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Redazione
Bassanonet.it
Belli Ciao
Oggi a Bassano la cerimonia di commemorazione del 25 aprile. Sorprendente discorso di conciliazione del sindaco di centrodestra Elena Pavan, che cita Piero Calamandrei e sdogana le parole “nazifascista” e “regime fascista”
Pubblicato il 25-04-2024
Visto 12.382 volte
Oh, guardali! Sono tutti qua. Belli Ciao.
Per la cerimonia del 25 aprile, Festa della Liberazione, a Bassano è presente una folta rappresentanza di autorità, di associazioni e di cittadini, come è giusto che sia.
Tra questi, e mi sarei sorpreso del contrario, ci sono anche tutti e cinque i candidati sindaci della nostra città.
Foto Alessandro Tich
C’è innanzitutto il sindaco Elena Pavan, con fascia tricolore d’ordinanza, e ci mancherebbe.
Poi c’è Nicola Finco, in rappresentanza della Regione, collocatosi in prima fila, quella delle quattro massime autorità presenti, alla deposizione della corona d’alloro alla lapide dedicata ai Martiri della Libertà in viale dei Martiri.
Il quale - come mi dicono i frequentatori più assidui della commemorazione del 25 aprile - è la prima volta che partecipa alla cerimonia.
Come mai? Spiegatemelo voi, perché io sono un ragazzo ingenuo.
Completano le file degli aspiranti primi cittadini che sono qui per l’occasione, in ordine alfabetico di cognome, Roberto Campagnolo, Roberto Marin e Gianni Zen.
La celebrazione era iniziata alle 8.45 con il ritrovo presso il municipio e gli onori al Gonfalone di Bassano del Grappa, decorato di Medaglia d’Oro al Valore Militare.
È quindi seguita la Santa Messa nella chiesa di San Francesco, celebrata dall’arciprete abate Don Andrea Guglielmi.
Dopodiché, come da prassi consolidata, il corteo ha stazionato in piazza Garibaldi per la deposizione di una corona d’alloro all’Ara dei Caduti, per poi proseguire al secondo momento commemorativo in viale dei Martiri.
È qui che arriva il vostro umile cronista, giusto in tempo per immortalare l’attimo solenne.
Quindi, da viale dei Martiri ci si sposta tutti in corteo in direzione del municipio, dove è in programma la parte conclusiva della cerimonia, e la banda intona le note di “Bella Ciao”.
Ed è perlomeno curioso vedere tutti gli esponenti di centrodestra presenti - compreso il sindaco Pavan, oggi sostenuto da Fratelli d’Italia e il vicesindaco Zonta, col cappello Alpino, che a Fratelli d’Italia è iscritto - procedere al ritmo del più famoso inno partigiano.
Una visione che entra di diritto nel “best of” della solita e a me prediletta categoria “Ho visto cose…”.
Per chi vi scrive, le giornate festive sul calendario rappresentano delle rare occasioni per staccare un po’ la spina e da qualche anno non seguo più giornalisticamente celebrazioni del genere.
Ma oggi faccio un’eccezione: con l’aria che tira in Italia in questo momento, è meglio essere presenti e, per il proprio territorio di competenza, presidiare la situazione.
E attendo al varco, in questo senso, il sindaco Elena Pavan.
A lei spetta infatti il compito di tenere la commemorazione ufficiale del 25 aprile, in municipio, in una Sala del Consiglio gremita.
E la sindaca di centrodestra, oggi sostenuta dal partito di destra, tira fuori un sorprendente (per me) discorso di conciliazione, che va ben oltre il “politicamente corretto” imposto da circostanze celebrative come questa.
Rende onore ai caduti per la Libertà, cita Piero Calamandrei. E sdogana, soprattutto, le parole “nazifascista” e “regime fascista”. Certamente, non una cosa scontata.
L’intervento di Elena Pavan parte dal ricordo di Lino Camonico, ventenne studente bassanese, martire della Resistenza, arrestato sul Grappa e fucilato il 25 settembre del 1944 ad Arten di Fonzaso “dove aveva cercato di fuggire, convinto di non trovare i nazifascisti”. Legge alcune righe del suo diario, raccolto dal professor Francesco Tessarolo in un Quaderno della Resistenza Vicentina, e riporta le riflessioni di Tessarolo sulla “decisione particolarmente difficile per dei ragazzi di diciott’anni o poco più” di quell’epoca, “educati e cresciuti durante il regime fascista e frastornati dall’incessante propaganda fascista”, che in quel momento avevano dovuto scegliere “da che parte stare”.
“Oggi diamo per scontate molte cose, dalle più semplici, come quella di essere qui oggi, alle più complesse, come quella di essere qui oggi”, afferma la prima cittadina.
“É complesso - aggiunge - uscire di casa una mattina scegliendo di partecipare alla cerimonia del 25 aprile, testimoniando con la propria presenza di essere donne e uomini che vivono il proprio tempo con lo stesso spirito, lo stesso amore, gli stessi valori di chi in nome di quei valori perse la propria vita.”
“Che persone vogliamo essere? Vogliamo essere semplicemente di passaggio o ispirarci a valori più elevati per poter condividere i nostri ideali in nome del bene comune, uscendo dai personalismi schiaccianti, e spesso determinanti? Non possiamo permetterci di dare per scontate la libertà e la pace; lo stesso domani dipende da noi, da ognuno di noi - sottolinea il sindaco -. É importante essere qui, ritrovarci per ricordare, per celebrare, ma soprattutto per testimoniare che quanto accadde allora è parte del nostro essere cittadini oggi, del nostro essere donne e uomini chiamati a vivere il proprio tempo consapevoli della propria storia.”
Elena Pavan punta poi l’attenzione su Bassano: “Quante volte, attraversando piazza Garibaldi, alziamo lo sguardo e ci fermiamo a rileggere la motivazione della Medaglia d’oro al Valore Militare di cui ci fregiamo?”
“Non è solo il simbolo di un passato lontano, è una onorificenza che dobbiamo guadagnarci ogni giorno - sono ancora le sue parole -. La nostra nobile città scelse il sacrificio, scelse di ribellarsi al dominio nazifascista prima che in nome di una ideologia, di uno schieramento o di un partito, in nome di una scelta dettata dal desiderio di libertà.”
“É proprio lì, nella scelta tra le opposte prospettive future, tra la sottomissione e la resistenza, tra la barbarie e la civiltà, che la nostra città è rinata - prosegue -. La violenza del 26 settembre a Bassano ha lasciato ferite profonde, cicatrici ancora evidenti. Ma le ferite vanno curate, le cicatrici tenute a monito, le divisioni superate. E dipende solo da noi. All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia scelse la Repubblica e l’Assemblea Costituente scrisse una Costituzione Italiana straordinaria.”
Come parte terminale del discorso del sindaco, la citazione di Piero Calamandrei, uno dei nostri padri costituenti:
“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì e nata la nostra Costituzione.”
Conclude Elena Pavan:
“Pensateci un momento: non vi sembra che stia parlando della nostra città?”.
Applausi fragorosi e convinti da parte della platea.
La celebrazione non finisce ancora perché segue il momento di consegna delle borse di studio indette dal Comune di Bassano per gli studenti delle scuole superiori a cui è stato chiesto di realizzare degli elaborati a tema su “Bassano Medaglia d’Oro al Valor Militare” e sulla Grande Guerra.
Non c’è una classifica di vincitori perché al concorso - e questa cosa ci deve comunque far riflettere - hanno risposto solamente in tre: Sofia Colao, di Pieve del Grappa, studentessa del Liceo Brocchi; Adriano Cappellari, di Enego, studente dell’IIS Scotton e Joel Tosin, di Tezze sul Brenta, studente del Liceo Brocchi.
A tutti e tre viene assegnato un attestato di partecipazione e un contributo di 500 euro. Adriano Cappellari, l’unico dei tre ragazzi presente alla cerimonia, interviene al microfono:
“Ringrazio per aver dato la possibilità a noi studenti di approfondire la storia di Bassano. È importante portare avanti questi concorsi perché danno la possibilità per noi studenti di approfondire tematiche importanti.”
La commemorazione è finita: andate in pace.
Terminata la cerimonia in municipio, dopo una bicchierata collettiva da Ottone gentilmente offerta dall’amministrazione comunale, approfitto della bella mattinata per farmi un giro festivo nel sempre stupendo centro storico di Bassano, animato dalle bancarelle del mercato del giovedì e ancora baciato dal sole.
E mi sento libero, positivo e leggero.
Libero di muovermi senza qualche squadrista che segue le mie tracce, libero di incontrare le persone senza temere che siano delatori di regime, libero di essere me stesso senza avere la tessera di quel partito fascista che a Fiume ha reso impossibile la vita di mio nonno Ignazio Milcenich, perché lui quella tessera non ce l’aveva e non l’ha mai voluta avere.
E soprattutto, non lavorando io alla RAI, ancora libero di dire e di scrivere quello che voglio.
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