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Redazione
Bassanonet.it
Esclusivo
Alice in Canovaland
Incontro a Bassano con Alice Whitehead, la studiosa inglese che assieme a Mario Guderzo ha rintracciato e riscoperto la “Maddalena giacente” di Antonio Canova, che giaceva anonima in un giardino privato in Inghilterra
Pubblicato il 15-10-2022
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Alice in Canovaland. Alice nel Paese di Canova.
Qui però non ci sono il Coniglio Bianco o lo Stregatto, ma il Marmo Bianco e il Fascino Stregato dell’arte scultorea del Maestro di Possagno.
Alice Whitehead, inglese, ricercatrice della società di arte e consulenze Francis Outred Ltd di Londra, è la studiosa che ha avuto il merito di rintracciare e riscoprire la Maddalena giacente, lo struggente marmo realizzato nell’ultimo anno di vita dell’artista (1822) e compiuto nei suoi ultimi giorni, di cui da tempo si erano perse le notizie.
Alice Whitehead accanto alla ‘Maddalena giacente’ di Antonio Canova (foto Alessandro Tich)
Una clamorosa scoperta condivisa col dottor Mario Guderzo, co-curatore della grande mostra “Io, Canova. Genio Europeo” al Museo Civico di Bassano, aperta al pubblico da oggi e coordinata scientificamente dalla direttrice Barbara Guidi.
Va da sé che l’ultima realizzazione del genio canoviano sia l’autentico pezzo forte della mostra bassanese: per il suo valore artistico, per la suggestione del capolavoro scolpito in fin di vita ma anche e soprattutto per la sua storia. Anche perché la vicenda della scultura si colloca perfettamente ai confini della realtà.
C’è infatti chi sull’erba di casa ha i nanetti da giardino e chi invece ha un marmo originale di Antonio Canova, ma a sua insaputa.
La Maddalena giacente è innanzitutto una statua completamente diversa dai modelli scultorei che decretarono il prestigio, il mito e la fortuna di Antonio Canova tra i suoi contemporanei di tutta Europa.
Come ha spiegato bene l’altro co-curatore della mostra prof. Giuseppe Pavanello, è un’opera della svolta stilistica “preromantica” che caratterizza l’ultima fase della carriera dell’autore. Basta con le raffigurazioni neoclassiche dei potenti (e committenti) dell’epoca trasformati e idealizzati in dei dell’Olimpo o in eroi della mitologia. I corpi vengono raffigurati al naturale, in postura inginocchiata o distesa e in atteggiamenti di sonno, di sofferenza o di estasi.
Una raffigurazione più drammaticamente intima che trova nell’iconografia di Maria Maddalena la sua espressione perfetta.
Ultimata pochi giorni prima della morte dell’artista - come l’Endimione dormiente, altra straordinaria scultura distesa dell’ultimo Canova, realizzata per il Duca di Devonshire -, la Maddalena giacente era stata commissionata dal secondo Conte di Liverpool Robert Banks Jenkinson, all’epoca primo ministro britannico e grande collezionista, tra i fondatori della National Gallery di Londra. L’opera venne inviata in Gran Bretagna solo a pochi mesi di distanza dalla scomparsa del suo autore.
La Duchessa di Devonshire, cognata del conte di Liverpool, in una lettera a lui indirizzata scrive proprio della morte di Canova e delle sue due ultime opere:
“È una perdita irreparabile, e non posso pensarci senza lacrime, ma nei suoi ultimi giorni raccontava a un suo amico con soddisfazione che aveva terminato la Maddalena come l’Endimione (…) e lei e il Duca di Devonshire hanno quindi gli ultimi tocchi del suo scalpello.”
Il destino della Maddalena giacente - di cui in Italia restavano il modello preparatorio (ora a Possagno) e alcuni disegni (a Bassano del Grappa e a Cagli nelle Marche) - fu tuttavia pieno di incognite.
Dopo la scomparsa del Conte di Liverpool il marmo subì traversie e passaggi di proprietà tra eredi inconsapevoli e dispersioni, anche a causa di un incendio che travolse una delle residenze successive. Fino a che, una ventina di anni fa, l’opera di cui era stata dimenticata la paternità finì per essere trattata come una scultura da giardino ed acquistata come tale per poco più di 5000 sterline (circa 6200 euro) da una ignara coppia inglese.
L’ultimo capolavoro di Canova è rimasto così per due decenni ad adornare il giardino di una villa della campagna inglese e a giacere anonimamente, ricoperto col tempo dai muschi e dalle erbe.
Solo nell’anno delle celebrazioni canoviane gli studi e le ricerche susseguitesi sul grande artista hanno consentito di rintracciare il clamoroso marmo, il cui valore è stimato oggi dalla casa d’aste Christie’s tra gli 8 e i 9 milioni di euro.
Un jackpot per i proprietari non più ignari ma soprattutto il “colpo della vita”, dal punto di vista della sua attività di ricercatrice, per Alice in Canovaland.
“Ho sempre amato Canova, da quando avevo 18 anni e andando a Parigi avevo visto l’Amore e Psiche - mi dice Alice Whitehead a margine del vernissage per la stampa della mostra -. Ma molti anni dopo questa statua della Maddalena è entrata nella mia vita e ho cominciato a lavorare con il mio collega Francis Outred. Ci era stato richiesto di aiutare a provare che questo fosse, forse, il Canova perduto.”
“Abbiamo cominciato a lavorare sulla ricerca storica, provvedendo anche a restaurare l’opera e a ripulirla perché era in un giardino - prosegue la studiosa -. Il mio lavoro è stato quello di rimettere insieme i pezzi della storia, perché tutti sapevano cosa era successo dopo il 1822, quando la statua venne realizzata per Lord Liverpool e fu inviata in Inghilterra. Dopo questo non si sapeva più nulla.”
“Ho cominciato a fare ricerche negli archivi, nelle biblioteche e nei quotidiani online - riferisce Mrs. Whitehead -. Ed è stato proprio in un quotidiano online che ho trovato un documento sull’opera, del 1857. Da quello ho ricostruito quelli che sono stati cento anni di venerazione celebrativa della scultura e altri cento anni di oblio e di anonimato, perché nessuno sapeva più che cosa fosse questa statua.”
La Maddalena giacente è inevitabilmente il pezzo più ricercato e più fotografato della mostra al Museo Civico, nonostante tutti gli altri capolavori esposti.
E durante la vernice di anteprima Alice Whitehead è sempre lì, accanto alla statua che ha riscoperto: se la guarda, se la gode e se la “coccola” in continuazione.
“È come un coronamento di tutto il mio lavoro e di tutto l’impegno che abbiamo messo insieme col dottor Guderzo - conclude la ricercatrice inglese -. È un enorme onore vederla, assieme al dottor Guderzo, esposta qui a Bassano del Grappa ed è una cosa fantastica. È solo una piccola parte di questa meravigliosa mostra, ma per me è un grande onore: quello di rappresentare il culmine della mia carriera.”
Chiedo pertanto a Mario Guderzo, che condivide con la studiosa britannica il merito del ritrovamento, se l’esposizione della Maddalena, ultima fatica del genio di Possagno, sia davvero “l’evento” della mostra bassanese.
“Questo è proprio l’evento perché dopo 200 anni il marmo ritorna a casa, in un certo senso - conferma Guderzo -. È stato fatto per gli inglesi, ma pensare a questa riscoperta, dopo 200 anni e a 200 anni dalla morte di Canova, direi che è fondamentale.”
Tutti in piedi, dunque, ad ammirare in mostra a Bassano la rinvenuta Maddalena giacente di Antonio Canova.
E come Alice in Wonderland scopre nel suo viaggio incantato un magnifico giardino fatato, così Alice in Canovaland ha ritrovato un giardino che le ha permesso di fare una scoperta da favola.
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