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Sciò ah
La Lega e la mozione Segre in consiglio comunale: come trasformare una questione imbarazzante in un (casuale?) successo politico
Pubblicato il 29 nov 2019
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Questione di punti di vista. La capogruppo consiliare di maggioranza Lucia Fincato, in quota Impegno per Bassano, nel corso della discussione di ieri sera sulla mozione per il conferimento della cittadinanza onoraria di Bassano a Liliana Segre ha detto, in sostanza, che un consiglio comunale deve occuparsi delle cose che toccano e che riguardano direttamente i cittadini e non di questioni molto più grandi, come questa, che dovrebbero essere più opportunamente affrontate a un livello istituzionale superiore, nazionale ed europeo. Da un punto di vista di pancia la cosa può anche starci: certamente un piano delle asfaltature, un lavoro di manutenzione in un quartiere o una variante al piano degli interventi toccano più da vicino i cittadini interessati.
Ma da un punto di vista di testa, la questione pone un interrogativo fondamentale: e cioè fino a che punto vicende come il caso Segre, particolarmente indicative sul verso dove sta andando il Paese in cui viviamo, ci toccano e ci riguardano.
Il Parlamento può anche occuparsi del tema (come? istituendo nuove leggi? e di che tipo?), ma se ad occuparsene sono invece i Comuni significa che la presa di coscienza sui nuovi scenari del confronto ideologico, mina vagante della convivenza civile, tocca e riguarda innanzitutto il Paese reale.
L'uscita delle minoranze dalla sala consiliare (fonte immagine: Youtube)
Nella tarda serata di ieri, in consiglio comunale a Bassano, è andata in scena la quintessenza di questa Italia 2019 che ricerca ogni pretesto per fare il compito sulla sua operazione aritmetica preferita: la divisione.
Le cose, come più ampiamente riferito nel mio articolo “La Segre e le Foibe”, sono andate così. Le minoranze in blocco (i quattro gruppi di centrosinistra e il Movimento 5 Stelle) hanno presentato la mozione che impegna la giunta “ad istituire nella apposita commissione consiliare prima e in consiglio comunale poi la delibera di conferimento della cittadinanza onoraria alla senatrice Liliana Segre”.
Una richiesta motivata dalla Medaglia d'Oro al Valor Militare per la Resistenza conferita alla città di Bassano e dalla circostanza che “i fatti tra il settembre 1943 e l'aprile 1945 testimoniano la lotta dei cittadini bassanesi e dei territori circostanti contro lo stesso nemico che nel medesimo periodo segnava tragicamente la vita della senatrice Segre”.
La mozione era però destinata ad essere bocciata per la ferma opposizione, maturata tra le porte chiuse della maggioranza, da parte della Lega. Sciò ah. Ciò vuol anche dire che in seno alla maggioranza la posizione di partenza non era così unitaria, ma piuttosto che minare l'immagine esterna di compattezza della coalizione governante si è preferito il compromesso storico dell'emendamento che ha riscritto la mozione.
Il documento emendato dalla maggioranza, oltre ad “ammorbidire” i contenuti del testo originale, ha associato e messo sullo stesso piano il dramma della Shoah e il dramma delle Foibe: sia dato l'avvio all'iter per la cittadinanza onoraria di Bassano a Liliana Segre - sempre che la senatrice Segre abbia la voglia e il motivo di accettarla -, ma un uguale riconoscimento dovrà essere conferito anche ad Egea Haffner, istriana, il cui padre venne infoibato dai titini a Pisino. L'emendamento è stato votato e approvato dalla sola maggioranza, di fronte ai banchi deserti delle minoranze uscite dall'aula.
La svolta buonista della Lega
Fin qui il riassunto commentato di quello che è successo ieri sera.
Il risultato è stato il successo politico - difficile dire quanto studiato a tavolino e quanto casuale - del centrolega, che è riuscito nel capolavoro di portare a casa la medaglia che volevano invece appuntarsi sul petto gli oppositori di centrosinistra: il semaforo verde (in tutti i sensi) per la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, che fa tanto rumore e fa tanta notizia, seppure condizionato alla par condicio nei confronti della signora Haffner, assurta a simbolo del sacrificio istriano-fiumano-dalmata.
Il compito di aritmetica sulle divisioni - che sono ancora e sempre divisioni ideologiche - ieri sera ha raggiunto il culmine ed è proseguito oggi con le dichiarazioni e i comunicati da ambo gli schieramenti, di cui si occupa il mio articolo precedente.
Niente di nuovo sotto il sole: in mancanza di solidi argomenti del presente, prevalgono ancora una volta i contrasti sul passato. Colpisce soprattutto la svolta buonista della Lega bassanese, che si fa paladina del fatto che insignire della cittadinanza onoraria sia Liliana Segre che Egea Haffner “significa dare uguale dignità alla vita di tutti gli esseri umani, quale che sia la loro provenienza geografica, la loro cultura o la loro religione” (vice capogruppo Marco Vidale). E che invitare Segre e Haffner a due incontri pubblici a Bassano in occasione del Giorno della Memoria e del Giorno del Ricordo significa portare “la loro testimonianza di perseguitate, finalizzata ad una riflessione sui valori fondanti di una società civile, lontana dall’odio e dalla discriminazione” (sindaco Elena Pavan).
Detto da chi aveva deciso in partenza di respingere la mozione originaria, fa sicuramente un certo effetto. Ma la politica è anche questo, e da sempre: saper giocare di sponda e trarre vantaggio dalle circostanze.
La maggioranza di centrolega dovrà adesso adeguarsi: la pari dignità “di tutti gli esseri umani, quale che sia la loro provenienza geografica, la loro cultura o la loro religione” è un assunto dichiarato in data odierna dalla Lega dominante e vedremo come e in che misura rimarrà valido quando prima o poi si parlerà di immigrazione.
Il rovescio della frittata
Lo scrivo sinceramente: quella attuata ieri sera dalla Lega pavaniana è stata la mossa politica più abile, anche se forse non voluta, di questi primi sei mesi di mandato amministrativo. Evitando di bocciare la mozione originale, ha evitato anche di finire nel tritacarne mediatico che proprio in queste ore sta esplodendo in tema di Olocausto, sopravvissuti allo sterminio e tristi tematiche affini.
É oggi su tutta la stampa nazionale, conquistando persino anche la prima pagina del Corriere della Sera, la notizia della decisione della maggioranza del Comune di Schio - guidato dal sindaco a capo di una coalizione civica di centrodestra ma di antica estrazione leghista Valter Orsi - di respingere una mozione del PD che chiedeva l'installazione in città delle pietre d'inciampo, come già fatto in tante altre città italiane ed europee, per ricordare i cittadini deportati e uccisi nei lager nazisti. “Le pietre d'inciampo - è stata la motivazione della maggioranza scledense - rischiano di portare di nuovo odio e divisioni. Non tengono conto delle morti di entrambe le parti.” “La bocciatura della mozione del PD - ha dichiarato il sindaco Orsi, travolto dalle polemiche -, non ha nulla di politico o partitico, ma prende solo atto che nella nostra città già si onorano istituzionalmente caduti e vittime.”
Poteva essere un'ottima scusa da tirare fuori anche a Bassano, ma il tutto si è invece risolto con un improvviso e ben cucinato rovescio della frittata.
Sempre oggi, esulando dal contesto politico istituzionale, la cronaca nazionale ha dato risalto alla scoperta di una cellula “filo hitleriana” intenzionata a costituire un movimento neo nazista in Italia (sedicente Partito Nazionalsocialista Italiano dei lavoratori), ai cui vertici si trova una bella ragazza milanese soprannominata “Miss Hitler” e il cui bacino di adepti annovera diverse donne, pure indagate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Caltanissetta che ha aperto un fascicolo d'inchiesta, tra le quali un'impiegata di 48 anni di Curtarolo (Padova) e una 40enne di Vicenza. Si tratta certamente di una minoranza di invasati, ma in questi tempi di “risvegli” antisemiti rappresenta anche un caso di devianza ideologica di gruppo che non va sottovalutato.
In tutto questo bailamme di interesse dei media per ogni cosa politicamente scorretta nei confronti della questione ebraica, iniziato proprio con le minacce alla senatrice Segre, l'amministrazione di Bassano ha trovato il modo di fare la sua incredibilmente bella figura. Ha assunto il ruolo di titolare della decisione amministrativa, ha spiazzato le minoranze, si è rifatta una verginità nelle dichiarazioni del giorno dopo e ha trovato anch'essa spazio su media nazionali (è il caso de “Il Giornale”, che cita l'articolo di Bassanonet).
Quattro piccioni con una fava: neanche sulla rete antivolatili del Ponte se ne sono visti tanti in un colpo solo.
Parola di figlio di esuli
In conclusione un'ultima annotazione. Oggi più di una persona, dopo aver letto il mio articolo notturno “La Segre e le Foibe”, mi ha chiesto di esprimere il mio parere sull'abbandono dell'aula consiliare da parte delle minoranze. Rispondo a queste sollecitazioni affermando che dipende dalla giacca che indosso.
Se indosso la giacca da giornalista, il mio parere è che si è trattato di un finale già scritto. Vistesi “scippate” della paternità della mozione, riscritta e rilanciata dagli avversari della maggioranza, le opposizioni hanno fatto quello che si fa di solito: abbandonare i seggi per evitare di partecipare al voto di approvazione di un documento promosso da chi ha preso spunto dall'iniziativa altrui per girarla a proprio favore.
Se indosso invece la giacca da libero cittadino della Repubblica Italiana, figlio e nipote di esuli da Fiume, dico che lo sviluppo e l'esito della discussione consiliare di ieri sera mi hanno ferito. E si tratta di una ferita bipartisan.
Mi ha ferito il centrosinistra, che ha dimostrato per l'ennesima volta di non voler comprendere il dramma dell'Esodo giuliano-dalmata e delle Foibe, nonostante l'approvazione di facciata sull'eventuale cittadinanza onoraria da conferire a Egea Haffner, ma “con una mozione distinta”. L'uscita dall'aula dei consiglieri di minoranza è stata solo il suggello della politica dei paraocchi che ha contraddistinto la sinistra italiana e che continua dal secondo dopoguerra. E mi ha ferito il centrodestra, che nel controbattere alla proposta degli avversari inserendo a gamba tesa l'argomento delle Foibe, mi ha riesumato l'irritante sensazione della strumentalizzazione politica, che ha contraddistinto la destra italiana e che continua dal secondo dopoguerra, della vicenda degli esuli, la cui storia misconosciuta ritorna a galla solamente quando è utile alla causa.
Essere strumentalizzati è la tara che ci portiamo dietro da quegli anni di sangue e di lacrime ed è l'ultima cosa di cui noi genti giuliane abbiamo bisogno.
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