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Redazione
Bassanonet.it
La Tempesta di Giorgione
Stefano Marcon si è dimesso da sindaco di Castelfranco Veneto e da presidente della Provincia di Treviso. Esce di scena uno dei principali sostenitori del progetto del Tribunale della Pedemontana a Bassano
Pubblicato il 25-06-2023
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Dire che quello che è accaduto è stato un fulmine a ciel sereno, con il cielo soleggiato di oggi, è inevitabile.
Anche se i soliti bene informati riferiscono che si tratta in realtà di una decisione maturata nel tempo.
Stefano Marcon, esponente di spicco della Lega trevigiana, si è dimesso dall’incarico di sindaco di Castelfranco Veneto. Di conseguenza ha rinunciato anche alla fascia azzurra di presidente della Provincia di Treviso.
L’ormai ex sindaco di Castelfranco Veneto ed ex presidente della Provincia di Treviso Stefano Marcon all’inaugurazione della rotatoria Tavernetta ad Asolo (foto Alessandro Tich)
È una notizia che deve essere necessariamente diffusa anche da Bassanonet, portale giornalistico che focalizza la propria attenzione - anche se non esclusivamente - sul territorio bassanese. Per tre motivi.
Il primo motivo è che la città di Bassano del Grappa non è un atollo in mezzo all’oceano ma è parte organica di un sistema di “area vasta” che comporta una rete di vasi comunicanti istituzionali e sovracomunali fra territori contermini di Province diverse, Castellana compresa.
Secondariamente, lo strappo di Marcon è il sintomo di malesseri interni alla Lega che vanno ben oltre i confini geografici del comprensorio castellano e che vanno attentamente considerati dal punto di vista dello scenario politico regionale.
Il terzo motivo, ma per noi il più importante, è che con le dimissioni del sindaco di Castelfranco esce di scena uno dei principali e più convinti sostenitori del progetto dell’istituzione del Tribunale della Pedemontana Veneta a Bassano del Grappa.
Marcon ha comunicato formalmente la sua decisione alle ore 18.04 di ieri con una lettera consegnata a mano al segretario generale del Comune di Castelfranco Veneto Ivano Cescon. L’esatta ora e minuto della comunicazione sono indicate per iscritto in calce alla lettera dallo stesso segretario generale accanto al timbro di protocollo.
Poche le parole della formula di rito di rinuncia all’incarico, come da prassi in queste situazioni: “Il sottoscritto Stefano Marcon, nato a Castelfranco Veneto il 14/5/1968, rassegna le proprie dimissioni dalla carica di Sindaco del Comune di Castelfranco Veneto, a decorrere dalla data odierna.”
Assai più numerose, invece, le parole con le quali il sindaco dimissionario ha motivato la sua scelta di mettersi da parte in un lungo post pubblicato su Facebook, nel quale punta il dito su quelle che lui stesso bolla come “questioni di bassa lega”.
Nel suo messaggio social Stefano Marcon premette di avere aspettato il termine del congresso regionale della Lega “per non influenzare un momento già difficile per scrivere quello che leggerete”.
Il suo è innanzitutto un atto di fede nei confronti dei valori della Lega delle origini: “Sono nato politicamente in Lega nel ’99, tempi in cui vedevi a Pontida gente con le corna e qualcuno reclamava ancora il muro sul Po. E un po’ mi sentivo a disagio, ma il sogno di vedere un Veneto autonomo, il sogno di vedere un Nord più valorizzato appassionava molti giovani.”
Dopo aver ripercorso la sua carriera amministrativa, da consigliere comunale di opposizione a vicesindaco e quindi a sindaco - dal 2015 al 2020 e, riconfermato al secondo mandato, dal 2020 fino a ieri - e a presidente della Provincia, nonché i principali risultati conseguiti alla guida dell’amministrazione comunale, l’ormai ex primo cittadino entra in calzaturificio e si toglie i sassi dalla scarpa.
A cominciare da quella che definisce “qualche rognetta”, significativa di un certo andazzo nel palazzo comunale.
“Assessori che lavorano un paio d’ore alla settimana, senza scrupolo rispetto all’indennità che prendono - scrive -. Consiglieri che creano il gruppo misto e condizionano l’attività amministrativa rimanendo Leghisti. Consiglieri entrati per surroga che vanno nel gruppo misto, i quali mi avevano pregato di entrare in lista, che adesso si sentono gli strateghi politici della città, e qui non posso lamentarmi più di tanto in quanto quando mi avevano avvisato della poca coerenza dimostrata fino ad allora, avevo garantito io!( sic…che errore ho fatto).”
Traduco per i non castellani.
L’attacco al “gruppo misto” è riferito al caso dell’assessore ai Lavori pubblici Roberto Filippetto che nell’ottobre dello scorso anno ha rassegnato le dimissioni dall’incarico, costretto al passo indietro da alcuni consiglieri della Lega che altrimenti avrebbero fatto cadere la giunta comunale. Vale a dire i consiglieri Stefano Pasqualotto, Giovanni Cattapan e Viviana Gatto, contestualmente confluiti in un gruppo misto autonomo uscendo dalla maggioranza.
“In Lega ne ho visti espulsi/sospesi per molto meno - si sfoga il sindaco dimissionario -. Sport diffuso dileggiare membri di giunta tanto da farli dimettere.”
Significativa anche la strigliata sugli “assessori che lavorano un paio d’ore alla settimana”, cartina di tornasole di una maretta interna alla giunta comunale sempre di matrice leghista.
Poi Marcon va oltre l’orizzonte della città del Giorgione e alza il tiro sulla Lega in generale.
“Molti leghisti oggi dicono che la Lega strizza l’occhio alle comunità lgbt per questioni meramente di consenso - prosegue il post -. Lega che, sarà pure per obbligo di legge, crea centri per il cambio di sesso. Ponte sullo stretto di Messina. Insomma, stesso disagio, forse un po’ di più, di quando vedevo i leghisti con le corna! Un incubo. E ancora niente autonomia! E sempre meno Nord! Un clima interno di sfiducia totale nei confronti di persone con le quali ho condiviso molto del mio percorso. Altro incubo!! Castelfranco Veneto non merita di essere vincolata da certi figuri che tengono sotto scacco l’amministrazione per questioni meramente personali! E neanche la Provincia di Treviso!”.
Traduco ancora per i non addetti ai lavori.
Quello della “Lega che strizza l’occhio alle comunità lgbt” è un lamento nei confronti del governatore Luca Zaia. La Regione Veneto ha dato infatti il via libera alla realizzazione del nuovo Centro pubblico per la disforia di genere (cambio di sesso) presso l’Azienda Ospedaliera di Padova. Rispondendo alle polemiche generate dalla notizia, lo scorso aprile il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera padovana Giuseppe Dal Ben aveva chiarito che “le prestazioni erogate dal Centro sono obbligatorie per legge, inserite nei Lea, livelli essenziali di assistenza”.
Ponte sullo stretto di Messina: questa è invece una stilettata diretta a Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e segretario della Lega per Salvini Premier, assoluto fautore del decreto da convertire in legge per la realizzazione della gigantesca opera pubblica, che lo scorso 6 giugno a Messina ha ribadito di “credere fortemente in questa infrastruttura” che “porterà lavoro e ricchezza”.
Per il resto, si tratta di uno sfogo sulle difficoltà all’interno della sua maggioranza da una parte e, dall’altra, sulle tensioni a livello provinciale con i vertici della Lega.
Per questo il post esordisce con le seguenti parole: “A qualcuno hanno ucciso un sogno, a me l’hanno trasformato in un incubo.”
“Ho dato il massimo per portare a casa risultati che in città si attendevano da decenni e la provincia vede 100 mil di euro intercettati per le scuole - è l’ultimo scatto di orgoglio da amministratore pubblico -. Grazie alla competenza e dedizione di molti collaboratori tecnici MOLTO professionali ai quali va la mia piena gratitudine, che talvolta hanno dovuto anche patire per le questioni di bassa lega di cui facevo cenno prima!”.
È il preludio, nel messaggio social, all’annuncio delle dimissioni.
“Allora con tutto il peso della responsabilità che sento è meglio svegliarsi dall’incubo e tornare nel mondo reale - conclude Marcon -. Almeno non avrò sulla coscienza l’essere stato complice di questo meccanismo per opportunità. Perché sento dire anche questo!!!
Ringrazio tutti coloro che sono stati leali con me. Ringrazio anche coloro che non lo sono stati, ma solo per dovere.”
“Avanti sempre. E adesso spengo il telefono.” Sono le ultime parole dell’ultimo post da sindaco di Stefano Marcon. Fine delle trasmissioni.
Come definire quanto sta succedendo in queste ore a Castelfranco Veneto?
In un modo soltanto: la Tempesta di Giorgione.
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