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Il triplice fischio finale
L'aggregante lutto di un'intera comunità. Duomo di Santa Maria in Colle gremito per l'ultimo saluto a Luigi Agnolin
Pubblicato il 01 ott 2018
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“All'inappellabile triplice fischio finale intraprende una nuova esperienza Luigi Agnolin di Bassano del Grappa.” L'epigrafe, così come voluta dalla famiglia, nella sua mesta essenzialità è bellissima. Perché quel “Luigi Agnolin di Bassano del Grappa” è la quintessenza della vita e della carriera del nostro grande concittadino venuto a mancare sabato scorso: il binomio - quello del più famoso arbitro di calcio del suo tempo e quello della sua città di provenienza - che per anni e anni è riecheggiato ogni domenica nelle orecchie, attaccate alle radioline, di milioni di italiani. Un personaggio controcorrente, sempre pronto a voltare pagina e a rimettersi in gioco, anche dopo aver rinchiuso per sempre il fischietto in un armadio per affrontare nuove sfide da dirigente sportivo e non solo, al punto che la sua stessa morte viene comunicata ai viventi come una “nuova esperienza” appena intrapresa.
La foto dell'epigrafe di Luigi Agnolin è l'immagine che ho scelto a corredo di questo articolo, per rispetto a lui e alla sua famiglia, in quello che è il giorno dell'ultimo saluto. Niente immagini di entrata o uscita del feretro, di volti più o meno noti alle esequie, di gente assiepata in chiesa, di discorsi o benedizioni: sono momenti profondamente intimi, anche se pubblici, che meritano il ricordo dei presenti senza l'ulteriore eco della riproduzione sui media. Momenti che si prestano, semmai, alla sintetica narrazione: quella di un funerale che vede il Duomo di Santa Maria in Colle gremito di persone che non hanno voluto mancare al triste appuntamento, segno dell'aggregante lutto di un'intera comunità. La affollatissima Santa Messa viene introdotta dall'arciprete abate di Bassano e parroco di Santa Maria in Colle Don Andrea Guglielmi, ma viene officiata da Fra Lanfranco Dalla Rizza, Padre Guardiano del Convento dei Cappuccini di San Sebastiano al Margnan, padre spirituale e amico personale di Luigi Agnolin.
Padre Lanfranco, citando le ultime parole di Cristo sulla croce (“Tutto è compiuto”) paragona la vita e la figura dello scomparso a “un'opera compiuta”, segnata “dalla professionalità, dall'amore per Bassano, dalla generosità”. E chiede di “ringraziare il Signore per la lezione di vita che ci lascia, non solo come arbitro, ma per tutte le altre scelte di vita che ha fatto”. Alla conclusione della messa e prima della benedizione del feretro, la parola per ricordare dal microfono sull'altare la figura di Agnolin viene concessa, per volere della famiglia, ad una sola persona: Aldo Bertelle, grande amico di quello che fu il principe dei fischietti e fondatore della Comunità Villa San Francesco di Facen di Pedavena (Belluno) che accoglie decine di ragazzi in difficoltà e alla quale, nella discrezione e nel silenzio che contraddistinguono la vera solidarietà e il vero volontariato, l'ex arbitro internazionale di calcio ha assicurato il proprio sostegno e la propria vicinanza per anni, fino all'ultimo.
Foto Alessandro Tich
Quello di Bertelle è tutto, fuorché un intervento di circostanza: parole chiare e ben scandite che evidenziano un lato di Agnolin ignoto ai più, mettendone in luce una grandezza d'animo nascosta, agli occhi di chi non lo conosceva pienamente, dietro la parvenza di schietto e mediatico uomo di sport.
Quando termina la mesta cerimonia, sul sagrato di Santa Maria in Colle si mette a piovere con insistenza, ma sono tanti gli ombrelli aperti che rimangono prolungatamente sul posto attorno al carro funebre per rendere ancora omaggio a quel nome così indissolubilmente legato al nome della sua città: Luigi Agnolin di Bassano del Grappa.
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