornalista e direttore scientifico del Museo Hemingway e della Grande Guerra.
Mentre Pino Costalunga, con l'accompagnamento musicale di Mauro Baldassarre, leggerà alcuni brani ambientati in questi territori.
L'incontro pubblico sarà preceduto, nella serata di martedì 15 marzo, da una serata di gala ad invito al Castello Superiore di Marostica.
E sicuramente, nelle due occasioni, John Hemingway non mancherà di rimarcare nuovamente l'importanza di Bassano nella formazione e nella crescita artistica del futuro grande scrittore.
“Questo territorio - aveva dichiarato un anno e mezzo fa - ha plasmato Ernest Hemingway. Probabilmente tutto è cominciato qui.”
E così, grazie allo spirito di iniziativa della famiglia Aquila, Bassano del Grappa avrà in Ernest Hemingway un amico di penna.
Nel frattempo, il Museo Hemingway e della Grande Guerra a Villa Ca' Erizzo Luca - vicino di casa, per l'appunto, della Montegrappa da cui dista soltanto una manciata di metri - ha dato i numeri. E sono numeri più che lusinghieri.
Ben 10.361 visitatori hanno difatti varcato la soglia del museo, nei fine settimana, dal giorno dell'apertura a fine dicembre 2015.
Di questi, il 38% non è residente a Bassano, a testimoniare il valore ed il ruolo anche turistico offerto dall'esposizione privata dedicata allo scrittore e al contesto storico che lo ha richiamato in città. Il pubblico straniero rappresenta per ora il 7% dei visitatori totali e proviene prevalentemente da Inghilterra, Stati Uniti, Germania, Francia e Giappone.
Le proposte didattiche vantano invece un bilancio di 1904 partecipanti, gruppi di appassionati e studenti, in prevalenza delle scuola secondaria, che hanno deciso di visitare il museo con l'ausilio di guide specializzate anche in lingua inglese. Apprezzamenti sono stati espressi anche per l'audioguida realizzata per iPod e iPhone che aiuta e accompagna il visitatore nelle varie sezioni del percorso museale con video, approfondimenti e immagini.
Nel corso del primo anno di vita, la Fondazione ha promosso al Museo e in Villa 31 eventi e incontri culturali. La rassegna cinematografica - con la proiezione di 7 film, capolavori sulla Grande Guerra - le letture hemingwayane, anche con percorsi in lingua inglese, e ancora rappresentazioni teatrali, presentazioni di libri e rassegne temporanee hanno coinvolto in tutto 4.343 partecipanti.
L'attività culturale del 2015 è stata inoltre completata da due importanti pubblicazioni: il primo numero del semestrale di saggi critici in inglese e in italiano “The Hemingway journal” e il primo volume di una collana ispirata alle attività della Fondazione di Ca’ Erizzo Luca, dal titolo “Hemingway e la Grande Guerra”, curato da Giandomenico Cortese, con la collaborazione degli storici Giovanni Luigi Fontana e Paolo Pozzato. Il tutto supportato da un'ampia rassegna stampa e dal passaparola sulla rete. Sin dalla sua apertura il museo può contare su un profilo Facebook - con oltre 5.149 “mi piace” e una media di 80 utenti al giorno - e su una pagina Youtube. Il sito ufficiale museohemingway.it, nel 2015, ha registrato 16.636 visitatori unici complessivi per un totale di 75.005 pagine visualizzate.
Morale della favola: tra strumenti da scrittura e strumenti da museo, Ernest Hemingway sta restituendo in forma postuma a Bassano quello che Bassano - nel “plasmare” la gestazione del suo spirito di scrittore - gli ha dato.
Non sarà certamente un marchio di fabbrica, ma per la nostra città - anche se in molti non se ne rendono ancora conto - è già un piccolo marchio d'area.
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