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Eppur si muove. A forza di occuparci delle schermaglie politiche riguardanti la Commissione Consiliare Temporanea per il monitoraggio dei lavori sul Ponte degli Alpini, il rischio è quello di dimenticarci che i lavori nel frattempo vanno avanti.
Si tratta ancora delle operazioni preliminari ai prossimi interventi dell'atteso restauro, ma il camion e l'escavatore stanno regolarmente svolgendo le loro funzioni.
Sono i due mezzi della ditta subappaltatrice Brenta Lavori, autorizzata ad operare in alveo, impegnati in questi giorni sotto la supervisione della Vardanega a costruire la nuova strada-barriera di tura in mezzo al fiume tra la base operativa di isola Pusterla e l'area di cantiere in asciutta delle prime due stilate da ripristinare.
Foto Alessandro Tich
La nuova barriera in costruzione è sovrapposta alla strada di tura preesistente, ricavata poco più su del livello dell'acqua, ed è sopraelevata e quindi più alta ma anche più larga rispetto alla medesima. Lo prevede il progetto esecutivo: la tura innalzata del cantiere in sinistra Brenta in corso di realizzazione (si veda l'immagine pubblicata in calce al presente articolo) raggiunge l'altitudine di 105,70 metri sopra il livello del mare, rispetto ai 101,31 metri s.l.m. del letto fluviale.
Ed è ciò che si sta costruendo: il camion trasporta in retromarcia e scarica dei grossi blocchi di pietra misti a ghiaia e terra, l'escavatore li ricompatta e quindi spiana il piano stradale. Metro dopo metro, la nuova “diga” prende forma: dovrebbe essere conclusa, salvo imprevisti o fattori meteorologici, entro una settimana-dieci giorni. Dopodiché sarà letteralmente aperta la strada per iniziare l'opera di ripristino e consolidamento della prima metà del manufatto.
Il ruolo svolto dalla tura (come da significato del verbo “turare”) è quella di una struttura di sbarramento provvisoria, necessaria ad “ingabbiare” una porzione del fiume a ridosso del Ponte e a prosciugare le zone interessate dai lavori.
Ma proprio le ture di progetto erano inserite tra i cinque punti contestati dall'impresa appaltatrice Nico Vardanega Costruzioni Srl nel suo famoso “Resoconto di analisi della valutazione della documentazione progettuale”, ovvero la controrelazione tecnica sul progetto esecutivo redatta dai propri consulenti Se.I.Co Srl e Glo.Vi Studio Associato e protocollata in Comune il 20 aprile dell'anno scorso.
All'epoca la Vardanega aveva messo in guardia l'Amministrazione e gli uffici comunali su alcune possibili situazioni da brivido: secondo il documento tecnico della ditta appaltatrice, vi sarebbe stato nientemeno che il “rischio di crollo” del monumento anche in caso di piena non eccezionale, “a seguito dell'erosione e trasporto a valle del materiale con cui si prevede di realizzare le ture, che alzerebbe il fondo alveo ad una quota incompatibile con la resistenza strutturale del Ponte”. Sempre secondo la relazione dell'impresa “l’intero sbarramento è di fatto potenzialmente asportabile anche con piene inferiori a quella di progetto”.
Inoltre, tra le altre cose, “vista la elevata permeabilità del materiale previsto da progetto per la realizzazione delle ture, il prosciugamento dell’area di lavoro è di fatto impossibile da attuarsi”. E in caso di momentanea interruzione del sistema di pompaggio che garantisce il deflusso dell'acqua dalla zona “ingabbiata”, il tempo di riempimento dell'area “potrebbe essere di pochi minuti...con rischi evidenti per la sicurezza degli operai impegnati nonché per le lavorazioni in atto che potrebbero essere gravemente compromesse”.
Insomma: un vero e proprio allarme rosso, riferito alla funzionalità di una tura che “a causa della sua elevata permeabilità, è praticamente incompatibile con qualsivoglia sistema di pompaggio da cantiere e rappresenta un rischio non trascurabile per la sicurezza delle maestranze”.
Da allora non è passato neanche un anno, ma sembra ormai una questione coniugata al passato remoto. La barriera della tura si sta regolarmente realizzando ed innalzando, appunto come da progetto: ma con alcuni aggiustamenti in corso d'opera che, come sempre, sono stati apportati in base alla pratica di cantiere.
“La tura - spiega il titolare dell'impresa appaltatrice Giannantonio Vardanega - è attualmente realizzata con massi ciclopici non più di forma rotonda, come era previsto prima, ma a forma di parallelepipedo. Grazie alle punte, stanno più fermi nell'alveo. Si tratta di un “di più” aggiunto sull'esperienza della prima tura realizzata a giugno, nella scorsa finestra estiva. Assieme ai massi la tura è formata da materiale più limoso, assieme a ghiaia, che la rende impermeabile. Con un amalgama secco l'area di cantiere non riusciva invece a proteggersi.”
E mentre la barriera per asciugare l'area di lavoro sta procedendo verso la sua ultimazione, è il momento di pensare a quello che avverrà subito dopo.
“Appena la tura sarà completata - prosegue l'imprenditore edile - interveniamo sulle stilate. Prima lo smontaggio, poi l'inserimento della trave di piano inox e quindi l'innalzamento dell'armatura per la messa a livello del Ponte, con la scelta del puntellamento della struttura dal basso. Dopo aver visto con la prima asciutta la reale disposizione dei piloni inseriti nel restauro degli anni '60, ci siamo resi conto che non sono disposti simmetricamente e sono fuori asse. Pertanto la trave inox che andrà ad appoggiarsi sopra questi piloni dovrà essere ricalibrata ed adeguata.”
Il titolare della ditta di costruzioni di Possagno legge ovviamente i giornali e anche Bassanonet ed è pienamente a conoscenza dei contrasti politici sorti in queste ore in seno all'Amministrazione comunale sulla Commissione di monitoraggio dell'andamento del cantiere. Ma fa chiaramente intendere che la cosa non lo riguarda.
“Adesso c'è bisogno di lavorare, il momento è delicato - conclude Giannantonio Vardanega -. Speriamo solo che il tempo, e non il tempo in giorni ma il tempo come meteo, ci assista. Questo è importante.”
Dai che finalmente forse è la volta buona. Caro Ponte di Bassano: abbi tura di te.
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