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Mentre scrivo queste righe il dottor Mario Guderzo, direttore del Museo Gipsoteca Antonio Canova di Possagno, è in partenza o forse è già partito per gli Stati Uniti d'America. Destinazione: New York City, dove si tratterrà per una decina di giorni in vista dell'inaugurazione di martedì 22 maggio della mostra “Canova's George Washington” (“Il George Washington di Canova”) che sarà allestita fino al 23 settembre nella prestigiosa sede della Frick Collection, nel cuore di Manhattan, nei pressi del Central Park.
La mostra - delle cui fasi di allestimento pubblichiamo in calce a questo articolo alcune foto in esclusiva - è incentrata sull'esposizione del gesso originale di Antonio Canova, conservato nella Gipsoteca di Possagno, della statua di marmo del primo presidente degli Stati Uniti George Washingon, commissionata nel 1816 al sommo scultore neoclassico possagnese nientemeno che dal terzo presidente a stelle e strisce Thomas Jefferson.
La statua di marmo, che raffigura Washington nelle vesti di un condottiero romano, ebbe purtroppo brevissima vita: collocata nel 1821 nella Sala di rappresentanza del Senato della capitale dell'epoca Raleigh, nella Carolina del Nord, fu distrutta dieci anni dopo da un furioso incendio divampato nella State House. Dopo 197 anni, nella Grande Mela, gli americani potranno così rivedere il “loro” presidente nel modello esatto di gesso realizzato dall'autore della statua, perfetto gemello in scala 1:1 della medesima, mai uscito fino ad oggi dall'Italia. Oltre alla scultura, la mostra comprende quattro schizzi preparatori dell'opera e le incisioni e i disegni collegati, nonché il ritratto a olio su tela di Canova eseguito nel 1816 da Thomas Lawrence: l'intero materiale è in prestito dalla Gipsoteca e dal Museo di Possagno, fatta eccezione per due fogli con due bozzetti disegnati del monumento, concessi in prestito dal Museo Civico di Bassano del Grappa.
Il direttore del Museo Gipsoteca Canova di Possagno Mario Guderzo (fonte immagine: arte.it, tratta da foto di Fabio Zonta)
La mostra è curata da Xavier F. Salomon, capo curatore della Frick Collection, in collaborazione con Mario Guderzo ed è organizzata dai due enti museali di New York e di Possagno assieme alla Venice International Foundation e alla società Friends of Venice Italy Inc. Dopo l'allestimento newyorkese, l'esposizione sarà riproposta il prossimo autunno a Possagno.
Approfitto pertanto di questo momento di partenza o già di lontananza dall'Italia e di giustificata disattenzione rispetto alle altre cose del dottor Guderzo, concentrato negli ultimi preparativi di “Canova's George Washington”, per esprimere alcune considerazioni che potrebbero rovinargli la giornata qualora si collegasse, come spesso fa, a Bassanonet. Non me ne voglia il direttore del Museo Gipsoteca di Possagno, e già direttore del Museo Civico di Bassano, anche perché sono considerazioni di stima e di ammirazione.
Per dirla infatti con una storica frase molto nota Oltreoceano e non solo, I Have a Dream. Ed è quello di immaginarmi Mario Guderzo quale prossimo assessore alla Cultura di Bassano del Grappa. Assessore esterno, ovviamente: non serve che si apponga il marchio di fuoco candidandosi per quella o per quell'altra lista. Devo dire di non essere il solo a coltivare questo sogno “amministrativo”: attestazioni di gradimento sulla sua figura, collegata a tale ruolo istituzionale, stanno già serpeggiando in città.
Perché mai come in questo momento l'Amministrazione di Bassano, che l'anno prossimo sarà chiamata a rinnovarsi, ha bisogno di rappresentanti autorevoli e credibili in alcuni settori strategici per il rilancio d'immagine della città: e la cultura, da questo punto di vista, è in pole position.
Lancio questo “endorsement” nei confronti del direttore del Museo canoviano sulla base di una constatazione lapalissiana ma strategicamente fondamentale: e cioè che un assessore alla Cultura, innanzitutto, deve essere un uomo di cultura.
Non nel senso di un dotto rinchiuso nella sua torre di avorio in mezzo ai libri, ma di un intellettuale di ampie conoscenze e di comprovata apertura ed esperienza nei rapporti diretti con le istituzioni culturali a livello nazionale ed internazionale. L'ultimo assessore alla Cultura con queste caratteristiche che Bassano ha avuto la fortuna di avere è stato l'indimenticato professor Giorgio Pegoraro. Dopo di lui, praticamente, il poco o il nulla. Guderzo, per la sua attività, frequenta il mondo. E dà del tu, solo per fare un esempio, ad alcune tra le principali istituzioni museali estere tra cui l'Ermitage di San Pietroburgo.
La grande mostra “500 veneto - Dipinti dall'Ermitage” - da lui organizzata a Bassano del Grappa nel 2001 e da lui curata assieme a Irina Artemieva, e quindi riallestita al Museu Nacional d’Art de Catalunya di Barcellona - è solo uno dei tanti tasselli di un mosaico di contatti internazionali di primo livello.
Immaginare il co-curatore di “Canova's George Washington” nel ruolo di conduttore amministrativo delle politiche per la cultura a Bassano rappresenta inoltre tutto, fuorché un ritorno all'antico. Perché il direttore Guderzo è anche un uomo di cultura smart.
Già da diversi anni, e quindi da tempi non sospetti, ha sdoganato il dogma dell'intoccabilità dei gessi del Canova danneggiati o persino semidistrutti dalla Prima Guerra Mondiale a Possagno promuovendone la ricostruzione delle parti mancanti con le nuove tecnologie reversibili in 3D.
In collaborazione con Asolana Group, inoltre, ha di recente trasformato il Museo e la Gipsoteca di Possagno in un centro multimediale grazie alla “Canova Experience”: una piattaforma digitale interattiva che combina in un unico luogo tour virtuali per amplificare la visita, totem touch screen per gli approfondimenti dei contenuti, Qr code per conoscere sullo smartphone storia e curiosità delle opere e un'aula didattica multimediale con schermi interattivi, un tavolo touch screen e postazioni “oculus” per una visita emozionale tra le sculture in realtà virtuale. E scusate se è poco.
In più il dottor Guderzo conosce benissimo la macchina comunale di Bassano del Grappa e i meccanismi interni dell'Ufficio Cultura e di quel Museo Civico di cui è stato il direttore fino al momento in cui, dopo aver vinto nuovamente il concorso, non è stato esautorato dal ricorso di una certa Giuliana Ericani. Visto il suo incarico passato nella stanza dei bottoni di via Museo, è pur vero che possa sussistere teoricamente il rischio di avere un assessore “ingombrante” per il prossimo direttore dei Musei Civici, che potrebbe comunque ancora essere la dottoressa Chiara Casarin. Ma tra persone intelligenti, nei due distinti ruoli, problemi del genere non dovrebbero presentarsi.
Si potrebbe obiettare, secondo la logica corrente delle attribuzioni degli incarichi nella giunta comunale, che il direttore del Museo Gispoteca di Possagno non è un bassanese. Arriva infatti dalla lontanissima Marostica. Ma al netto del rapporto tra capacità e certificato di residenza, va comunque sottolineato che la cultura è di per sé, e per definizione, un campo di attività universale che in quanto tale trascende dai limiti imposti dalla mentalità localistica.
Conosco Mario Guderzo da moltissimi anni e posso osare di dichiarare che lo conosco ben oltre la patina di serietà e di aplomb anglosassone che i suoi ruoli istituzionali, passati e presenti, impongono. Per cui so benissimo che quando prima o poi leggerà questo articolo si metterà a ridere e soprattutto a fare gli scongiuri.
Mi ha confidato più volte - ma ora posso permettermi di renderlo pubblico - che a Possagno si trova benissimo e che grazie alla Fondazione Museo Gipsoteca Canova ne ha fin troppo da fare per rendere merito alla dimensione dei suoi contatti internazionali. Quindi immaginarlo come il prossimo assessore alla Cultura di Bassano, oggettivamente, non sarebbe certamente per lui una promozione.
Ma sarebbe una promozione per questa città.
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