Laura VicenziLaura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it

Attualità

Un premio giornalistico intitolato a Folengo ad Alessandro Tich

Il riconoscimento conferito a Campese domenica 25 gennaio. Il nostro a tu per tu con Otello Fabris

Pubblicato il 31-01-2026
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In occasione dell’assegnazione del premio giornalistico “Teofilo Folengo” ad Alessandro Tich, conferito domenica 25 gennaio da parte degli Amici di Merlin Cocai, intervistiamo Otello Fabris, presidente uscente dell’Associazione Internazionale per gli Studi Folenghiani.
Il premio, alla sua prima edizione, è stato assegnato come riconoscimento al nostro storico ex Direttore per la sua assidua attività di divulgazione, prima sulle tv locali, poi per tanti anni su Bassanonet, delle iniziative di matrice folenghiana.
Nel parliamo direttamente con Otello Fabris.

Alessandro Tich e Otello Fabris


Otello Fabris, come è nata l’idea di questo premio?
L’idea del premio nasce in un momento molto preciso, cioè dopo il passaggio della presidenza dell’Associazione Internazionale per gli Studi Folenghiani.
Al termine del mio mandato, dopo 34 anni di appassionata attività, la guida dell’associazione è passata a José Miguel Domínguez Leal, professore accademico, filologo latino e greco di Cadice, grande studioso di Folengo, che ha dedicato a questo autore anche i suoi lavori di laurea e di ricerca. Si tratta di una figura di riferimento internazionale, che però – per ovvie ragioni – non può essere presente stabilmente sul territorio. Io invece resto qui, dove l’associazione vive concretamente attraverso l’attività dei soci, le iniziative, il lavoro quotidiano. È stato quindi naturale fermarsi e fare un bilancio di oltre trent’anni di attività: chiedersi da dove siamo partiti e dove siamo arrivati oggi.

E cosa è emerso da questo bilancio?
È emerso che un punto critico è quello della divulgazione. La comunicazione del resto è il problema dei nostri tempi. Agli inizi siamo stati molto aiutati dalla stampa e dagli organi di informazione. Si avvertivano concretamente attenzione, curiosità, spazio, anche da parte delle istituzioni e delle Amministrazioni. Oggi invece la situazione è profondamente cambiata.
C’è una regressione evidente nella percezione della figura di Teofilo Folengo, anche sul territorio, a fronte di una personalità di enorme caratura umana e culturale, ridotta spesso a stereotipo, o a ritratti emersi da letture superate, legate a studi ottocenteschi ampiamente sorpassati dalla ricerca accademica internazionale.
Folengo è un nostro concittadino, c’è la sua tomba a Campese. Fu noto in tutta Europa, di Campese troviamo menzione in documenti custoditi ad Anversa, nelle Fiandre; Rabelais lo considerava un suo maestro; il suo nome si affianca negli studi a quelli di Ulrich von Hutten e di Erasmo da Rotterdam. Fu un autore complesso, appartenente al Medioevo ma nel contempo modernissimo, ed è studiato nelle Università di tutto il mondo. Eppure fatica ancora a essere riconosciuto degnamente e valorizzato come meriterebbe nella sua patria e nella sua terra natale. Si tratta di è un problema culturale serio.

Perché Folengo è ancora così attuale?
Folengo non è soltanto un autore comico. Se ci fermiamo alla superficie, perdiamo tutto il resto.
È un intellettuale di straordinario coraggio, vissuto in un’epoca durissima di carestie, persecuzioni, caccia alle streghe, tensioni religiose enormi, a cavallo della Controriforma. In quel contesto, lui ha avuto il coraggio di dare voce agli ultimi, alle donne che venivano considerate “streghe” e arse sul rogo, rivendicò la libertà dell’artista e dell’intellettuale. Basti pensare al fatto che nel 1517 dichiarò apertamente di avere come Muse anche figure considerate “streghe”, donne comuni e poco apollinee, in un periodo in cui bastava poco per finire bruciati vivi. Sopravvivere, per le genti del tempo, tra i rigori della Val Camonica ad esempio, era legato a un’alimentazione che giocoforza prevedeva l’utilizzo di erbe, funghi, con le conseguenze che ne potevano derivare, e la Chiesa di allora non perse occasione di fare di tanti disgraziati degli indemoniati.
Questa, tra altre, da parte del monaco Folengo è stata una lezione di coraggio, un ingrediente che oggi manca profondamente alla nostra società.

In quale contesto nasce, quindi, questa prima edizione del premio?
Il premio nasce come gesto di gratitudine verso i mezzi di comunicazione e i giornalisti che, nel tempo, hanno contribuito a non far spegnere la voce di Folengo e la sua storia. Nasce inoltre anche come strumento per stimolare nuove energie, nuove alleanze.
Abbiamo bisogno di una comunità che condivida, conosca, apprezzi e diffonda i valori incarnati da Folengo e il suo importante slancio culturale.

La scelta quindi è caduta su Alessandro Tich.
Alessandro in veste di giornalista è stato una presenza costante e attenta nel tempo. Prima come sulle televisioni locali, poi su Bassanonet, nel corso degli anni della sua direzione ha sempre dato rilievo alle iniziative degli Amici Merlin Cocai e a Teofilo Folengo, ha raccontato in prima persona e dato spazio alle notizie a cura di altri collaboratori, come lei.
È stato prezioso, per la divulgazione dell’opera di Folengo, il contributo di una testata giornalistica locale che pone la sua attenzione al territorio con intelligenza, spirito critico e sensibilità culturale.
C’è in Tich – permettetemi il termine – qualcosa di “merliniano”: uno sguardo ironico ma profondo, capace di cogliere il senso delle cose senza banalizzarle. Questo è esattamente lo spirito che sentiamo affine a Folengo. La motivazione in un passaggio recita: “Non un lavoro di semplice comunicazione, ma di divertita, sapida e ironica partecipazione, culturalmente corretta, che sicuramente ha contribuito a mantenere vivo l’interesse del pubblico al Folengo”.

Chi ne ha deciso l’assegnazione?
La proposta è stata mia, in qualità di Presidente uscente e consigliere, ed è stata presentata al Consiglio direttivo. In questa prima edizione la scelta è stata demandata al Direttivo, dalle prossime edizioni istituiremo una commissione esterna, con criteri definiti, anche a fronte della quantità importante del materiale da prendere in esame, al fine di garantire continuità e trasparenza.

Un premio anche molto simbolico.
Sì, volutamente. Il premio consiste in una penna artigianale realizzata da Penne Montegrappa, che ha accolto il progetto con entusiasmo, arrivando a partecipare direttamente all’iniziativa. Nera, ovviamente, perché il nero è il colore dei Benedettini.
Volevamo evitare qualsiasi banalizzazione: niente oggetti anonimi o standardizzati. A chi scrive, a chi comunica cultura, si regala uno strumento che rappresenti responsabilità, qualità e valore.

Come si è svolta la cerimonia?
È stata una giornata molto intensa e partecipata, realizzata con il sostegno dell’Associazione Interprofessionale Bassanese, presente Emiliano Zancuoghi. La cerimonia si è svolta alla Chiesa della Santa Croce di Campese, davanti al sepolcro di Folengo, alla presenza del responsabile pastorale Don Dario Marchioretto, c’era anche l’Onorevole Luciano Righi, nostro socio.
Ho consegnato personalmente il premio a Tich. Il programma si è concluso con un momento conviviale, un pranzo a Villa Damian Trevisani allietato da un concerto con musiche rinascimentali e interventi culturali legati alla figura di Folengo. Un’occasione non solo celebrativa, ma di condivisione, che ha confermato quanto il patrimonio folenghiano sia vitale e abbia ancora molto da dire.

Un auspicio per il futuro?
Auspichiamo che questo premio diventi un punto di riferimento per chi crede nella divulgazione culturale seria, nel coraggio delle idee e nella responsabilità della comunicazione. Perché oggi, forse più che mai, abbiamo bisogno di figure come Folengo. E di chi ha il coraggio di raccontarle.


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