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Canone inverso
Il Comune annuncia: “Esentato l'affitto di marzo per le attività ospitate in stabili di proprietà comunale”. Ma l'Ufficio Tributi non sa nulla. E le artigiane Chiara Raccanello e Fabiola Scremin, che pagano il canone al Comune, lo hanno pagato
Pubblicato il 24 apr 2021
Visto 9.070 volte
L'arrabbiata e la rassegnata. L'arrabbiata è Chiara Raccanello, titolare del laboratorio artigiano “Il Pesce Rosso”. La rassegnata è Fabiola Scremin, titolare del laboratorio artigiano “Futuro Antico”. Entrambe accomunate dalla passione per la ceramica, ma anche dalle incombenze burocratiche per poter svolgere il proprio lavoro.
Le due botteghe artigiane si trovano in via Campo Marzio, sono situate l'una a pochi metri dall'altra e - particolare importante - le rispettive attività vengono svolte in due distinti locali di proprietà del Comune di Bassano del Grappa. La Raccanello e la Scremin pagano pertanto l'affitto mensile al “padrone di casa” che è l'ente comunale.
L'arrabbiatura e la rassegnazione delle due locatarie nascono da un post pubblicato lo scorso 26 marzo sulla pagina Facebook istituzionale della Città di Bassano. Nel post in questione l'amministrazione comunale annunciava alcune agevolazioni per le attività commerciali e di pubblico esercizio “visto il perdurare dell'emergenza sanitaria”.
Da sin.: Chiara Raccanello e Fabiola Scremin (foto Alessandro Tich)
Il post concludeva così: “L’amministrazione, inoltre, ha esentato dal pagamento del canone dovuto per l’affitto del mese di marzo 2021 i pubblici esercizi ospitati in stabili di proprietà comunale. Per informazioni è possibile contattare l'Ufficio Tributi.”
Va subito specificato che i “pubblici esercizi” non sono solamente i bar e le attività affini, ma anche per l'appunto i laboratori artigiani aperti alla clientela e in generale, ai sensi della legge italiana, “i locali aperti al pubblico in cui si svolga un'attività di impresa avente come oggetto la prestazione di servizi al pubblico”.
Per questo motivo Chiara Raccanello ha chiamato subito l'Ufficio Tributi del Comune, il quale però - udite udite - non sapeva nulla della cosa. Le è stato successivamente promesso che l'avrebbe richiamata l'assessore comunale al Patrimonio nonchè vicesindaco Roberto Marin, che però a tutt'oggi non si è fatto ancora sentire. Stesse e identiche risposte fornite dall'Ufficio Tributi anche a Fabiola Scremin.
Morale della favola: nonostante l'esenzione annunciata, le due artigiane hanno pagato regolarmente al Comune il canone di affitto di marzo dei loro due locali e - visto che nel frattempo non c'è stato alcun ulteriore riscontro da parte dell'amministrazione pubblica - anche quello di aprile. Canone inverso. Ma alle due dirette interessate questa incredibile discrepanza tra misura annunciata e applicazione mancata non va proprio giù.
“Il post su Facebook - riferisce Chiara Raccanello - dava il numero di telefono dell'Ufficio Tributi per informazioni. Chiamando a quel numero, nessuno sapeva rispondere sulla faccenda. Non solo, mi hanno passato 3-4 persone diverse e poi mi hanno liquidato con un “ci informiamo”. Ha chiamato anche Fabiola, e quindi abbiamo chiamato in due momenti separati, e lei ha avuto le stesse risposte.” “Dopo quindici giorni - prosegue - ci è stato detto che l'assessore Marin ci avrebbe chiamato, ma la cosa non è ancora avvenuta. La prima risposta che hanno dato è che l'esenzione degli affitti era solo per i bar. La seconda versione è stata che si è trattato di “una dimenticanza” da parte loro. Non c'è stata spiegazione in merito al fatto che ci fosse il post e che all'Ufficio Tributi nessuno sapesse niente.”
“È passato un mese e, in via informale, ci hanno detto di “fermare intanto la rata di maggio” - continua la titolare del laboratorio “Il Pesce Rosso -. Io non posso fermare niente senza un pezzo di carta scritto. L'ultima cosa che ci è stata detta è che la questione andava in giunta giovedì scorso e ieri, venerdì, non si sapeva niente comunque.” “Noi abbiamo sempre pagato il canone - puntualizza l'artigiana -. Per noi l'agevolazione sarebbe stata sospendere aprile, perché ci sono state le tre settimane di “zona rossa” in cui potevamo lavorare, però non potevamo vendere. I bar potevano fare l'asporto, noi invece abbiamo mandato via le persone perché non potevamo fare niente. Quello che ci avrebbe aiutato sarebbe stato quindi non pagare l'affitto di aprile. Se mi pubblichi il post il 26 marzo, io faccio in tempo a farmare la rata di aprile, se me lo comunichi in maniera adeguata.”
“È stato fatto un post per mera pubblicità - sbotta la Raccanello -. Facebook è un mezzo di comunicazione. Viene usato in forma ufficiale? Mi sta anche bene, se dietro c'è una cosa fatta in maniera burocratica corretta e io, che sono la destinataria dell'informazione, vengo correttamente informata. Se invece c'è un'informazione su Facebook di cui non c'è nessun riscontro nella realtà, allora è proprio pubblicità gratuita sulla mia faccia.”
“Sono perfettamente d'accordo con Chiara e anche sul fatto che comunque comunicare una cosa al pubblico prima di comunicarla ai diretti interessati non sia molto corretto - afferma Fabiola Scremin -. Siamo ben contente se ci sgravano il mese di maggio, però dovrebbero averlo deciso questo giovedì in giunta e non sappiamo ancora niente.”
“Adesso passiamo direttamente all'affitto di giugno se eventualmente volessero venirci incontro, ma che lo facciano in maniera ufficiale e non ufficiosa - aggiunge la titolare di “Futuro Antico” -. E quando dicono che tolgono l'affitto agli esercizi pubblici, ricordo che siamo tutti esercizi pubblici. Altrimenti devono dire: “togliamo l'affitto ai due bar che abbiamo in contratto”...”. “L'anno scorso ci sono venuti incontro per i tre mesi di chiusura totale e questa cosa ci ha aiutato - sottolinea -. Quella di quest'anno può essere anche una dimenticanza, ma a una dimenticanza si rimedia. Se è stata una dimenticanza, è stata una carenza di comunicazione interna al Comune. Non dovrebbe neanche passare per la giunta comunale, dovrebbe essere semplicemente una correzione fatta dagli uffici.”
“Non vedo dove sia la difficoltà - conclude Fabiola Scremin -. Il Comune non perde tantissimo con queste esenzioni. E se rimedia recupera un po' d'immagine, perché in questo momento sta facendo una bruttissima figura, e aiuta anche le piccole attività per le quali tre settimane a stare fermi sono tantissime. E avere delle uscite da fermi, stando chiusi, comincia ad essere pesante da recuperare.”
Nel frattempo - lavorando entrambe le artigiane con la ceramica e occupandosi anche, nel caso della Scremin, del restauro di ceramiche danneggiate - fintantoché il Comune di Bassano non capirà sé stesso e questa assurda situazione rimarrà in sospeso, non ci resta che dire: il locatario paga e i cocci sono suoi.
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