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Oggi facciamo le divisioni
A proposito delle reazioni al post del Comune di Bassano che annuncia congiuntamente le iniziative per la Giornata della Memoria e per il Giorno del Ricordo
Pubblicato il 27 gen 2021
Visto 3.267 volte
Oggi facciamo le divisioni. Non è un compito per casa della maestra di aritmetica, ma una mera constatazione dello stato delle cose. Le divisioni di cui all'oggetto riguardano le reazioni ad un post pubblicato oggi sulla pagina Facebook della Città (ovvero del Comune) di Bassano del Grappa. Il post in questione annuncia due eventi in streaming, promossi dall'amministrazione comunale e rivolti a circa 2700 studenti delle medie e delle superiori bassanesi. Il primo evento, in programma giovedì 4 febbraio, è collegato all'odierna ricorrenza della Giornata della Memoria, dedicata alle vittime dell'Olocausto.
Sarà trasmesso il racconto teatrale con videoproiezioni “Dal campo di calcio ad Auschwitz”, di e con Davide Giandrini, che ripercorre la storia di Árpád Weisz, calciatore e allenatore di calcio ungherese di religione ebraica, campione d'Italia come allenatore con l'Ambrosiana-Inter (1929-30) e per due volte con il Bologna (1935-36 e 1936-37), arrestato e deportato nel 1942 e morto nel campo di sterminio di Auschwitz nel 1944.
Il secondo evento, programmato per mercoledì 10 febbraio, è un'altra rappresentazione di e con Davide Giandrini ispirata invece al Giorno del Ricordo, istituito per commemorare le vittime delle foibe e l'Esodo istriano, giuliano e dalmata. Si tratta di “Il sentiero del padre, viaggio tra i segreti delle foibe carsiche”, spettacolo teatrale liberamente tratto dal romanzo “Quando ci batteva forte il cuore” di Stefano Zecchi che racconta la vera storia di Francesco, un bambino nato a Pola, sotto l'Italia, nel 1936 che dopo l'occupazione degli slavi fugge nei boschi assieme al padre quando ha appena 10 anni di età.
Le locandine dei due eventi in programma, rispettivamente, per la Giornata della Memoria e per il Giorno del Ricordo (dalla pagina Facebook della Città di Bassano del Grappa)
Fin qui la notizia, nuda e cruda. Quello che colpisce, per l'appunto, sono le reazioni alla pubblicazione del post che prendono pesantemente di mira l'accostamento tra le due date. Solitamente, come ben sapete se siete miei fedeli lettori, nei miei articoli io non prendo spunto da quello che appare nel mare infinito e perennemente agitato dei social. Ma le regole sono anche fatte per trovare le eccezioni, soprattutto laddove - come in questo caso - quello che emerge dai commenti su Facebook è un chiaro sintomo di questioni giornalisticamente rilevanti. E quello che emerge in questo caso è il significato altamente divisivo, perché filtrato dalle ideologie, che ancora oggi viene attribuito al dramma storico dell'esodo dei fiumani, istriani e dalmati e di chi tra loro ha terminato la propria esistenza nel buio di una foiba carsica. Di due o tre commentatori al post dell'amministrazione comunale faccio nomi e cognomi, trattandosi di personaggi pubblici per i loro ruoli o incarichi presenti o passati.
L'ex consigliere comunale del Partito Democratico (con l'amministrazione Poletto) Alessandro Faccio ha commentato: “Ennesimo utilizzo improprio e fazioso della comunicazione istituzionale”. Il segretario cittadino del PD Luigi Tasca ha invece scritto: “Avevate già provato a mescolare le due cose con Liliana Segre ed Egea Hafner (si scrive Haffner, Tasca, con due “f” - NdR). Non è bastata quella figuraccia?”.
Più equilibrata, ma non meno critica, l'ex assessore del PD (con l'amministrazione Poletto) Cristina Busnelli: “Credo che fare memoria in modo corretto ed onesto farebbe bene a tutti”. Tra gli altri commenti, c'è chi si è chiesto “che senso ha accorpare le due date?”, chi ha schernito “voglio proprio vedere cosa scriverete il 10 febbraio...”, chi ha dato dei “ridicoli” ai componenti dell'amministrazione Pavan e chi li ha ammoniti con le seguenti parole: “rappresentate tutta la città su questa pagina, non una parte politica”.
“Eccellente il riferimento alla “Pola italiana”, senza menzionare in alcun modo come erano state “italianizzate” a forza intere zone”, ha commentato un altro utente.
E c'è chi invece è andato subito al sodo, dando direttamente dei “fasci” (anzi: “branco de fasci”) agli estensori del post.
Potrei continuare, ma mi fermo qui. Ce n'è quanto basta per spegnere i motori ed aggiungere qualche riflessione.
Vi confesso che per quest'anno mi ero ripromesso di non occuparmi di queste cose.
Da qualche anno a questa parte, con l'avvicinarsi o in concomitanza del Giorno del Ricordo del 10 febbraio, nel dover trattare questi argomenti sono costretto a ricordare ai miei lettori che io sono figlio e discendente di quelle genti che hanno dovuto abbandonare le terre adriatiche, dove vivevano da generazioni. Le mie radici - anche se strappate - sono là.
Non mi andava di affrontare per l'ennesima volta i postumi di questa ferita mai rimarginata dalla storia e perdipiù un giornalista, in linea di principio, non dovrebbe essere mai coinvolto nelle cose di cui scrive. Ma il tono dei commenti che ho letto sulla pagina Facebook del Comune mi ha spinto a disattendere i miei intendimenti.
In questa sede non entro nel merito delle questioni storiografiche a cui ho già dedicato altri articoli. E basta leggere ciò che ho scritto sul maldestro tentativo dell'amministrazione Pavan di conferire la cittadinanza onoraria all'esule istriana Egea Haffner, parallelamente alla medesima onorificenza proposta alla senatrice Liliana Segre, per capire cosa ne penso al riguardo e quanto l'ignoranza dei fatti storici possa produrre queste imbarazzanti gaffe istituzionali. Certamente è anti-storico accostare la Shoah all'Esodo e alle foibe: sono due tragedie distinte, come ha detto la stessa Egea Haffner.
Ma una cosa è tenere giustamente i due drammi della storia su due piani separati, un'altra invece è il non volerli riconoscere entrambi. Ciò che risalta dalle reazioni al post comunale è quello che in Italia continua a risaltare da più di settant'anni a questa parte: ancora una volta salta agli occhi la triste constatazione di come il fatto di ricordare la commemorazione dell'Esodo delle genti adriatiche e della strage degli infoibati venga bollato - in questo caso con la scusa dell'improprio accostamento tra le due ricorrenze - come un atto “fazioso” messo in atto da “una parte politica”.
Un pregiudizio storico di cui la sinistra italiana non ha mai voluto liberarsi e che riemerge puntuale, come un fiume carsico, ad ogni Giorno del Ricordo o giorni precedenti, macchiando questa mesta pagina del nostro passato di connotati ideologici in cui noi genti giuliane non ci riconosciamo e che per questo non accettiamo. Con questa mia replica giornalistica e insieme personale non smuoverò i pregiudizi e non cambierò le idee di nessuno, ma starsene zitti sarebbe stata una colpa imperdonabile.
In conclusione, chiedo quindi all'amministrazione Pavan di pensarci bene l'anno prossimo: faccia in modo di separare le comunicazioni relative alle manifestazioni in programma per le due distinte ricorrenze, peraltro così vicine nel calendario. Eviterà in questo modo di dover dare con giorni di anticipo il compito di divisioni, già fissato per il 10 febbraio.
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