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Ponte di Legno
Parata leghista alla presentazione delle celebrazioni per la restituzione del Ponte e mancato invito all’amministrazione e ai sindaci precedenti: considerazioni su una mancata Festa dell’Unità
Pubblicato il 10 mag 2021
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Doveva essere una Festa dell’Unità, sdoganando in questo modo una denominazione cara alla tradizione di sinistra. Un’occasione che poteva unire gli opposti schieramenti esattamente come il Ponte di Bassano, secondo consolidata retorica, unisce e mette in dialogo le due sponde opposte del Brenta che - guarda caso - sono la sponda sinistra e la sponda destra.
E invece non è stato così: la presentazione ufficiale dell’esorbitante programma di eventi e manifestazioni per celebrare la restituzione del Ponte alla città dopo il suo lungo restauro, svoltasi venerdì scorso nel chiostro del Museo Civico, si è risolta in una passerella esclusiva dell’attuale amministrazione comunale a traino leghista.
È ovvio che la giunta e maggioranza Pavan, in quanto amministrazione in carica, ha tutto il diritto di farsi puntare addosso i riflettori dello “storico momento”. Ma una cosa è farlo con il giusto rispetto per il significato universale e trasversale del monumento e per la storia, per quanto discussa e travagliata, di questo epocale lavoro pubblico; un’altra è farlo concentrando su di sé, e suoi propri referenti politici, la celebrazione del trionfo.
Foto Alessandro Tich
All’incontro di venerdì, opportunamente distanziati, c’erano molti presenti. Ma c’erano anche molti assenti: in primis - visto che la restituzione del monumento alla città dovrebbe essere un avvenimento “di tutti” - gli esponenti della minoranza, rappresentanti di quella precedente amministrazione che ha promosso, che ha fatto progettare e che ha gestito gran parte dell’intervento di ripristino e consolidamento del cosiddetto Ponte degli Alpini.
Tra gli assenti alla cerimonia dell'annuncio, anche i precedenti sindaci della nostra città, nonostante sempre le minoranze avessero richiesto di istituire un comitato per l’inaugurazione composto dall’attuale sindaco e da tutti gli ex primi cittadini viventi per favorire simbolicamente “un momento che riunisce la comunità bassanese, e non solo, attorno ad un simbolo di pace ed unione come solo un Ponte può fare”.
Alla presentazione nel chiostro le componenti politiche non in sintonia con l’attuale governo cittadino sono rimaste escluse e non è stato fatto nessun accenno, né ringraziamento anche di facciata, al lavoro svolto dalla precedente amministrazione.
È come se alla cerimonia di premiazione per la vittoria nella staffetta 4x100 salissero sul podio solo gli ultimi due frazionisti, Pavan e Zonta, lasciando i primi due, Poletto e Campagnolo, a guardarli a casa alla televisione. Perché questo, fondamentalmente, è stato per l’amministrazione Pavan l’intervento di restauro del Ponte di Bassano: un passaggio di testimone, dopo che la maggior parte della pista - tra ostacoli, intoppi e varianti in corso d’opera - era già stata percorsa.
Doveva quindi essere la Festa dell’Unità, ma in chiostro abbiamo assistito solamente a una parata leghista. I tre interventi politici, tra i discorsi di rito, sono stati infatti di un unico colore: sindaco Elena Pavan, onorevole Germano Racchella, vicepresidente del consiglio regionale Nicola Finco. Quella di Finco è stata una presenza che era prevista d’ufficio: in quello che appare come un momento irripetibile per la promozione dell’immagine di questa amministrazione, la figura di riferimento politico del sindaco Pavan non poteva mancare.
Anche l’intervento di Racchella, deputato della Lega e sindaco di Cartigliano, aveva il suo perché: è infatti lui il primo firmatario del disegno di legge, approvato alla Camera nel giugno 2019, per il riconoscimento del “Ponte Vecchio di Bassano come Monumento Nazionale”.
Ma è anche vero che, praticamente in contemporanea, un analogo disegno di legge per la “Dichiarazione di Monumento Nazionale del ponte sul Brenta detto Ponte Vecchio o Ponte degli Alpini” era stato approvato all’unanimità in Commissione al Senato. Prima firmataria di quel Ddl era la senatrice vicentina Daniela Sbrollini, allora parlamentare del Partito Democratico e oggi passata tra le file di Italia Viva: anch’essa figurante tra i “grandi assenti” della rimpatriata mediatica di venerdì scorso.
La gratitudine nei confronti di chi si è adoperato a favore di Bassano, pur facendo parte dello schieramento politico opposto, è merce rara: per la glorificazione solenne del momento, Racchella bastava e avanzava.
Nicola Finco, quando è venuto il suo turno sul palco degli interventi, ha invitato a lasciare alle spalle le polemiche che hanno accompagnato in questi anni il restauro del monumento e ha affermato: “Voglio lanciare un messaggio di unità alla città e al territorio”.
Le avessero ascoltate in prima fila l’ex sindaco Riccardo Poletto e magari anche i suoi predecessori, allora sì che sarebbero state parole di senso compiuto.
Ma la storia, come ben sappiamo, non si fa con i “se” e con i “ma”. Così è andata e così la presentazione ufficiale della restituzione del Ponte alla città si consegna agli archivi.
Il protocollo del Comune di Bassano del Grappa ha snobbato la coralità politica e istituzionale che l’avvio della stagione inaugurale del monumento restituito ai bassanesi meritava e nel chiostro del Museo Civico abbiamo assistito a una piccola riedizione della festa leghista di Ponte di Legno.
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