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Apocalypse Now
Cambiamento climatico: il vero tabù di Lega e centrodestra nella campagna per le regionali, dopo un agosto di eventi meteorologici calamitosi nel Veneto
Pubblicato il 31 ago 2020
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Apocalypse Now. Ieri per motivi di lavoro sono stato a Trissino, il Comune del Vicentino, nella valle dell'Agno, che assieme ad Arzignano è stato travolto dalla rovinosa tromba d'aria abbattutasi nel pomeriggio di sabato. Ci sono andato dovendo evitare la Nuova Gasparona, finita nel frattempo sott'acqua all'altezza di Breganze, per l'esondazione della roggia Riale che affluisce nel Laverda, dopo che nella notte a causa dell'allagamento di alcuni campi a Villaverla si era coperto d'acqua ed è stato chiuso anche il tratto della Superstrada Pedemontana Veneta tra il casello di Malo e l'innesto con la A31.
A Trissino - dove al mio arrivo mi ha accolto un nuovo fortissimo temporale - ho visto devastazione ovunque, per l'evento calamitoso del giorno prima che ha sconvolto le due zone industriali del paese. Coperture scoperchiate, tetti e muri abbattuti, lamiere divelte, strade invase dai detriti, alberi spezzati sul tronco come stuzzicadenti, pavimenti delle fabbriche allagati dalla pioggia, impianti produttivi danneggiati, oltre una cinquantina di capannoni inagibili. Danni milionari, ancora in corso di quantificazione.
Solo pochi giorni prima, e cioè nella serata di lunedì 24 agosto, sempre a Trissino e nel confinante Comune di Brogliano una eccezionale grandinata aveva devastato le colture agricole della fascia collinare, mettendo a rischio in qualche caso anche i futuri raccolti.
Trissino, zona industriale di via delle Tezze (foto Alessandro Tich)
Non passa quasi giorno, ormai, che le notizie sugli eventi meteorologici nella nostra Regione non si trasformino in un bollettino di guerra. Lo sappiamo bene anche noi del Bassanese, dove è ancora fresca la memoria di quel martedì 4 agosto in cui dai monti si sono aperte le acque, inondando Solagna con ingenti danni e provocando grossi disagi anche a Campolongo e in altre località del territorio, Bassano compresa. Quella stessa Bassano dove successive intemperie hanno causato ulteriori danni e sradicato alberi.
Se dovessimo fare una rassegna stampa delle notizie riguardanti gli sconvolgimenti meteo-climatici nel Veneto in questo mese estivo che sta per concludersi, faremmo notte. E la stessa tromba d'aria che sabato ha spazzato le valli dell'Agno e del Chiampo e la zona di Montecchia di Crosara è stata un seguito del violento nubifragio che sempre nei giorni scorsi ha sconvolto la città di Verona e altre località del Veronese.
Ieri mattina a Trissino, proveniente da Arzignano, è arrivato per fare un sopralluogo il governatore Luca Zaia. Uno Zaia in piena forma, adeguato allo stato di crisi, con la maglietta della Protezione Civile del Veneto, eroicamente senza ombrello nonostante la pioggia battente, inseguito come sempre da cronisti e telecamere per raccogliere il Verbo delle sue dichiarazioni. Il presidente della Regione ha visitato alcune delle aziende messe in ginocchio dalla tromba d'aria, ha raccolto l'appello degli imprenditori che gli hanno chiesto di non essere lasciati soli e ai microfoni ha ammonito il governo di Roma affinché risponda subito mettendo in atto le procedure per gli indennizzi, venendo incontro alle richieste dei veneti “che continuano a pagare le tasse”.
Nelle interviste alle Tv Zaia ha anche ricordato gli altri disastri a cui ha già dovuto fare fronte nei suoi anni da governatore: dall'alluvione del 2010 alla tromba d'aria nella Riviera del Brenta, fino alla famigerata tempesta Vaia. Solo per citare alcuni tra gli eventi calamitosi più eclatanti in un Veneto che come tante altre parti d'Italia continua a sgretolarsi, a esondare, a franare.
La cosa che colpisce, nell'efficace presenzialismo del nostro governatore laddove è richiesta la sua presenza a seguito degli sconvolgimenti da eventi meteorologici e da dissesto idrogeologico, è la sua abilità nel richiamare l'attenzione sull'efficienza delle azioni e degli interventi del “post disastro”: la vicinanza della Regione nei confronti dei Comuni in stato di calamità naturale, il pressing sul governo centrale, l'immediata conta dei danni, il suo sostegno alle legittime richieste di indennizzo dei veneti “che non sono abituati a chiedere l'elemosina” e “si rimboccano subito le maniche”. Lo ha dichiarato anche ieri e tutto ciò conferma la sua straordinaria capacità comunicativa, dal momento che sono esattamente le parole che le persone che votano per lui vogliono sentirsi dire. Anche perché Zaia negli stati di crisi (vedasi emergenza Covid) sa dare il meglio di sé. Ecco quello che è fondamentalmente Luca Zaia: un governatore di emergenza.
Quello che invece manca, nelle pubbliche dichiarazioni del presidente del Veneto in occasione degli eventi calamitosi, è qualsiasi riferimento al “prima del disastro”. Vale a dire alla necessità di pensare a nuove politiche di prevenzione e contenimento degli effetti sempre più nocivi degli agenti atmosferici con opportune scelte di ridefinizione dei comportamenti e di riassetto e sistemazione del territorio. Anche perché scelte del genere si fondano sul riconoscimento di un termine tabù per il centrodestra e per la Lega in particolare: “cambiamento climatico”.
Ci sarà infatti una qualche ragione se - secondo i dati dell'European Severe Weather Database - gli eventi meteorologici estremi in Italia nel 1999 sono stati in tutto 17, mentre nel 2019 si sono verificati 1668 casi. Probabilmente anche il 2020 segnerà un altro record e questo sconvolgente mese di agosto ce lo sta purtroppo confermando. E i cambiamenti climatici provocati dall'uomo, come afferma il V report dell'Ipcc (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), sono proprio legati all'aumento degli eventi meteorologici estremi che anche nel nostro Paese rappresentano ormai una costante.
Eppure affrontare il problema da questo punto di vista non entra nelle corde di Lega e alleati: la cosa “puzza” troppo di Verdi o di centrosinistra. Nel 2019 la maggioranza di centrodestra che governa in Regione (Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia) aveva bocciato in consiglio regionale gli emendamenti per contrastare i cambiamenti climatici, presentati dal Partito Democratico, che chiedevano tra le altre cose finanziamenti per le fonti rinnovabili e finanziamenti per i Patti dei Sindaci per l'Energia Sostenibile e il Clima (PAESC). E per andare invece al nostro piccolo, si ricorda ancora il consiglio comunale dell'anno scorso a Bassano del Grappa in cui l'attuale maggioranza di centrodestra aveva respinto la mozione delle minoranze per la Dichiarazione di Stato di Emergenza Climatica e Ambientale, col capogruppo della Lega che aveva bollato la questione come “aria fritta”.
E anche adesso che ad essere fritti sono i tanti cittadini e tanti imprenditori del Veneto danneggiati dagli eventi calamitosi, in quanto all'atteggiamento sul cambiamento climatico #Non Si Cambia.
Così è se vi pare, dunque. Il Veneto delle trombe d'aria e soprattutto delle bombe d'acqua è anche da molti anni la Regione più cementificata d'Italia (Dati Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), con oltre 1600 ettari di suolo naturale consumati e quindi “impermeabilizzati” nei soli ultimi due anni. La pianificazione urbanistica va anche in questa direzione: solo a Bassano del Grappa, la nuova variante al Piano degli Interventi mette a disposizione dei cittadini in un colpo solo il 50% (13 ettari su 26) della quantità massima di consumo di suolo, per nuove edificazioni, prevista da qui al 2030.
Altro che “Fridays for Future”: qui la concezione di “futuro” è tutta un'altra cosa.
E intanto dopo la tempesta Vaia dell'ottobre 2018, l'alluvione a Venezia dello scorso novembre, le frane e il dissesto idrogeologico degli anni precedenti e i continui eventi meteo calamitosi di questo 2020 bisesto, in Veneto come in altre parti di questa devastata Italia si risponde con logiche di Protezione Civile prevalentemente di soccorso, di dichiarazioni di stato di calamità naturale o di crisi, di stima dei danni per la quantificazione degli indennizzi da parte dello Stato e di interventi di ripristino dello stato dei luoghi.
Si arriva cioè sempre “dopo”, invece di imparare dai disastri per passare anche ad una logica di prevenzione, cura del territorio, manutenzione e rigenerazione dei luoghi a rischio.
Il cambiamento climatico, coi conseguenti provvedimenti da adottare, non è compreso nell'agenda della maggioranza uscente della Regione Veneto che aspira alla riconferma, sulla scia del consenso popolare tributato al grande leader delle emergenze Luca Zaia. Facendoci intendere che l'unica forma di clima che le sta a cuore è il clima elettorale.
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