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“Ha visto che bello? Speriamo adesso che non lo rovinino.”
Mentre scatto qualche foto al murales fresco di pittura dello street artist bellunese ericailcane in via Tabacco a Bassano, passa una coppia a piedi e la signora mi esprime il suo giudizio sull'imponente opera che ora ricopre la parete del sottopasso ferroviario. Impossibile non esprimerlo, o comunque non pensarlo. Per alcuni la gigantografia a pennello è un piacere alla vista, per altri è un pugno nell'occhio.
Comunque sia, la nuova creazione di arte urbana genera tutto, fuorché indifferenza. E già questo, per un artista, può essere considerato un bel risultato. Come già saprete se siete nostri lettori, ma anche per il rumore provocato in città dall'iniziativa, quello di via Tabacco è il primo di una serie di interventi di street art nelle periferie di Bassano previsti e finanziati, per 14.000 euro complessivi, dal RAME Project: progetto dell'assessorato alla Cultura del Comune, realizzato in collaborazione con l'Urban Center, che mira “alla rigenerazione e allo sviluppo culturale” degli spazi cittadini “trascurati o dimenticati dalla quotidianità” attraverso la trasformazione di muri pubblici degradati, o già imbrattati da scritte e graffiti, in stabili murales d'autore. Vale a dire interventi di writers e illustratori “ormai professionisti nel proprio settore e riconosciuti a livello internazionale”, selezionati per il progetto dal direttore artistico Andrea Crestani, in arte Koes.
Foto Alessandro Tich
Anche chi vi scrive, inevitabilmente, non è rimasto indifferente nei confronti di questo nuovo grande zoo a colori vicino al quale transitano auto, biciclette e pedoni e sopra il quale passano i treni. E senza scomodare i mostri sacri della pittura urbana alla stregua di Keith Haring o di Bansky, vi dirò che in linea generale e a titolo personale io sono attratto da queste espressioni di creatività figurativa on the road. Considero il Geppetto e il Pinocchio robotizzati del murales di Pixel Pancho all'ex ospedale di Bassano un concentrato di poetica per immagini e in giro per il mondo ho visto molti esempi di street art davvero degni di un museo all'aria aperta. Ma sull'intervento di ericailcane mi sento di dire alcune cose, passando dalla sfera dei gusti personali a quella delle considerazioni pubbliche. Perché di opera pubblica si tratta, finanziata dall'Amministrazione comunale e quindi con i nostri soldi. E in quanto vero committente del lavoro artistico, ciascun cittadino - me compreso - ha il diritto di concordare o di dissentire su come il denaro pubblico è stato investito.
Va da se che la questione non può essere ridotta alla semplice contrapposizione tra “mi piace” e “non mi piace”, pollice su o pollice giù, caratteristica delle catene di Sant'Antonio dei dibattiti nei social. Il murales di via Tabacco può piacere, come alla signora che ho incrociato questa mattina, oppure generare dubbi, perplessità, se non persino repulsione. Ma questa è, appunto, la sfera delle sensibilità personali e va quindi inquadrata all'interno del perimetro delle percezioni di ciascuno di noi.
Va anche osservato che mister erica fa di tutto per non offrirci immagini rassicuranti e in quanto tali foriere di giudizi favorevoli a prescindere. Il suo soggetto ricorrente sono gli animali, ma non quelli delle fiabe o della Disney: bensì un bestiario antropoide in cui gli esseri a due, a quattro o anche a più zampe assumono atteggiamenti umanizzati, e spesso proprio per questo inquietanti. Quell'inquietudine che sembra pervadere la grande immagine che da adesso domina il paesaggio suburbano di via Tabacco.
Lascio ad altri, più esperti di me, analizzare il murales dal punto di vista puramente estetico e tecnico, per evitare di rinfocolare i contrasti tra i due opposti partiti del capolavoro di arte pubblica, da una parte e, dall'altra, della fantozziana cagata pazzesca. Quello che mi preme invece valutare è la coerenza iconografica dell'opera rapportata al contesto, e cioè alla città prima ancora che al quartiere, in cui è inserita.
Non che un prodotto della creatività debba per forza adeguarsi all'ambiente circostante, ma trattandosi come in questo caso di una raffigurazione permanente, ciò rende permanente anche il messaggio (che nel caso di ericailcane è un messaggio politico) che l'autore intende esprimere. E più il messaggio è connesso alla storia e alla sensibilità sociale della comunità ospitante, più è possibile che si sviluppi un dialogo, e non dell'incomprensione, tra il prodotto artistico e il pubblico a cui si rivolge.
Che un'opera di arte pubblica possa o preferibilmente debba in qualche modo rapportarsi all'ambiente urbano in cui viene realizzata è un elemento che ne rafforza il valore evocativo. Ne è cosciente anche lo stesso ericailcane, che sa bene cosa significhi contestualizzare le sue provocazioni a colpi di pennello. Basta dare un'occhiata alla sua pagina Facebook per averne la conferma. A Can Picafort, località balneare dell'isola di Maiorca, ha dipinto sulla parete di un palazzo un colossale istrice che galleggia sul mare con un salvagente su cui è attaccata una bandiera dell'Unione Europea e con un fischietto in bocca. Poi dal suo profilo Instagram leggiamo: “Felice di essere stato invitato a Mallorca mentre questo stesso anno a luglio il ministro italiano Matteo Salvini é stato dichiarato ufficialmente “persona non grata” dalla stessa isola. Sono cose che fanno la differenza nella vita quotidiana di un essere umano.” A Lama di Reno invece, frazione del Comune di Marzabotto (inutile ricordarvi per quale motivo è tristemente conosciuto), ha raffigurato sui muri di una fabbrica dismessa un gigantesco tasso con fazzoletto al collo e pantaloni di colore rosso e un cappio in mano. Titolo dell'opera: “Il tasso partigiano”.
Il rapporto tra opera e contesto non sempre emerge, ma il messaggio politico sì.
E probabilmente una delle opere più rappresentative del pensiero creativo dell'illustratore murale bellunese è l'immagine di una enorme tagliola raffigurata sulle pareti di un edificio degradato. Titolo dell'opera: “Itagliola”. Un concetto del Bel Paese “oppressivo” che si riflette ad esempio anche nel murales “Il gatto dello stivale e la sardina”, dipinto su una vecchia cabina elettrica in Sardegna, dove il gatto con un bavaglino tricolore al collo si appresta a divorare il pesce, presumibile simbolo della vittima di turno, contestualizzata all'ambiente (sardina = Sardegna).
Non è dato ancora sapere quale sia il titolo del murales di via Tabacco. Ma non serve essere esperti di graffitologia per capire che le numerose bestie che lo animano, assieme ai simboli che le accompagnano (piccone, forcone, rastrello, chiodi, sega, badile, ago e filo, falce, tenaglia eccetera), rappresentino più o meno esplicitamente la schiavitù del lavoro. Ma altre due immagini simboliche, dipinte ai due estremi opposti dell'opera, danno il vero senso dell'ideologia d'insieme.
Da una parte una coniglia, col fazzoletto in testa in stile contadina e con una bandiera rossa raffigurata su una spilla, alza il braccio sinistro con il pugno chiuso.
Dall'altra un rettile regge una bottiglia contenente alcool, dal cui collo spunta una fiamma, mentre un anfibio tiene in zampa un fiammifero acceso. L'associazione di idee è intuitiva: bottiglia con alcool + fiammifero acceso = bottiglia incendiaria, o se preferite bomba Molotov. Ecco: questo è il messaggio politico che permarrà sul muro nella moderata e operosa Bassano. Fuori contesto, fuori tempo e fuori luogo. Neanche fossimo alla Bovisa di Milano o nella Porto Marghera degli anni '70. E alla faccia della stessa immagine, fortemente sostenuta dall'Amministrazione Poletto, di “Bassano città per la pace”.
Non è pertanto un'eresia sostenere che la somma investita dal Comune per la realizzazione dell'opera sono soldi sprecati.
In quanto infine al reale valore figurativo e culturale del murales di via Tabacco, lascio ad ognuno di voi - e ci mancherebbe altro - la libertà di opinione. Opera d'arte degna di tale nome oppure sgradevole imbrattamento, sotto le mentite spoglie di un'opera creativa? Probabilmente tutte e due le cose, a seconda di come la si percepisce.
Il che fa materializzare un nuovo esemplare di bestia umanizzata, che si aggiunge alle altre tanto care all'immaginario dell'autore: Scaravaggio.
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