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Dimmi cosa posti e ti dirò chi sei. I social network e le piattaforme di messaggistica ci offrono l'occasione di raccontare al mondo chi siamo, cosa facciamo, quali sono i nostri pensieri. Basta scrivere una frase o pubblicare un'immagine che ci rappresenti e il gioco è fatto.
Si tratta ovviamente di scelte personali e in quanto tali vanno considerate. Ma quando l'immagine viene postata dal sindaco dell'ottava città del Veneto, ecco che la sfera personale lascia il passo alle considerazioni di dominio pubblico. È accaduto che nei giorni scorsi, precisamente venerdì 10 luglio, il sindaco di Bassano del Grappa Elena Pavan ha postato un'immagine sullo stato del proprio profilo WhatsApp. Lo “stato” di WhatsApp è una funzionalità che permette di condividere foto e video riguardanti la nostra giornata.
È una cosa simile alle “storie” di Instagram: consegni alla rete la tua foto “del giorno” e dopo 24 ore questa foto non c'è più. Anche la foto messa dal sindaco sul suo stato di WhatsApp dopo un giorno non c'era più, ma nel frattempo - come solitamente accade in questi casi - l'immagine aveva già fatto il giro degli smartphone di Bassano.
L'immagine in questione è una citazione tratta dalla rete medesima. Ed è la seguente: “Accetto prediche ma seleziono i pulpiti.” Citazione interessante: perché in cinque parole sintetizza perfettamente il modo di porsi del sindaco di Bassano. Che invece di praticare l'umiltà del novizio amministrativo - che ha bisogno anche delle prediche e delle tirate di orecchie per crescere e migliorare, indipendentemente da chi gliele esprime -, afferma con superiorità di selezionare in partenza le sorgenti delle critiche.
Di prediche, nell'ultimo periodo, Elena Pavan è argomento frequente, soprattutto dopo la scadenza del suo primo anno di mandato amministrativo. Una ridda di osservazioni critiche sull'operato della giunta comunale, ovvero di alcuni suoi componenti, che hanno portato al recentissimo rimpasto alla bassanese di cui ha fatto le spese uno degli assessori più attivi e volonterosi del gruppo e cioè “l'esterna” Stefania Amodeo.
Il nocciolo della questione tuttavia non è la natura delle prediche rivolte al sindaco e alla sua squadra, ma quella dei pulpiti da cui partono i sermoni, oggetto della presuntuosa selezione pavaniana. Quali saranno quelli prescelti e quali invece quelli esclusi?
Partiamo dal pulpito numero 1: le minoranze. Le prese di posizione delle opposizioni sull'operato dell'amministrazione sono sempre state molto critiche, ma questa è la regola del gioco delle parti. Peraltro le minoranze hanno anche teso una mano al governo cittadino per collaborare alla gestione del periodo Covid e del post Covid: la cosa si è però risolta in un nulla di fatto e gli emendamenti delle opposizioni riguardanti misure immediate di sostegno economico alla cittadinanza e alle imprese sono state rispedite al mittente.
Risultato: pulpito numero 1 escluso.
Passiamo allora al pulpito numero 2: la maggioranza. Mi riferisco a quelle frange di maggioranza che, timidamente, hanno cominciato ad esprimere alcuni distinguo sull'operato del sindaco, in particolare sul rimpasto Amodeo-Cabion riguardo al quale, come hanno lamentato le due capogruppo Ilaria Brunelli e Lucia Fincato, non c'è stato alcun confronto e non c'è stata informazione preventiva. Ma è da mesi che la mancanza di “comunicazione interna” in seno alla compagine governativa viene periodicamente sottolineata da taluni esponenti della maggioranza di centrodestra.
Risultato: pulpito numero 2 escluso.
È quindi il turno del pulpito numero 3: gli alleati di Fratelli d'Italia. Alleati di coalizione specializzati nel fuoco amico e immedesimati perfettamente nel ruolo di pungolo per l'amministrazione, con comunicati e interventi pubblici fortemente critici, anche se propositivi. Talmente critici che l'eventuale ingresso di un loro esponente in consiglio comunale, conseguente a determinate scelte per il rimpasto di giunta, è stato precluso in partenza dal diktat del grande capo della Lega Nicola Finco.
Risultato: pulpito numero 3 escluso.
C'è ancora il pulpito numero 4: l'informazione libera e indipendente. Il compito del giornalismo senza padroni è quello di analizzare, puntualizzare e evidenziare le cose che non vanno. Perché le cose che vanno, in sé, non sono una notizia: sono aspetti della gestione della cosa pubblica che un'amministrazione comunale dovrebbe saper fare a prescindere. Lo scopo della critica giornalistica non è quello di prendere posizioni di parte, ma di fare le pulci - sulla base di documenti e di dati oggettivi - su come viene gestita la fiducia degli elettori, su come alle parole venga dato seguito con i fatti e su come vengono spesi i soldi dei cittadini. Proprio per questo è una controparte molto scomoda per i detentori del potere politico.
Risultato: pulpito numero 4 escluso.
Con tutti questi pulpiti eliminati, viene da chiedersi quali siano invece i pulpiti selezionati.
E alla fine, come nel film “Highlander”, ne rimane soltanto uno. Ed è il pulpito della Lega: l'unico a cui il sindaco leghista Elena Pavan sembra dare ascolto, in particolare per i sermoni del grande predicatore Nicola Finco, che della candidatura a sindaco della Pavan è stato lo sponsor politico e che sulle vicende del Palazzo bassanese ha sempre voce in capitolo.
Tutto il bailamme di incontri e trattative per il rimpasto di giunta è nato dalle sue pubbliche dichiarazioni in occasione del primo anno di mandato dell'amministrazione Pavan: non dimentichiamocelo. E appare difficile - vedasi diktat su Fratelli d'Italia - che qualsiasi movimento in seno alla maggioranza a trazione leghista possa verificarsi senza il suo consenso. Così è, se vi pare. La mia predica è finita, andiamo in pace.
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