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Il Guardiano del Faro
La città di Bassano e il sogno dell’auto-produzione energetica. Intervista all’arch. Giorgio Strappazzon, coordinatore locale del progetto europeo “Making City”
Pubblicato il 28 ago 2021
Visto 9.632 volte
Energia fai da te? Missione possibile. È quanto prevede il progetto europeo “Making City” che ha lo scopo di favorire la trasformazione del sistema energetico urbano per la creazione di città “energeticamente intelligenti”, a basse emissioni di carbonio.
Bassano del Grappa è una delle città partner del progetto: lo è sin dall’incontro di lancio ufficiale di “Making City” tenutosi nel dicembre 2018 a Valladolid e dal successivo meeting europeo tra le città partner svoltosi nel marzo 2019 a San Sebastián, sempre nella Penisola Iberica, ancora sotto l’amministrazione Poletto (per gli amanti dell’amarcord: www.bassanonet.it/news/27715-el_vernillo.html).
La cosa insolita, almeno alle nostre latitudini, è che il progetto a compartecipazione pubblico/privata sta andando avanti nonostante ci sia stato nel frattempo il cambio dell’amministrazione comunale. L’Europa Comunitaria ha i suoi percorsi, i suoi obblighi e le sue scadenze, indipendentemente da chi indossi la fascia tricolore. L’obiettivo è quindi quello di trasformare Bassano in una delle cosiddette “città faro” della transizione energetica urbana europea.
L’arch. Giorgio Strappazzon (foto Alessandro Tich)
Il Guardiano del Faro è lui: Giorgio Strappazzon, noto architetto, coordinatore locale del progetto “Making City” e già co-promotore dell’iniziativa progettuale della Smart City della Pedemontana, della quale non si sente più parlare ma che perlomeno ha avuto il merito di “germogliare” l’adesione della nostra città a questo nuovo Energy Drink del futuro europeo sostenibile.
Architetto Strappazzon, sostenibile quanto, e soprattutto come?
Parlare di sostenibilità significa essenzialmente parlare di energia. Nell’ambito del progetto della Smart City della Pedemontana che poi è rimasto per certi versi sospeso, è nata la volontà di inserire Bassano nel progetto europeo che si chiama “Making City”, che fa riferimento alle direttive europee relative alla transizione energetica 2020-2050. L’ipotesi della Comunità Europea è quella di diventare “carbon neutral” entro il 2050, il che significa fondamentalmente eliminare tutta la produzione di energia con le fonti fossili come il petrolio, il gas, eccetera. In questo ambito hanno lanciato una serie di progetti di cui uno è questo “Making City” che presuppone il fatto di avere due città europee - una è Groningen in Olanda e l’altra è Oulu in Finlandia - che stanno realizzando fisicamente due quartieri energeticamente autonomi, che in acronimo si chiamano PED e cioè “Positive Energy District”. Questi due quartieri sono l’atto di sperimentazione con il quale si dovranno fare le città del futuro.
Vale a dire?
Sono dei quartieri ben definiti, all’interno dei quali è stato fatto uno studio accurato delle esigenze energetiche, a 360 gradi . Non si considerano cioè solo i consumi edilizi come riscaldamento, raffrescamento, acqua calda eccetera, ma tutto ciò che è legato alla vita della città. Quindi anche i trasporti, l’utilizzo dei servizi e quant’altro. E questa energia non è più prodotta e importata da fonti fossili, ma è realizzata all’interno del quartiere con tecnologie sostenibili: sole, vento, geotermia o l’utilizzo di tecnologie come le pompe di calore che hanno delle rese elevate. Il progetto “Making City” vuole replicare questi due quartieri-prototipo anche all’esterno, in altre città. Per cui queste due città, che si chiamano “lighthouse” e cioè “città faro”, fanno da modello per 6 città europee che stanno studiando per diventare a loro volta, fra qualche anno, delle “città faro” in una sorta di diagramma ad albero. Queste 6 città faranno da modello ad altre 6, che a loro volta ne avranno altre 6 e così via. Perché l’obiettivo della Comunità Europea è quello di cercare di creare, entro il 2030, almeno 100 di questi PED in altrettante città europee, in maniera tale che si auto-generi un sistema di sostenibilità ambientale.
Quindi Bassano cosa c’entra?
Bassano del Grappa è una delle 6 “città follower” delle due “città faro” Groningen ed Oulu ed l’unica città italiana che c’è in questo progetto. Appena abbiamo saputo di questo bando, abbiamo cercato di coinvolgere l’amministrazione e l’amministrazione ci ha creduto. La proposta è stata quindi accettata e siamo partiti con il progetto, che ora è giunto mediamente a metà percorso.
Ma cosa prevede questo progetto per Bassano?
Per Bassano stiamo studiando cosa stanno facendo queste due città “lighthouse” e stiamo predisponendo un progetto tale per cui tra qualche anno possiamo cominciare a trasformare un’area della città in un PED e cioè in un “Positive Energy District”. L’area che è stata individuata, dopo una serie di analisi e di studi, è quella compresa dentro il perimetro che dal Centro Giovanile passa lungo viale De Gasperi, gira dopo il parcheggio Gerosa, passa per via Mons. Negrin, continua per via Cereria e risale per viale XI Febbraio. Stiamo studiando per vedere come trasformare tutto quell’ambito in un’area dove l’energia viene auto-prodotta con fonti sostenibili. Perché se riusciamo a farlo lì, poi il sistema può funzionare per tutta la città.
Quali sarebbero i vantaggi di un intervento del genere?
Di solito, quando presento questo progetto, premetto sempre due cose. Questa è una medaglia con due lati. Uno è l’aspetto ambientalista, per cui una persona può credere a questo progetto perché ha un atteggiamento alla Greta Thunberg. L’altro aspetto è invece quello economico, legato ai costi e al denaro. In entrambi i casi il progetto funziona, perché parlare di transizione energetica significa da un lato considerare che abbiamo un solo pianeta e non c’è un pianeta B, e che i cambiamenti climatici sono dovuti a come usiamo l’energia. La sostenibilità la possiamo ottenere in tanti modi, ma è soprattutto produzione e consumo di energia. Dall’altro c’è il costo di questa energia che è estremamente elevato. Tendenzialmente i costi di energia stanno crescendo e quindi pensare di fare una transizione energetica e di auto-produzione di energia vuol dire non spendere più tutte le somme che noi spendiamo mediamente tutto l’anno in trasporti, riscaldamento, raffrescamento e in tutti gli altri consumi di energia. Quindi è un risparmio che teniamo nelle nostre tasche. Non facciamo che auto-produrcela e evidentemente non spendiamo più soldi in bolletta. Se facciamo il conto di quanto ci costano mediamente in un anno solo il riscaldamento e il raffrescamento, si capisce qual è la convenienza economica di auto-prodursi l’energia. Se si pensa che a Bassano ci sono circa 20mila famiglie, si capisce di quale bilancio energetico ed economico stiamo parlando, in termini locali. Di fatto si va a creare alcuni punti di Pil, di crescita economica. Ambiente e economia sono i due lati della stessa medaglia.
Lei dice che siete giunti “a metà del percorso”. Cosa manca per raggiungere l’altra metà?
Abbiamo individuato l’area, adesso dobbiamo capire esattamente quali sono i termini di intervento e quali sono le modalità esatte con le quali si va a intervenire all’interno di quest’area. Noi siamo all’interno di un progetto europeo, come ho detto prima, che è suddiviso in vari “pacchetti” o ambiti di lavoro, ciascuno dei quali affronta il tema della transizione energetica da diversi punti di vista. C’è l’analisi urbana, l’analisi delle energie implementabili, l’analisi dell’impatto che queste possono avere sulla popolazione. C’è inoltre il tema del coinvolgimento della popolazione e della divulgazione tramite i media. Ci sono insomma tanti ambiti che affrontano lo stesso problema da differenti punti di vista.
Quindi, da 1 a 10, quanto è ottimista sulla conclusione positiva di questo progetto?
Direi 20.
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