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Migranti in ballo
Parte a Bassano il discusso progetto europeo “Migrant Bodies-Moving Borders”. La danza come leva di inclusione sociale: al Museo Civico, all'interno delle classi di Dance Well, danzeranno anche i richiedenti asilo
Pubblicato il 01 feb 2018
Visto 4.936 volte
“Ballando con il profugo”, aveva sentenziato lo scorso agosto il capogruppo della Lega Nord in consiglio regionale Nicola Finco. “Un format di sicuro successo - aveva ironicamente aggiunto l'esponente leghista - che darà lustro e risorse a tutte le cooperative del territorio che fanno business con i migranti.”
“Soldi pubblici buttati”, aveva rincarato la dose la sua collega Elena Donazzan, assessore regionale di Forza Italia, riferendosi ai 200mila euro complessivi del contributo europeo erogato per il progetto. E arrivando persino a minacciare, per il tramite dell'assessore regionale alla Cultura Cristiano Corazzari, il ritiro del patrocinio della Regione Veneto a Operaestate Festival. A far scatenare il velenoso paso doble dei due amministratori regionali di centrodestra era stata l'iniziativa “Migrant Bodies-Moving Borders”: uno dei quattro progetti europei che la città di Bassano, attraverso il CSC-Centro per la Scena Contemporanea, si è aggiudicata nel 2017 nell'ambito del bando Europa Creativa 2014-2020.
All'epoca ci aveva già pensato l'assessore comunale alla Cultura Giovanni Cunico a replicare alla Donazzan, ricordandole che il progetto della discordia rientra nel bando della Commissione Europea e non fa parte del programma di Operaestate, pertanto non c'è alcun bisogno di ritirare il patrocinio regionale al Festival delle Città Palcoscenico.
Della serie: prima di parlare informati.
Ma tant'è: basta inserire in qualsiasi contesto la parola chiave “immigrazione”, riferita in particolare al fenomeno dei richiedenti asilo, e la polemica è inevitabilmente servita. Anche se non è facile spiegare al cittadino comune quali siano i reali benefici di un progetto che ha lo scopo di sviluppare una ricerca internazionale sul tema dei migranti, attraverso la danza e le arti performative.
Da Fred Astaire e Ginger Rogers ad Abdullah e Sharifa? Non è proprio così.
L'obiettivo di “Migrant Bodies” - così come concepito dal bando europeo - è per l'appunto quello di promuovere una ricerca incentrata sull'identificazione, lo sviluppo e la sperimentazione di pratiche di danza contemporanea rilevanti per l'inclusione di rifugiati, richiedenti asilo e migranti in genere.
Come dire: se queste persone arrivate da altrove sono già “tra noi” e qui per il momento restano, facciamo in modo che trovino un'occasione per condividere un'esperienza, facilitata dal linguaggio del corpo e quindi dal superamento delle difficoltà linguistiche, assieme agli abitanti della città che li ospita.
L'iniziativa - che si concluderà nell'autunno del 2019 - si concretizzerà a brevissimo termine: dal 19 al 24 febbraio prossimi è infatti in programma a Bassano la prima tappa italiana di “Migrant Bodies”. In città arriveranno gli operatori partner del progetto internazionale (Hrvatski Institut Za Pokret I Ples - HIPP, Croazia; La Briqueterie Centre De Developpement Choregraphique Du Val De Marne, Francia e D.ID Dance Identity, Austria) insieme ai quattro coreografi coinvolti: Andrea Rampazzo (Italia), Jordi Gali (Francia), Žak Valenta (Croazia) e Katharina Senk (Austria), a loro volta guidati dalla drammaturga Monica Gillette, di stanza a Friburgo in Germania e già docente del seminario di formazione “Dance Makers” a Bassano. Una piccola Babele di esperti ed artisti che avranno il compito di accendere il motore della macchina del progetto.
“Migrant Bodies-Moving Borders” prevede che gli artisti coinvolti entrino in dialogo con scrittori, registi, organizzazioni e associazioni che operano con profughi, richiedenti asilo e migranti (materia umana che dalle nostre parti, rispetto ad alcuni dei Paesi partner, di certo non manca) e allo stesso tempo si rapportino anche con enti della formazione, università, esperti e con i cittadini dei territori di appartenenza.
Insomma: una ricercona con la “R” maiuscola, finalizzata - come specifica un comunicato degli organizzatori - a “generare nuovi strumenti che arricchiscano professionalmente le competenze di chi opera per l’inclusione sociale dei cittadini e nuovi abitanti delle città in questione”.
Le pratiche che i coreografi svilupperanno saranno quindi raccolte in una pubblicazione, che sarà “uno strumento pensato per chi opera in ambiti interculturali, ma dal taglio decisamente innovativo, utile per la disseminazione del sapere e la professionalizzazione di artisti, mediatori culturali e operatori sociali”.
Dunque la delegazione dei partner europei sarà in città nella seconda metà di febbraio, ma l'avvio delle attività è già in corso in questi primi giorni del mese.
Precisamente al Museo Civico, dove ogni mattina verranno proposte delle speciali classi di danza che prevedono la partecipazione oltre che di cittadini bassanesi - che normalmente frequentano le classi di Dance Well, originariamente generate dal progetto Parkinson - anche di rifugiati e migranti presenti nel nostro territorio, coordinati dall'associazione Casa a Colori, e di studenti del liceo Brocchi.
Col coreografo italiano Andrea Rampazzo saranno coinvolti nell'attività di ricerca artistica a Bassano del Grappa la giornalista Lara Crippa, le coreografe Giovanna Garzotto e Anna Bragagnolo, gli insegnanti del progetto Dance Well-Movement research for Parkinson e l’associazione Nolimita-C-tions rete di insegnanti di danza.
Altro focus del progetto sarò quello di investigare sulle storie di migrazione, tramite il contributo di studenti e di docenti. A costoro sarà richiesto di “trovare delle forme originali e innovative di narrazione e condivisione di racconti di vita di chi si è trovato a vivere in prima persona l'esperienza di migrazioni territoriali e culturali”.
Le storie raccolte - attraverso supporti audiovisivi, testi e immagini - diventeranno a loro volta parte di una mostra-installazione artistica che accompagnerà le presentazioni del progetto e dei suoi risultati in diversi Paesi europei.
Il tutto col proposito di offrire ai cittadini dell'Unione “l'opportunità di scoprire e comprendere i valori e le culture di rifugiati/migranti, arricchendo anche la propria.”
Pensate che sia tutto? Nossignori.
“Migrant Bodies” prevede inoltre anche il coinvolgimento attivo di migranti di seconda e terza generazione, che insieme ai coreografi creeranno le Moving Borders Walks.
Ovvero delle “passeggiate urbane” che saranno a tutti gli effetti degli eventi pubblici dove i cittadini, i migranti e i rifugiati cammineranno insieme “riscoprendo la città in cui vivono, seguendo degli itinerari originali e delle partiture di movimento definite dalla poetica coreografica degli artisti coinvolti”.
Cammina cammina, questo è dunque l'intero impianto del progetto europeo che tante discussioni aveva provocato l'estate scorsa e che probabilmente, se il buongiorno si vede dal mattino, continuerà a provocare.
Al centro della collaborazione internazionale c'è la danza, che secondo i promotori delle attività “è probabilmente la forma artistica che avvicina più di ogni altra le persone al proprio corpo e all'umanità”. “Il corpo che danza - sottolineano ancora gli organizzatori - diventa così uno strumento universale di comunicazione, abbatte le barriere linguistiche, consente alle persone di esprimere emozioni in maniera non verbale e può avvicinare persone appartenenti a culture diverse, smantellando pregiudizi e paure.”
Migranti in ballo: questa comunque, in tanti anni di cronache cittadine, non la avevamo ancora vista. Cari Abdullah e Sharifa: il progetto che vi riguarda è al suo primo step.
Gli altri step, possibilmente a ritmo, li dovete fare voi.
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