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Happy End
L’evento di chiusura del Color Cafè alla Ss. Trinità, gestito da Color Cooperativa, dopo 18 anni di attività ristorativa, aggregativa, culturale e sociale. “È la chiusura di un progetto che ci ha dato tante soddisfazioni”
Pubblicato il 25 giu 2022
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Davanti alle scale di ingresso del locale due clown producono enormi bolle di sapone che si trasformano in bollicine più piccole, per la gioia e il divertimento dei bambini.
Nell’area interna è pronto il palco ovvero l’open stage su cui per tutta la sera si esibiranno quattro gruppi musicali, i corsisti di teatro, una poetessa e sorprese varie.
Sono allestite anche le tavolate per una cena comunitaria con pizza e piatti freddi, prima di dare il via alla festa vera e propria.
Il presidente di Color Cooperativa Sociale Stefano Filippin, la vicepresidente Flavia Riccio e il collaboratore Santi Crispo davanti alla porta del Color Cafè aperta per l’ultima volta (foto Alessandro Tich)
Per essere un addio, non è certamente triste. Anche se per la Color Cooperativa che gestisce il Color Cafè nel complesso del patronato della parrocchia della Ss. Trinità è la giornata della chiusura definitiva dei battenti, dopo 18 anni di attività ristorativa, aggregativa, culturale e di animazione sociale. Perché il Color Cafè non è stato un semplice bar, ma un progetto.
Che merita, in quanto tale, un degno evento di chiusura. Happy End.
“Bye Bye Color Cafè”, scrivono i volantini appesi all’ingresso, sopra il bancone e ai vari angoli del pubblico esercizio. “Alla nostra Cooperativa - spiega il manifestino - non verrà rinnovato il contratto di affitto a seguito della disdetta inviataci nei mesi scorsi di Patronato e Parrocchia della Ss. Trinità di Bassano del Grappa.” Prosegue il testo: “La distanza tra le parti riguardante le richieste economiche ma anche la visione di come dovrebbe essere gestito il rilancio del Progetto post-pandemia è risultata incolmabile.”
“Siamo quindi ad invitarvi calorosamente a questa serata in cui potrete farci sentire il vostro sostegno e percepire quello che ha significato il Progetto Color Cafè in questi anni - scrive ancora l’avviso -. Il nostro impegno proseguirà nel portare avanti con ancora più evidenza il “dietro le quinte” di questo Progetto.” “La visione e i contenuti del Progetto Color Cafè - annuncia il volantino - troveranno infatti continuità nel lavoro di Color Cooperativa Sociale, arricchendo i progetti già esistenti, ricercando nuove modalità per rispondere ai bisogni della comunità e nuovi spazi da abitare.”
Ma insomma: è una serata di festa? O una serata di tristezza mascherata da festa?
Che serata è?
“Per noi rimane comunque la chiusura di un progetto che però ci ha dato un sacco di soddisfazioni - mi risponde il presidente di Color Cooperativa Sociale Stefano Filippin -. Quindi per noi questo è comunque un momento felice. Siamo felici per tutto quello che abbiamo realizzato e per tutto quello che siamo riusciti a fare per la città.”
Ma cosa c’è stato dietro a un caffè o a una birra consumati al Color Cafè?
“C’è stata soprattutto una costruzione di relazioni, a partire da progetti e da iniziative - rimarca il presidente -. È stato quello lo scopo: costruire relazioni sociali, culturali, educative. Quella era la scommessa, che pensiamo sia stata centrata.”
La chiusura del locale non è comunque scaturita da un fulmine a ciel sereno.
“È stata annunciata - conferma Filippin - da un periodo difficile di confronti, con visioni diverse e poi anche la pandemia ha gravato e ha aperto fratture.”
Fratture che, evidentemente, hanno trovato la cura di una efficace ingessatura.
“È un addio festoso, comunque - ribadisce Santi Crispo, attivissimo collaboratore di Color Cooperativa -. Anche se sinceramente c’è molta nostalgia e ci sono molti ricordi da dover lasciare.” “Ma allo stesso tempo - aggiunge - è bello vedere qui tutte queste persone che con noi vogliono ricordare tutto quello che è stato il Color Cafè in questi 18 anni e anche mantenere sempre il filo con noi e proseguire per quello che sarà il nostro futuro come cooperativa.”
Chiedo a Santi qual è stata la filosofia di Color Cafè rispetto agli altri locali.
“La filosofia è stata quella di un’impresa sociale . mi risponde -. Quindi l’idea di realizzare un bar, un luogo pubblico, che possa accogliere la comunità nelle sue varie forme e nei suoi vari target, sempre in un’ottica di apertura e di dialogo di confronto con chi lo frequenta e lo vuole abitare.” E cosa ritiene che si perda adesso in questo quartiere? “Io credo - afferma il mio interlocutore - che quello che si perderà sarà un punto di aggregazione fondamentale per la comunità e anche la possibilità di trovare un luogo accogliente che è pronto a condividere con le persone gioie, dolori e esperienze.”
“La gente è molto dispiaciuta, chiaramente - conclude Crispo -, però è molto curiosa di quello che sarà dopo. Tanti ci chiedono: “Ma adesso?”. Adesso forse ancora non lo sappiamo neppure noi, però presto ci saranno secondo me delle novità interessanti.”
Di più al momento non è dato sapere. Anche il presidente di Color Cooperativa Stefano Filippin lascia gli indizi per un “finale aperto”: “Adesso noi proseguiamo come Color Cooperativa Sociale nella vita della città. Anche Color Cafè è stato un servizio e un progetto per la città. Trovare un nuovo Color Cafè sarà difficile, ma qualcosa di diverso magari sì, potrà esserci.”
Ma c’è ancora tempo per pensare al futuro, ora è il momento della festa di chiusura.
Bye Bye Color Cafè, dunque: anche se Bye Bye, a seconda di come lo si intende, può significare “addio” ma anche “arrivederci”.
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