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Elvio RotondoElvio Rotondo
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Geopolitica

Cuba, l’isola sotto pressione

Washington mantiene una politica di sanzioni contro Cuba sin dagli anni Sessanta

Pubblicato il 22-01-2026
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Nella capitale cubana, L’Avana, grandi bandiere sventolavano nel vento mentre risuonava l'inno nazionale, in una giornata in cui molti isolani si sono riuniti per manifestare contro gli Stati Uniti, considerati un nemico esterno dal governo e da molti cubani sin dalla rivoluzione del 1959. Il 16 gennaio scorso, decine di migliaia di persone si sono radunate, davanti all'ambasciata degli Stati Uniti all’Avana per protestare contro la morte di 32 ufficiali cubani, uccisi il 3 gennaio durante l'operazione statunitense che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro.
I manifestanti hanno anche chiesto il rilascio di Maduro, stretto alleato di Cuba, che ora deve affrontare un processo per traffico di droga presso un tribunale di New York.
La caduta di Nicolas Maduro rischia di privare L'Avana del suo principale alleato, il Venezuela, che nel 2025 rappresentava il 10% del commercio cubano. Nonostante il sostegno di Messico e Cina, l'isola potrebbe vedere aggravarsi drasticamente la sua crisi economica e sociale. Cuba garantiva a Maduro un certo livello di sicurezza sin dalla sua ascesa al potere. Numerosi cittadini cubani ricoprirebbero inoltre ruoli di rilievo nei servizi segreti e nell’esercito venezuelani.

L'Avana, Cuba, venerdì 16 gennaio 2026 - La bandiera cubana viene sventolata durante la manifestazione organizzata dal governo per protestare contro l'uccisione di ufficiali cubani in Venezuela, (AP Photo/Ramon Espinosa)

Il 10 gennaio, Trump aveva pubblicato un post sui social media, tutto in maiuscolo, minacciando: “NON CI SARANNO PIÙ PETROLIO O SOLDI PER CUBA - ZERO!”, aggiungendo: “Suggerisco vivamente di raggiungere un accordo, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI”. Donald Trump aveva esortato Cuba a “raggiungere un accordo” o ad affrontare le conseguenze, avvertendo che il flusso di petrolio e denaro proveniente dal Venezuela si sarebbe interrotto. Si pensa che il Venezuela, alleato di lunga data di Cuba, invii circa 35.000 barili di petrolio al giorno.
Durante la manifestazione nella capitale cubana, il presidente Miguel Díaz-Canel si è rivolto alla folla affermando che: "l'attuale amministrazione statunitense ha aperto le porte a un'era di barbarie, saccheggio e neofascismo". "Nessuno qui si arrende", ha aggiunto Díaz-Canel durante la manifestazione. "L'attuale imperatore della Casa Bianca e il suo famigerato Segretario di Stato non hanno smesso di minacciarmi".
“Cuba non farà alcuna concessione politica, e questo non sarà mai oggetto di negoziati volti a raggiungere un accordo tra Cuba e gli Stati Uniti”, ha dichiarato Díaz-Canel. “È importante che lo capiscano. Saremo sempre disponibili al dialogo e al miglioramento delle relazioni tra i nostri due Paesi, ma solo su base paritaria e nel rispetto reciproco”.

Dopo il discorso la manifestazione si è trasformata in una parata che i cubani chiamano “marcia combattente”, una tradizione che risale ai tempi del defunto leader Fidel Castro. La folla era guidata da un corteo di persone che reggevano le foto dei 32 ufficiali uccisi.
“Abbasso l'imperialismo!”, gridavano i manifestanti. “Cuba vincerà!”.

Le manifestazioni contro gli USA a non sono rare Cuba. Secondo il giornale people dispatch già il 20 dicembre 2024, prima dell’assunzione formale di Donald Trump come 47° presidente degli Stati Uniti, centinaia di migliaia di cubani avevano partecipato a una manifestazione di massa contro il blocco imposto dagli Stati Uniti e contro l’inclusione di Cuba nella lista dei Paesi sponsor del terrorismo.
Anche in quell’occasione il presidente cubano aveva pronunciato un discorso in cui condannava l'inazione di Joe Biden nel ribaltare le politiche del suo predecessore. “Biden non ha fatto nulla per allontanarsi dalla linea di blocco rafforzato e asfissia economica di Cuba lasciata in eredità dall'amministrazione repubblicana, che tornerà nello Studio Ovale a gennaio" aveva dichiarato.
Tuttavia, l’isola caraibica non è stata immune nemmeno da manifestazioni del popolo contro il governo cubano, avvenute negli ultimi anni. Una di queste, probabilmente la più significativa, si è svolta il 12 luglio 2021, quando migliaia di cubani hanno rischiato il carcere partecipando alle più grandi proteste degli ultimi decenni contro il governo comunista. Le manifestazioni erano motivate dal crollo dell’economia, dalla carenza di cibo e medicinali, dall’aumento dei prezzi e dalla gestione della pandemia.
In risposta ai disordini, il presidente Miguel Díaz-Canel si era rivolto alla nazione, in un discorso televisivo, accusando gli Stati Uniti di essere responsabili delle proteste. Aveva definito le severe sanzioni imposte a Cuba, in vigore in varie forme dal 1962, una “politica di soffocamento economico”.

Washington ha mantenuto una politica di sanzioni contro Cuba sin dagli anni Sessanta con l’obiettivo di esercitare pressioni sul governo dell'isola affinché migliorasse la situazione dei diritti umani, ponesse fine al sistema comunista monopartitico e consentisse la democrazia. Le sanzioni sono state ulteriormente inasprite durante la presidenza Trump, soffocando l'economia dell'isola.
Al momento, tuttavia, sembra esserci una certa riluttanza a un intervento militare diretto come avvenuto in Venezuela. Alla domanda dei giornalisti su un possibile attacco a Cuba, Trump ha risposto: “Sembra che stia andando a rotoli. Non credo che sia necessario intervenire”.

Un eventuale scenario di “Stato fallito” a Cuba potrebbe costituire una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti: un’ipotetica grave instabilità sull’isola avrebbe un impatto diretto sugli USA, scatenando un massiccio afflusso di migrazione incontrollata verso le coste americane. Le gravi crisi che hanno colpito Cuba hanno storicamente provocato diverse ondate di migrazione di massa verso gli Stati Uniti, causate da una combinazione di repressione politica e grave carenza economica.

Cuba, si trova a soli 145 chilometri dalle coste della Florida, ma nella parte meridionale dell’isola è presente la base statunitense di Guantanamo, che funge da hub operativo e logistico per diverse missioni tra cui la sicurezza marittima, l'assistenza umanitaria e le operazioni congiunte. È l'unico punto di confine terrestre diretto tra Cuba e USA.

La base fu concessa in affitto agli Stati Uniti nel 1903 tramite un trattato, e sebbene Cuba la consideri territorio illegalmente occupato, gli USA continuano a mantenerne il controllo e amministrarla separatamente. Il territorio della base si estende per 117 Km² - poco più della metà dell'isola d'Elba.
La baia, ed è una delle più grandi e protette al mondo, è larga sette chilometri e lunga ventitré, è collegata al mare aperto da uno stretto passaggio. Magnifico porto naturale, capace di ospitare numerose navi, attirò sin da subito l'attenzione del governo degli Stati Uniti, che nel 1903, strinse un accordo con il governo cubano, per l’affitto di parte della baia.

    Il 22 gennaio

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