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Alessandro TichAlessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 13-09-2021 18:58
in Attualità | Visto 7.468 volte

Parola di nocchiero

Il nuovo corso di Villa Rezzonico, luogo ritrovato della vita pubblica bassanese. Intervista al proprietario Bernardo Finco: “Sto trasportando questa Villa a riveder le stelle”

Parola di nocchiero

Il proprietario di Villa Rezzonico Bernardo Finco. Sulla facciata lo stemma dei Rezzonico (foto Jacopo Tich)

Un patrimonio a disposizione della città. Villa Rezzonico, splendida sentinella sei-settecentesca dell’ingresso sud di Bassano del Grappa, è uno dei “nuovi luoghi” in cui i bassanesi, e non solo, possono avere occasione di incontrarsi.
Stiamo parlando di una Signora Villa, per fattezze e per storia. Le sue forme originarie sono state attribuite ad architetti del calibro del Longhena e del Gaidon. Conserva opere di Canova, ha ospitato illustri personaggi come Ugo Foscolo o Alessandro Manzoni, solo per citarne un paio. Tra i suoi frequentatori non poteva mancare l’onnipresente Napoleone Bonaparte e proprio qui, nel 1797, si svolse il Congresso di Bassano che tentò di annettere il Veneto alla Repubblica Cisalpina. Nelle sue stanze abitò Giosuè Carducci e una sera nel salone d’onore si esibì nientemeno che Richard Wagner.
E scusate se è poco. Ma, soprattutto e prima di tutto, è stata la Villa della famiglia Rezzonico e di quel Carlo Rezzonico che sarebbe poi salito nel 1758 al soglio pontificio come Papa Clemente XIII.
Come molte altre dimore di quello che fu il patriziato veneto, Villa Rezzonico si regge economicamente sulla gestione di eventi, meeting, cene private, matrimoni e quant’altro.
Ma è una gestione che pone in primo piano anche l’ospitalità per gli appuntamenti di rilievo della vita pubblica cittadina. Ne abbiamo avuto la riprova in due recenti occasioni.
La prima è stata la conferenza stampa di presentazione di “Radici Future”, il festival della sostenibilità, dell'economia circolare e dell'etica d'impresa promosso dal Raggruppamento di Bassano di Confindustria Vicenza, che proprio qui, dal 30 settembre al 3 ottobre prossimi, ospiterà incontri e dialoghi tra i relatori della manifestazione.
La seconda è stata invece la cena “sostitutiva” alla Cena sul Ponte dei Ristoratori Bassanesi dello scorso 22 luglio, trasferitasi nel salone della Villa a causa del maltempo.
Il “nuovo corso” della struttura che si affaccia sull’omonima via Ca’ Rezzonico è frutto della visione del suo attuale proprietario Bernardo Finco, il noto imprenditore conciario bassanese che l’ha acquistata nel 2017. Nell’autunno dello scorso anno la Villa è stata sottoposta a un intervento di restauro esterno. Adesso lo storico edificio - che nella barchessa sud dispone anche di una frequentata caffetteria - si presenta nel suo rinnovato splendore, con tanto di stemma dei Rezzonico sulla facciata fatto ricostruire dal proprietario: con le due torri (dal nome originario della famiglia: i Della Torre di Rezzonico, sul lago di Como), la tiara pontificia e l’aquila nera bicipite come quella austriaca degli Asburgo. Niente male, per una famiglia che aveva acquisito il patriziato dalla Repubblica di Venezia.

Bernardo Finco, come è arrivato alla decisione di investire acquisendo questa Villa così importante?
Era sicuramente fuori discussione l’importanza storica e architettonica della Villa. Per cui aveva già due elementi che per la città sono fondamentali, perché sono le nostre radici: la storia dei Rezzonico e l’architettura di questo complesso, oltre alla storia del ‘700 veneziano, l’Alfa e l’Omega della Serenissima. Allora la struttura era un po’ sofferente perché il proprietario era morto e la Villa giaceva come una bella addormentata. Per cui ho parlato con il professor Vittorio Andolfato, che è stato il mio ispiratore. E lui mi ha detto che se compravo la Villa pensandolo come un servizio alla comunità poteva essere una cosa molto saggia, perché è un valore. Quelle sue parole mi hanno incoraggiato.

Era il 2017 e lei fa un parallelo col Ponte…
Sì, era l’anno di maggiore crisi per il restauro del Ponte e mi sono detto che se questa Villa faceva la fine del Ponte, con tutta la burocrazia che la porta a rallentare i tempi di recupero, rischiava di diventare una bene che non porta valore ma porta tristezza. E quindi mi sono preso questo impegno e sono andato in banca. La banca mi ha detto che è un bene che può diventare subito del territorio e mi ha concesso il finanziamento per acquistarla.

Al di là degli eventi privati che ospitate e dell’attività economica collegata, che cosa vuole diventare questo spazio per la città?
Bella domanda. Vuole ritornare ad essere il simbolo della storia passata che è riferita alla città. Con la sua vocazione di passaggio su una strada di comunicazione e con la qualità artistica dell’architettura, la Villa deve ritornare ad essere il “salotto buono” di Bassano. Anche perché è l’unica abitazione che i Rezzonico hanno costruito. Perché Ca’ Rezzonico a Venezia era Palazzo Bon, poi acquisito dalla famiglia. Questa l’hanno costruita loro, dalla prima pietra e qui c’è stata tutta una vita di grandi frequentazioni. Perché Canova ha vissuto in queste camere e poi c’è questa figura di Papa Clemente, un Papa veneto che ha portato lustro alla nostra terra. È giusto riportare la Villa al suo appropriato ruolo di immagine della città.

Lei pensa che un evento e un programma come “Radici Future”, che sarà ospitato in Villa, vada in questa direzione?
C’è un collegamento bellissimo. “Radici Future” è fatto da Confindustria. I Rezzonico non erano degli aristocratici, ma erano imprenditori. Quindi “Radici Future” sta bene qui perché va a casa di quelli che possiamo chiamare industriali del ‘700. I Rezzonico avevano investimenti nel mercurio, nel rame, nelle miniere. Tutte cose che la famiglia gestiva già da più di cent’anni. Non erano latifondisti, come il principe, il conte o il barone. La loro posizione aristocratica la comprano a Venezia. Venezia vendeva i titoli perché aveva bisogno de schei e i Rezzonico, alla fine del ‘600, comprano il patriziato veneto. È una storia che a me piace, perché è l’innesto dell’uomo d’impresa che fa cosa pubblica.

Lei si definisce, in questo posto, “il nocchiero”. E lo ha scritto anche sui biglietti da visita. Cosa vuol dire?
Che sto trasportando questa Villa dall’Ade a riveder le stelle. Sono il nocchiero che l’ha presa in un momento in cui il suo proprietario non c’era più. La Villa aveva una bellezza inespressa. Io ho solo “tolto la ruggine”, con l’intervento di pulizia che è stato un bel lavoro.

Quindi la nave è stata pulita. E adesso qual è la rotta?
Io ho anche un progetto a lungo respiro. Questa Villa, nel 1914, è stata praticamente “clonata” a Miami. Hanno costruito un edificio tale e quale che si chiama Villa Vizcaya. Una copia che è addirittura ancora più spettacolare dell’originale, con aggiunte varie. Sono andato a Miami, dove nella brochure di Villa Vizcaya c’è la foto di Villa Rezzonico di Bassano. Questa è la Villa che a Miami ha fatto da riferimento all’architetto americano Hoffman. A quelli di Miami ho fatto una proposta: io faccio quattro abitazioni col criterio del time-sharing, della multiproprietà d’uso e voi fate venire qua le persone a settimane distinte e io preparo loro un percorso palladiano e un percorso enogastronomico tra le Dolomiti a nord, le colline del Prosecco a est, Vicenza ad ovest e Venezia a sud. Loro si sono entusiasmati subito, mi hanno proposto di fare un “corner” per presentare questa proposta. Ci siamo lasciati così, era il dicembre del 2019. Poi, dal febbraio 2020, è arrivato il Covid. Però ci continuiamo a sentire e questo è il mio progetto: portare qui un turismo americano che vive nel mito del Palladio, perché la Casa Bianca e Wall Street sono palladiane. La Villa dentro è messa bene. Adesso ho messo a posto anche le camere per riprendere questo progetto che al momento è interrotto, ma speriamo che possa andare in porto l’anno prossimo, se ci lasciano respirare.

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