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Un mondo di melma
Bomba d'acqua e di fango sommerge Solagna, tra grande paura e ancora più grande solidarietà. Il racconto del vostro umile cronista, tra i danneggiati dell'onda anomala che si è abbattuta sul paese della Vallata
Pubblicato il 05 ago 2020
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È la mattina di martedì 4 agosto 2020, sulla Vallata cade una pioggia eccezionale e in pochi minuti Solagna viene sommersa da un'onda anomala di acqua e di fango. Io però ancora non lo so. In quel momento mi trovo a Bassano, bloccato da un'incombenza di lavoro che devo svolgere e che mi terrà impegnato fino alle quattro del pomeriggio. Anche mia moglie è a Bassano per lavoro ed è ignara di quello che sta succedendo. Abitiamo a Solagna dall'inizio di quest'anno, in quella che è la mia prima esperienza da residente in un piccolo paese.
Piccolo per popolazione (soltanto 1900 anime circa), ma non per estensione, coprendo un vasto e ameno territorio che dalle rive del Brenta sale sulle pendici del Grappa fino a Camposolagna. All'improvviso mi chiama mio figlio, che è rimasto a casa.
Mi dice che sulla via dove abitiamo sta scendendo un fiume d'acqua. Poi mi manda su WhatsApp un breve video che ha girato dalla finestra all'ultimo piano, di cui qui sopra ho pubblicato un fermo-immagine, davvero impressionante. Mi richiama qualche minuto dopo e mi riferisce che il garage si sta allagando e che ha provato a chiamare il 115 dei Vigili del Fuoco, ma la linea è occupata. Occupata inevitabilmente: come avrei appreso in seguito, l'emergenza maltempo - che si è accanita anche sulla pedemontana trevigiana - ha colpito diverse località, da Solagna a Campese, da Campolongo a Pove, da Romano fino a Breganze.
Fermo-immagine da ripresa video di Jacopo Tich
A Solagna però è accaduto il finimondo e uno dei punti più colpiti è proprio via Roma, la via dove abito sulla “corte” a fianco del noto ristorante “Antica Trattoria da Doro”, al punto da essere conosciuta semplicemente come la “corte di Doro”. Qui, tra i vari percorsi in discesa dell'acqua dalle alture soprastanti verso il Brenta che hanno provocato danni in diverse contrade del paese, l'onda anomala si è abbattuta con particolare violenza, suscitando grande paura. Una “via preferenziale” che dai declivi prospicienti il monte Cornon ha incanalato la massa d'acqua verso il sottopasso vicino alla stazione ferroviaria, rimasto quasi completamente sommerso, trovando poi sbocco nella attigua via Roma che poi si collega alla principale via Ferracina che a sua volta finisce sulla riviera Secco sulla sponda del Brenta. Acqua, fango, detriti e anche tronchi d'albero trasportati dalla corrente impazzita si sono portati via alcune piante che tenevo fuori dalla porta di casa e anche la copertura di un tombino, strappata dalla forza degli elementi e finita chissà dove. Testimoni oculari mi racconteranno più tardi che la bomba d'acqua finita sulla corte, trovandovi alla fine una strettoia, rimbalzava ai lati con onde che si infrangevano proprio sui muri della mia abitazione. Casa dolce casa.
Immaginatevi il mio stato d'animo: essere prigioniero alla scrivania a Bassano per un obbligo di lavoro improrogabile e sapere che il pianterreno di casa sta andando in ammollo.
Finché si sta scatenando la furia degli elementi, però, ben poco posso fare. Se accorri sul posto mentre è in corso il disastro, metti a rischio anche la tua incolumità.
Certo è che se accadesse qualcosa di veramente grave, non perderei un attimo a mollare tutto e a precipitarmi a casa in qualunque modo. Continuo pertanto a chiamare mio figlio per essere aggiornato della situazione, che nonostante l'emergenza in atto rimane fortunatamente sotto controllo. Mia moglie invece non resiste. Lascia il suo posto di lavoro per cause di forza maggiore, prende la macchina, si avventura in una Solagna ormai coperta da un mare di fango sulle strade principali e presidiata dalla Protezione Civile, parcheggia a debita distanza dalla nostra corte inondata e si incammina verso casa. Con grande coraggio, devo dire: la corrente è talmente forte che devi aggrapparti a qualsiasi muretto, automobile, cancello, inferriata o appiglio per evitare di scivolarvi dentro. Alla fine raggiunge la meta, sostenuta dalla tenacia dell'incoscienza come lei stessa riconoscerà dopo.
Verso mezzogiorno la situazione meteorologica migliora e la furia degli elementi si placa.
Ci sono danni ma il peggio è passato, e seppure sulle spine posso terminare il mio lavoro a Bassano mentre a Solagna cominciano le operazioni di sgombero, pulizia e ripristino delle case e delle aree flagellate dall'acqua arrivata dalla montagna. Finalmente, dopo le 16, posso recarmi sul luogo del delitto naturale. Lo svincolo per Solagna dalla Ss 47 è sbarrato dai mezzi dei soccorritori, la riviera lungo il Brenta in quel momento è impraticabile. Unica entrata più a nord, dopo il distributore di benzina. Ovunque i segni dell'inondazione sono ancora ben visibili, ma non come nella parte del paese dove abito io. Parcheggio anch'io a debita distanza dall'epicentro della bomba d'acqua e mi incammino in direzione di casa, lungo una via IV Novembre piena di mezzi dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile.
A un centinaio di metri da casa arrivo al confine del mondo di melma: la strada è ricoperta da una spessa coltre di fango che i numerosi volontari all'opera stanno ripulendo e spalando.
Per arrivare anch'io a destinazione mi tolgo scarpe e calze, mi alzo il risvolto dei pantaloni e compio gli ultimi passi affondando i piedi nudi in quel mare marrone che ti si appiccica addosso come una sanguisuga.
Quando sbuco nella mia “corte di Doro” sono in corso già da tempo le frementi attività dei residenti per ripristinare la situazione. Già: i residenti. Non ci sono infatti solo i Vigili del Fuoco sopraggiunti da varie parti del Veneto, impegnati soprattutto a drenare l'acqua finita negli scantinati, e non ci sono solo i bravissimi volontari della Protezione Civile di Solagna, della Protezione Civile di Valbrenta, della Pro Loco e degli altri sodalizi di volontariato come l'Associazione Nazionale Carabinieri, chiamati a fronteggiare le richieste di intervento giunte da ogni angolo della contrada. Ci sono anche gli abitanti delle case danneggiate, assieme ai loro amici e colleghi di lavoro accorsi sul posto per dare una mano, che si sono rimboccati le maniche per risolvere tutti assieme l'emergenza comune.
Con due file parallele di assi di legno montate in serie è stata realizzata una corsia di deflusso e sono state allestite delle tubazioni per far defluire l'acqua, che continua a scorrere dal sottopasso ferroviario un po' più in su, più velocemente. Tra i residenti impegnati a salvare il salvabile c'è anche ovviamente la mia famiglia, intenta a prosciugare l'acqua dal garage e a sgomberare le cose danneggiate, in un piano terra ridotto a una pista da motocross.
Mi lavo i piedi dal fango-sanguisuga, calzo dei copriscarpe da acqua alta che avevo comprato anni fa a Venezia e mi butto anch'io nella mischia. La cosa incredibile che avverto in questo singolare frangente è il grande senso di solidarietà del vicinato. Tutti aiutano tutti.
C'è chi ti presta il tira-acqua che serve a tirarla fuori meglio dal garage, chi ti mette a disposizione la sua pompa aspiratrice, chi collabora alla pulizia del fango davanti alla casa che non è la sua. Giovanni Scapin, titolare e chef della trattoria “Da Doro”, ha già il suo bel daffare per contenere i danni del suo locale ma non si sottrae dal prestare aiuto anche agli altri.
Ivo e Roberto Jekic, padre e figlio, il primo muratore e il secondo idraulico, appartengono a una stimata famiglia croata stabilitasi da molti anni a Solagna. In quanto “addetti ai lavori”, sono attrezzatissimi e le loro macchine e arnesi per il prosciugamento dell'acqua diventano patrimonio comune. C'è persino una persona che non ho mai visto prima che mi presta la sua idropulitrice: “Usala senza problemi - mi dice -, poi la lasci qui in corte.” A un certo punto esce anche Mira, moglie di Ivo, che offre a tutto il vicinato al lavoro una tazza di caffè.
Ed è proprio a questo punto, mentre sto ancora nuotando nel mondo di melma, che capisco cosa significa il “senso di comunità”. Perché è vero che nel male si trova sempre anche il bene, come dimostra questa per me inedita esperienza di coesione sociale in periodo di distanziamento sociale.
Le operazioni di ripristino della normalità vanno avanti fino a sera. Gli ultimi motori in azione sono quelli delle idropulitrici che spazzano via ciò che resta dello strato di fango pervaso sull'asfalto. Ci si lecca le ferite, fuori da casa mia lascio le tante cose che sono state danneggiate dall'allagamento del garage e in quanto tali destinate all'ecocentro.
Ma non c'è sconforto, c'è anzi la soddisfazione di aver condiviso con gli altri questa difficile esperienza, che diventerà memoria comune. Prima che l'ultima autobotte riprenda la via del ritorno, un Vigile del Fuoco viene a chiedermi se tutto è a posto e mi dice che se abbiamo chiamato il 115 senza avere risposta - come è stato -, saremo richiamati per la verifica di eventuali ulteriori necessità. E fino a notte inoltrata le macchine operatrici della Protezione Civile continueranno a smassare il fango residuo che intasa ancora la strada nel vicino sottopasso della ferrovia. Finisce così una storia fra le tante del giorno più lungo di Solagna, in cui l'intero paese ha potuto apprezzare la tempestività dei soccorsi e la solidarietà del volontariato civile. Bravi tutti. Grazie a tutti.
“Bravo” anche al Comune di Solagna, che ha continuato ad aggiornare la popolazione sulla situazione in corso tramite il servizio WhatsApp comunale, sempre puntuale e non da oggi. Una fonte di informazioni utili come le strade e i sottopassi da evitare durante l'emergenza, i problemi di approvvigionamento idrico in alcune zone del paese, gli orari di apertura dell'ecocentro per lo smaltimento delle cose danneggiate. Diffuso anche un aggiornamento sulla disponibilità di stanze presso l'albergo “Ai Cavallini”, grazie al supporto di Ivan Team, per chi avesse problemi per la notte. In giornata, inoltre, l'assessore alla Protezione Civile della Regione Veneto Gianpaolo Bottacin ha compiuto un sopralluogo nei luoghi più colpiti e il Comune di Solagna ha richiesto alla Regione la dichiarazione dello Stato di Emergenza.
In conclusione - e al di là dei risvolti istituzionali e di cronaca della vicenda - sono profondamente sincero nell'affermare che proprio in questo giorno sfortunato mi ritengo fortunato ad abitare a Solagna, dove i rapporti umani contano più delle apparenze esterne.
Dai diamanti non nasce niente, dalla melma nascono i fior.
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