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Caro Michele, sono stato raggiunto dalla notizia della tua improvvisa e prematura scomparsa a seguito di un malore mentre, martedì sera, ero in viaggio all'estero per lavoro. E solo oggi, al mio rientro a Bassano, posso esprimerti per iscritto il mio pensiero.
Come tantissime altre persone nella nostra città, ne sono rimasto sconvolto.
Ti ho conosciuto fin da quando eri piccolo: mi ricordo ancora quando alle quattro del pomeriggio venivo a prendere il primo dei miei figli alla scuola Mazzini e fra i cento bambini che uscivano dal portone c'eri anche tu, coi capelli a caschetto, che immancabilmente venivi a salutarmi, a dirmi che mi guardavi sempre in televisione e a metterti a chiacchierare con me. Non ti è mai mancato il dono del dialogo, del sorriso, della battuta di spirito e delle pubbliche relazioni, erano cose connaturate in te.
Michele Rossi dietro al banco del locale 'Sotto la Torre', dove lavorava
Anche quando, un'infinità di volte, ci siamo incrociati in anni più recenti e fino a pochi giorni fa per strada, in piazza, nel locale di Tiziano “Sotto la Torre” dove lavoravi ed eri una colonna portante, ma anche a sera inoltrata al mitico baracchino delle crêpes di Philippe in viale delle Fosse, punto di ritrovo delle anime notturne bassanesi. Non c'è stata volta in cui tu non abbia detto qualcosa di arguto, di brillante o di intelligentemente divertente. Non me ne sorprendevo: per me eri sempre stato un giovane saggio.
Eri un ottimo osservatore e mi facevi anche notare alcune cose del centro storico che non andavano bene o che non funzionavano, invitandomi ad occuparmene nei miei articoli. Non lo facevi per il gusto di criticare, ma per l'amore che nutrivi per la città.
Il tuo saper scherzare e stare in compagnia non nascondeva però quella sensibilità d'animo che ti portava a vedere il mondo con occhio profondo e a scrivere poesie.
Una cosa rara, di questi tempi. Anche di questa tua speciale passione, per la quale avevi vinto un premio di rilievo nazionale, mi parlavi spesso. Pensieri in versi che raccontavano della tua vera natura di artista, alcuni dei quali appesi e incorniciati anche sulla parete del locale dove lavoravi, per un momento di meditazione tra un tramezzino e una birra.
Per questo per tutti noi eri semplicemente “Michele il poeta”, e te lo meritavi.
Dicono che i poeti sono come i bambini: quando siedono a una scrivania, non toccano terra coi piedi. E mi piace immaginarti mentre componevi una poesia senza toccare terra con i piedi e con la mente, dal momento che chi cerca di interpretare la realtà sotto forma di versi non ha paura di volare.
Questa, poi, la devo proprio dire: tu sei stato una delle poche persone con cui avevo piacere parlare di calcio, l'altra tua grande passione. Non lo faccio quasi più con nessuno, per evitare di inasprire quello che dovrebbe essere un tranquillo e normale confronto sportivo. Tu juventino, io interista. Pensa te. Anno del Triplete a parte (mi rammento i tuoi sportivissimi complimenti all'Inter di Mourinho), avresti potuto sparare sulla Croce Rossa, ma non lo facevi mai. Parlavi con orgoglio e con motivata soddisfazione della tua squadra del cuore, da lunghi anni ormai asso pigliatutto del campionato, ma rispettavi sempre il tifo avversario cercando anche il buono nelle squadre che non vestono la casacca bianconera, infondendomi la speranza che entro questo secolo almeno un altro scudetto lo vinceremo anche noi, nerazzurri. Eri lontano anni luce da tutti quei soloni di parte che urlano e gracchiano in televisione spaccando il pelo nell'uovo del pallone, perché avevi capito che l'essenza stessa del gioco, quale il calcio è, è quella di essere preso giocosamente. Anche questa una cosa rara, anzi rarissima, di questi tempi.
Nonché un segno del tuo carattere sempre aperto e comprensivo verso gli altri.
Ciao Poeta, la tua stessa breve vita è stata una poesia scandita dalla metrica della cordialità e della simpatia. E quando Cristiano Ronaldo segnerà ancora un altro gol, magari anche contro la mia squadra, lo dedicherò a te.
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