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Secco a tutto campo
Intervista a Dino Secco, candidato PDL alle elezioni politiche. Che rivela i 6 punti del “patto con l'elettore” firmato davanti al notaio. “Lo Stato non deve interferire su come il cittadino, pagate le tasse, vuole spendere i suoi soldi”
Pubblicato il 21 feb 2013
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Una cosa non si può contestare a Dino Secco: e cioè quella di non essere disponibile a confrontarsi, sempre e comunque, con gli organi di informazione.
E anche adesso che è candidato alle politiche nelle file del PDL (al n. 6 della lista del Popolo della Libertà per la Camera dei Deputati, circoscrizione Veneto 1) accetta di buon grado il nostro invito in redazione per un'intervista.
Sembra una cosa ovvia: ma in realtà - come avrete capito leggendo un nostro precedente articolo riferito a un altro candidato di spicco del nostro territorio - non è da tutti.
Dino Secco, candidato PDL alla Camera dei Deputati, nella redazione di Bassanonet (foto Alessandro Tich)
Quella di Dino Secco è un'esperienza amministrativa di tutto rispetto: sindaco di Solagna dall'85 al '95, assessore della Comunità Montana del Brenta dall'80 al '90; assessore provinciale dal '97 al 2007 e ancora assessore provinciale, e vicepresidente della Provincia, dal 2007 al 2012. Da sette anni è inoltre presidente del Consorzio di promozione turistica Vicenzaè. Un'attività politica e amministrativa negli enti locali che, come specifica il diretto interessato, “si è dedicata in modo particolare alle attività produttive e al turismo, che è l'attività economica del futuro per la nostra area”. E che ora aspira al grande passo in direzione di Roma.
Perché ha deciso di candidarsi?
“Perché ritengo che il passaggio a un incarico regionale o nazionale sia il coronamento di un percorso iniziato come amministratore locale. Ho sempre detto che sarebbe obbligatorio un certo “cursus honorum” negli enti locali prima di approdare a incarichi maggiori. Solo attraverso l'esperienza negli enti locali si conosce bene il territorio e si ha la possibilità di avere un rapporto diretto coi cittadini e di conoscere i loro problemi e gli obiettivi che il territorio si prefigge.”
Al di là del programma del partito, lei personalmente che cosa si propone di fare?
“Ognuno ha le sue competenze. Nel mio caso, il fatto di avere una lunga esperienza nel campo delle attività produttive e del turismo potrebbe portare, qualora eletto, a qualcosa di particolare proprio per questi settori. Con la possibilità di trasferire nell'attività parlamentare le esperienze fatte in Provincia di Vicenza col settore produttivo, come ad esempio la battaglia assieme agli orafi e ai conciari per la riduzione dei dazi doganali per le esportazioni negli USA, oppure altre esperienze nel turismo, come i progetti sulle De.Co. ovvero i prodotti a denominazione comunale o come la Film Commission, che ha come obiettivo la promozione del territorio attraverso la cinematografia. Sono iniziative che, gestite in maniera pratica nel territorio, possono far sì che anche nelle leggi si tenga conto di questa praticità. Perché le leggi sono un fatto quasi solo ideologico, che poi si scontra con la realtà di ogni giorno.”
Con quale priorità per il Paese?
“Il lavoro da fare, assieme a tutti, è quello di far ripartire l'economia. Se non riparte l'economia, tutti gli altri problemi - sanità, scuola, servizi, infrastrutture - rimarranno in difficoltà. Bisogna riportare la fiducia soprattutto nella classe imprenditoriale italiana che dal dopoguerra, soprattutto qui nel Nordest, ha portato l'Italia nei G7. E attraverso che strumenti? Innanzitutto attraverso una detassazione: non si può continuare ad avere una pressione fiscale superiore al 50%. E poi con l'eliminazione del limite dei 1000 euro per i pagamenti in contanti, adeguando i pagamenti alle normative europee.”
Eliminare il limite dei 1000 euro per i pagamenti in contanti: in che senso?
“Come PDL abbiamo un concetto, e cioè che il cittadino che paga le tasse deve sapere come lo Stato spende i suoi soldi. Ma il cittadino, una volta pagate le tasse, deve essere libero di spendere i suoi soldi come vuole, senza che lo Stato interferisca. L'equilibrio del rapporto tra Fisco e cittadino è fondamentale. Con le proposte di ridurre i pagamenti in contanti e con l'istituzione dei redditometri si mina la fiducia del cittadino nello Stato. La conseguenza delle file ai valichi di frontiera per fare benzina è che tante entrate tributarie sono inferiori. Se un contribuente ha una barca e va a fare rifornimento in Croazia, allo Stato viene a mancare il 90% della spesa per il carburante, che è costituito da tasse. Vuol dire che lo Stato ha un minore gettito tributario che deve coprire con altre spese, che finora si sono concentrate sulla casa. Per questo diciamo basta con l'IMU sulla prima casa e diciamo che vogliamo restituire l'IMU pagata nel 2012. C'è chi obietta dicendo che i soldi dell'IMU è impossibile restituirli. Non è vero: già in passato sono stati restituiti soldi ai cittadini, con la tassa sulla solidarietà negli anni'90. Quella dell'IMU è la stessa cifra che il governo Monti dà a Monte dei Paschi di Siena in maniera acritica. Noi diciamo che è giusto restituirla anche a milioni di cittadini.”
Dunque, come dice lei, è necessario che Stato ricuperi la fiducia dei cittadini. E la fiducia nella politica?
“Un altro concetto su cui c'è la convergenza di tutti i i cittadini è la riduzione dei soldi della politica. Ognuno di noi, candidati PDL, ha firmato davanti al notaio, al momento dell'atto di accettazione della candidatura, 6 impegni sul suo onore.
Questi impegni sono: 1. votare il dimezzamento degli emolumenti dei parlamentari; 2. votare il dimezzamento del numero dei parlamentari; 3. votare l'azzeramento del finanziamento pubblico ai partiti; 4. totale trasparenza sull'attività e sui redditi personali; 5. non più di due legislature da parlamentare; 6. in caso di non accettazione delle regole del gruppo parlamentare, per non tradire il mandato degli elettori, dare le dimissioni. Sono i 6 punti di quello che è un vero e proprio patto con l'elettore. Su questi temi non si può scherzare, perché già adesso i cittadini hanno un atteggiamento di antipolitica dovuto al fatto che queste promesse sono state già fatte ma non mantenute. La prossima volta, se non manteniamo queste promesse, dall'antipolitica possiamo passare a qualcos'altro di più grave per la nostra nazione.”
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