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Il Polo Museale Santa Chiara? È un Polo alla diavola.
Ovvero, interpretando soggettivamente e liberamente il concetto, un progetto che è stato messo in piedi con un “diabolico” obiettivo.
E cioè quello di “scaricare sulla gestione pubblica il peso di costi altissimi che graveranno sui bilanci comunali futuri già oberati dalle ristrettezze imposte agli Enti Locali”. Il tutto a vantaggio e ad “esclusivo interesse di onerose collezioni private”.
Un rendering del progetto del Polo Museale Santa Chiara (fonte immagine: lageardarchitettura.it)
È quanto si evince dal comunicato stampa approvato e trasmesso in redazione dal Centro di iniziativa politico culturale Romano Carotti di Bassano del Grappa, vicino agli ambienti della Sinistra cittadina.
Riportiamo di seguito il comunicato in versione integrale, compresa l'imprecisione “museo d'auto Wimar Bonfanti” invece che “museo dell'automobile Bonfanti Vimar”:
COMUNICATO DEL CENTRO ROMANO CAROTTI
L’Amministrazione Comunale ha annunciato la ripresa dei lavori del Polo Museale Santa Chiara. Oggetto di polemiche fin dalla sua ideazione quest’opera ha avuto un cammino difficile, le scelte delle passate amministrazioni sono state contestate molte volte e da più parti.
Ora sembra che la decisione di proseguire i lavori abbia fugato ogni dubbio e chiuso ogni discussione, a noi sembra che le obiezioni di fondo rimangano.
Il Centro Romano Carotti è sempre stato contrario all’ipotesi che riunisce in una curiosa sintesi, la collezione Luca di animali “tassidermizzati” (impagliati) e il museo d’auto Wimar Bonfanti. Idee povere culturalmente e datate, ben lontane da una politica culturale adeguata a Bassano.
Si potrebbe continuare a discutere, ma adesso la preoccupazione è un'altra e riguarda la sostenibilità di tutta l’operazione. Un museo attrattivo, capace di convogliare grossi flussi turistici, con una progettazione scientifica che lo qualifichi come eccellenza, presuppone grandi investimenti di carattere continuativo e va certamente oltre la qualità delle nostre collezioni di partenza.
Si pensa di superare questa evidente contraddizione cercando una collaborazione con il Muse di Trento, ma non sarà il rapporto dispari con un Museo di ben altra dimensione e interessi a risolvere il problema.
Quello che serve adesso è un progetto gestionale chiaro e realistico che parta dai costi fissi del personale e della manutenzione per arrivare a quelli per investimento in progetti e stabilisca credibili ipotesi operative future.
Tale documento non può essere successivo all’opera ultimata, ma prioritario perché ci permette una valutazione concreta di quanto si sta facendo.
La nostra preoccupazione è che tutto si riduca nello scaricare sulla gestione pubblica il peso di costi altissimi che graveranno sui bilanci comunali futuri già oberati dalle ristrettezze imposte agli Enti Locali.
Oltre a un giudizio di merito dunque c’è da parte nostra quello di sostenibilità economica che dovrebbe spingere a ripensare complessivamente l’attuazione del Polo Santa Chiara.
A nostro avviso il progetto dovrebbe mantenere la sua destinazione culturale, ma pensando a spazi di servizio per quello straordinario tessuto di iniziative che Bassano esprime. Mostre temporanee, espressioni artistiche soprattutto giovanili, auditorium, sala multifunzionale ecc. sono esigenze presenti e concrete che potrebbero avere un ruolo nella crescita complessiva della città e che si possono sostenere con una organizzazione molto flessibile, leggera e poco dispendiosa.
E’ praticabile una strada del genere o si darebbe il via a una sfilza di ricorsi come da qualche parte si paventa? Tutto è possibile, ma ci pare che il rischio più grave sia quello di trovarsi a gestire un costante deficit di bilancio.
Un’Amministrazione pubblica ha il dovere-potere di autotutelarsi rispetto a scelte avvenute in passato e lontane ormai negli anni.
Una mancata copertura finanziaria, l’impossibilità di risparmi di spesa, la valutazione di mutate condizioni generali sono motivi che invalidano qualsiasi scelta di precedenti amministrazioni, secondo i principi consolidati di autotutela.
Occorre partecipare alla città questa volontà per vanificare quel fragile castello di pareri favorevoli costruito e sbandierato nell’esclusivo interesse di onerose collezioni private. Un grave errore sarebbe quello di dare ormai per determinato il percorso di un’opera che, a dispetto delle interessate manifestazioni di favore, la città non vuole.
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