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Per quel che VALE

Caso Fernando Rigon-Amici dei Musei: arriva una comunicazione di precisazioni del presidente dell’Associazione Marcello Zannoni. Ma la questione è sempre quella e non se ne esce

Pubblicato il 05-11-2023
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Caso Rigon-Amici dei Musei: la frittata ormai è fatta.
Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, eccetera eccetera.
Ma dopo il mio articolo di ieri “Fernando Furioso”, che ha spiegato il perché dell’annullamento della conferenza con l’Associazione Amici dei Musei e dei Monumenti di Bassano del Grappa del dottor Fernando Rigon, già direttore del nostro Museo Civico, mi è arrivata una comunicazione di precisazioni da parte del presidente dell’Associazione stessa, l’erudito family banker Marcello Zannoni.

Il presidente dell’Associazione Amici dei Musei e dei Monumenti Marcello Zannoni (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)

Titolo della comunicazione: “VALE”. Che vorrà mai dire? Prendete il dizionario di Latino Campanini-Carboni che poi ve lo spiego.
Premessa necessaria: io e Zannoni ci diamo del tu e con questa formula (ma con la T maiuscola) lui si rivolge a me. Secondo i canoni giornalistici, dovrei cambiare nel testo il “tu” con il “lei”, ma oggi è domenica e sono troppo pigro.
La questione è sempre quella e non se ne esce.
Nel suo intervento a Bassano, il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi ha ripercorso in tono scherzoso le vicissitudini della direttrice dei Musei Civici bassanesi Barbara Guidi quando lei era a Ferrara, dove Sgarbi per sua ammissione le ha reso “la vita impossibile”, portandola alla decisione di fare il concorso per trasferirsi altrove e nella fattispecie a Bassano.
Ma da come l’ha raccontata Sgarbi, è stata una decisione che la dottoressa Guidi ha preso in autonomia, in quanto - Vittorio dixit - “voi dovete a me, per il mio temperamento poco affettuoso, il fatto che lei si sia trovata così male a Ferrara”.
Da qui la sua dichiarazione: “La Guidi è qui a Bassano per merito mio.”
Tutt’altra cosa rispetto all’interpretazione che è stata data da Zannoni nella circolare trasmessa ai soci, che fa percepire la grave supposizione che il concorso per la nomina del nuovo direttore dei Musei Civici di Bassano sia stato in qualche modo “pilotato” dallo stesso Sgarbi.
Ancora una precisazione, questa volta da parte mia.
Di seguito pubblico le ulteriori dichiarazioni del presidente dell’Associazione, che conferma il suo punto di vista - perché tale è - sulla questione.
Ma questa è l’ultima volta in cui mi occupo di questa vicenda, a meno di non costringermi a scrivere un editoriale definitivo a colpi di sciabola.

“Caro Alessandro - esordisce Marcello Zannoni -, che Sgarbi abbia detto alla Guidi le “ho suggerito di cogliere l'occasione” (di andare a Bassano a fare il concorso) l'ho tratto dal virgolettato dell'articolo “L'aneddoto” de Il Giornale di Vicenza del 27 ottobre. Così anche per la frase “contrarietà rispetto ad alcuni allestimenti che riguardavano il sistema museale ferrarese”. Ho messo tra virgolette solo quanto riportato nel citato articolo, non altro.”
“Che Sgarbi sappia essere molto persuasivo, che persegua senza timidezza ciò di cui è convinto e che abbia fatto tutto quanto in suo potere perché lei venisse a Bassano e ci restasse per qualche anno - prosegue -, l'ho scritto perché lui l'ha detto a suo tempo a diverse persone, una delle quali me l'ha riferito.”
“Le parole “la Guidi è qui a Bassano per merito mio” le avete citate sia Tu che Il Giornale di Vicenza e da qui la mia affermazione che Sgarbi “si è assunto la paternità dell'esito del concorso”: mi risulta che non si sia limitato a crearne le premesse ma si sia assicurato che andassero a buon fine (avendo così allontanato da Ferrara per un po' di anni sia la Guidi che un'altra persona finita a Bologna).”
Continua la nota: “Vien da dire: hanno voluto invitare Sgarbi, spostando al 26 ottobre la data dell'inaugurazione precedentemente prevista e comunicata per il 20, per averlo presente - “al fine di celebrare assieme questo importante avvenimento alla presenza dei rappresentanti del Ministero della Cultura” -, sanno che quando c'è Sgarbi può sempre succedere qualcosa di eclatante e infatti è successo.”
Afferma Zannoni: “Vien da chiedersi: perché mai Sgarbi ha tirato fuori fatti di più di tre anni fa? Io in tre anni che lo sapevo non l'ho mai scritto; essendo però io stato l'unico dell'Associazione ad essere presente alla conferenza stampa, ho ritenuto fosse mio dovere riferirne ai soci con tutte le informazioni in mio possesso.”

Infine le precisazioni di Marcello Zannoni sulla lettera trasmessagli da Fernando Rigon.
“Fernando Rigon - riferisce il presidente - non ha chiesto che “le motivazioni della sua decisione...venissero comunicate ai soci dell'associazione”, come riportato nel Tuo articolo, anzi mi ha scritto che “dal momento in cui questa lettera sarà inviata, essa diverrà esclusivamente tua”, che è tutt'altro.”
“Ha scritto anche che “trovandomi a dover scegliere tra l'Associazione di cui sono socio onorario e la categoria dei Colleghi, opto per la seconda cui appartengo”: non esattamente “ho scelto le istituzioni” ma forse piuttosto intendeva tra le righe che vale sempre il detto che can no magna can. Si è trovato a dover scegliere, il dovere costringe, ergo “ci ha comunicato di esser purtroppo costretto ad annullare la conferenza”, così ho comunicato ai soci.”
Conclude Zannoni; “Alla sua lettera di undici righe ho risposto così: “ALIUD ALIIS OPTIMUM VIDETUR. VALE MZ”.
La qual cosa, secondo il noto dizionario Latino-Italiano Campanini-Carboni-Tich-Latin.it, vuol dire più o meno quanto segue:
“UNA COSA SEMBRA OTTIMA AD UNO, UN'ALTRA COSA AD UN ALTRO.”
Copyright by Cicerone.
E dove VALE, con il quale lo stesso Zannoni si congeda da me, altro non è che il saluto latino di commiato, seconda persona singolare dell’imperativo di valere che significa “sta’ bene”.
Questo è il quanto. Non ho altro da aggiungere.
Verba volant, scripta manent: ciò che dovevo scrivere io l’ho scritto ed è quello che mi vien da dire in questo attacco indotto di latinite acuta, che mi riporta ai miei antichi studi del Liceo.
Io questa vicenda la considero conclusa, per quel che VALE.

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