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Masquerade

Covid-19 e 1 Maggio: in piazza a Bassano passerella di politici e amministratori in maschera al flash mob di protesta di artigiani e commercianti contro le misure del governo

Pubblicato il 01 mag 2020
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Il flash mob di protesta è annunciato alle ore 11, ma già verso le 10.30 una pattuglia della Polizia di Stato si apposta nei pressi della colonna col Leone di San Marco in piazza Libertà a Bassano. All'arrivo dei primi gruppuscoli di persone l'auto della Polizia se ne va, lasciando il controllo della situazione ad agenti in borghese del Commissariato di P.S. mescolati tra la gente e a una seconda pattuglia appostata in via Roma. Non ci sarà però bisogno di interventi, per così dire, drastici da parte delle forze dell'ordine: la manifestazione è pacifica e silenziosa, lasciando disperdere nell'aria solo il brusio del chiacchiericcio dei partecipanti e il vocio degli intervistati dai cronisti, questi ultimi attratti dalla masquerade come mosche sul miele.

Scrivo “masquerade” perché in questo giorno di festa siamo tutti in maschera, come da disposizioni governative e regionali. Anche a Bassano, come in altri Comuni, va in scena infatti il flash mob “1 Maggio 2020 - Festa del Lavoro che non c'è”, indetto spontaneamente da un non meglio specificato gruppo promotore autodefinitosi “gli imprenditori del Veneto”.

Foto Alessandro Tich

Regole uguali per tutti: comportamento pacifico, rispetto dei protocolli di sicurezza con distanziamento sociale, guanti e mascherine e appuntamento alle ore 11 “nella piazza principale della tua città”. L'invito, diffusosi sui canali del web, è rivolto a partite Iva, liberi professionisti, artigiani, commercianti, industriali. Specifica il volantino di annuncio della manifestazione, benché si tratti di una protesta silenziosa: “Chiederemo a gran voce al governo di lasciarci lavorare!”. “Lasciateci lavorare nel rispetto delle regole sanitarie - afferma una prima versione del volantino -, ma lasciateci lavorare, prima che le nostre imprese e il Paese Italia vadano in default.” Tale affermazione si riferisce ovviamente al piano di ripartenze scaglionate delle attività aziendali dal 4 maggio in poi - come da ultimo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri - che stabilisce chi ripartirà subito, chi più tardi e chi più tardi ancora. Artigiani e commercianti di Bassano (non più di una trentina però) si danno così appuntamento per il flash mob del 1 Maggio in piazza Libertà. In realtà è più mob che flash: la colorita adunanza con distanziamento sociale durerà circa un'oretta. Quella che dovrebbe essere una legittima manifestazione di dissenso dei rappresentanti della nostra economia locale si trasforma tuttavia in una passerella, a beneficio dei media, di politici e di amministratori locali. A perorare la causa dei flashmobbisti ci sono il sindaco di Bassano Elena Pavan e altri notabili della Lega come il consigliere regionale Nicola Finco e l'europarlamentare Mara Bizzotto.
Non mancano all'appello l'assessore regionale Elena Donazzan, più assessori e consiglieri comunali di maggioranza bassanesi. Dopo qualche minuto fa capolino anche il presidente del circolo di Bassano di Fratelli d'Italia Nicola Giangregorio. È anche il festival delle mascherine diversificate, nei colori e nelle forme. C'è chi arriva con la mascherina col Leone di San Marco, come la consigliera Ilaria Brunelli o il già presidente mandamentale di Confartigianato Sergio Serradura. Ma il titolo di Look of the Year viene assegnato all'unanimità all'assessore regionale Donazzan: mascherina e borsetta en pendant, col tricolore. Gioiscono le telecamere e i fotografi: dopo due mesi di noia da lockdown, tutto questo show è oro colato.

Ma qual è il vero senso di questa manifestazione senza slogan, senza cortei e senza striscioni? “Questo è un normalissimo flash mob - dichiara a Bassanonet il presidente mandamentale di Confartigianato Sandro Venzo - di gente che sta a dimostrare il fatto che la giornata del lavoro, il 1 Maggio, va riconosciuta a chi lavora e quindi in un momento nel quale le aziende sono chiuse noi diciamo: riprendiamoci la giornata del lavoro perché abbiamo bisogno di lavorare”. “Quindi in un momento come questo, dove ci sono moltissime aziende ancora chiuse e molte sono aperte ma senza ordini in corso - aggiunge Venzo -, è giusto cominciare a riprendersi le piazze, in maniera spontanea, per urlare questo grido di dolore in un Paese che sta soccombendo.”
Dunque, nella pubblica piazza, assistiamo all'“urlo in silenzio” delle partite Iva e dei piccoli imprenditori. Ma perché anche i politici e gli amministratori? Lo chiedo al sindaco di Bassano Elena Pavan. “Perché noi siamo dalla parte di chi lavora e vogliamo che riparta questa Regione, il nostro territorio - mi risponde -. Noi siamo dalla parte del nostro tessuto sociale ed economico e noi siamo vicini a queste persone, perché la situazione è terrificante.”
“Se dobbiamo continuare a restare chiusi per ragioni sanitarie - continua il sindaco -, dall'altra parte devono comunque arrivare tempestivamente le risorse che sono state promesse settimane fa e che devono ancora arrivare. C'è una inadeguatezza del governo che è assolutamente intempestivo. Sono arrabbiata, davvero.”
Il flash mob più mob che flash prosegue alla chetichella e più che a una manifestazione silenziosa di protesta assomiglia a una rimpatriata scolastica. Poco prima di mezzogiorno, esaurite le interviste e le foto da postare sulle pagine Facebook, i partecipanti si diradano fino a svuotare la piazza e il “1 Maggio 2020 - Festa del Lavoro che non c'è” se ne va immediatamente in archivio. Servirà a qualcosa? Ai posteri, nella “fase 2”, l'ardua sentenza.

Sulla facciata del municipio di Bassano continua intanto ad essere appeso lo striscione con le due scritte “#iorestoacasa” e “#andràtuttobene”. Niente di più anacronistico, ormai, e di più ipocrita. Per cui, in conclusione, lancio una mia proposta: quella di organizzare un nuovo flash mob per andare a toglierlo via una volta per tutte.

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