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Ricevo regolarmente a cadenza periodica, alla mia casella di posta elettronica, la newsletter dell'ufficio stampa delle penne Montegrappa.
La comunicazione è in inglese, oltre che in italiano, perché il mercato dell'azienda di “strumenti da scrittura” di Bassano del Grappa, come ben sappiamo, è internazionale. Ed è soprattutto un mercato di alto bordo.
Non per nulla la newsletter esprime contenuti da jet-set: inaugurazioni di boutique o di flagship store in qualche capitale del mondo, presentazione di collezioni ispirate a importanti artisti o a celebri sportivi, lancio di penne celebrative su grandi eventi o personaggi, mostre in gallerie di pregio, coinvolgimento di noti testimonial.
Foto: press@montegrappa.com
Tra le altre cose, l'azienda della famiglia Aquila è anche licenziataria dell'UEFA per i gadget e accessori della Champions League. Dal punto di vista del marketing, non c'è che dire: Chapeau.
L'ultima newsletter ricevuta in redazione ha però colpito più di altre la mia attenzione. Perché accanto alla foto dell'ultima penna scaturita dalla fantasia dei designer di Montegrappa appare un'altra foto con le inconfondibili figure del premier Matteo Renzi e della cancelliera tedesca Angela Merkel alla conferenza stampa congiunta a margine del recente vertice italo-tedesco a Berlino.
La penna in questione si chiama “Fortuna Tricolore”.
“Pervasa interamente dai tre colori della bandiera italiana verde-bianco-rosso - scrive la comunicazione aziendale -, è davvero uno strumento da scrittura emblematico dell'orgoglio italiano!”
“Ed era apparentemente così - continua il testo - anche per Matteo Renzi. Il primo ministro d'Italia ha tenuto saldamente in mano la penna Tricolore Fortuna per tutto il corso della sua ultima riunione e conferenza stampa con il cancelliere della Repubblica Federale di Germania, la signora Angela Merkel, tenutasi lo scorso venerdì 29 gennaio 2016 a Berlino.”
E così, per l'incontro bilaterale nella capitale tedesca, Matteo da Firenze si è portato dietro un pezzetto di made in Italy che arriva dalle rive del Brenta.
Non è dato sapere se il nostro capo del governo, oltre a “tenere saldamente in mano” il patriottico strumento da scrittura, lo abbia anche usato per prendere appunti. Un po' come si fa sul diario di scuola per annotare i compiti da fare a casa. Colpa, forse, di quell'aria da “maestra”, severa anche se a tratti accondiscendente, che la Merkel irradia ai suoi interlocutori.
Benché negli ultimi tempi, dopo i fatti di Colonia, la signora Angela sia un leader ben più in difficoltà di quanto non appaia al di fuori del suo Paese.
Comunque sia, è ancora lei la “prof” dell'Europa. Andare a colloqui con lei, almeno per gli osservatori esterni, ha sempre quella certa sensazione che assomiglia ad un'interrogazione. E le materie su cui il nostro premier ha dovuto prepararsi, per l'occasione, erano degne di un esame di maturità: emergenza migranti, accordi con la Turchia, flessibilità, riforme, sanzioni alla Russia, Brexit (la paventata uscita del Regno Unito dall'Unione Europea).
Al di là dell'esito dei colloqui bilaterali - per il quale vi rimando ai resoconti di testate giornalistiche ben più autorevoli - la annotazione principale emersa all'incontro di Berlino è stato il richiamo dell'Italia a svolgere un ruolo di primo piano nell'Europa che conta.
Una questione attualissima, proprio per la crisi in atto nella UE - uscita allo scoperto con l'emergenza profughi e con la conseguente ridiscussione dello spazio Schengen -, che sta facendo riemergere la vecchia e mai abbandonata idea, generata proprio in Germania, della Kerneuropa.
E cioè un'Europa a cerchi concentrici che ruota attorno a un nucleo, ovvero un “nocciolo duro” di Paesi, che detta le linee comunitarie in materia di valori, istituzioni, strategie politiche, sistema economico e persino difesa militare.
Un esperimento di Kerneuropa esiste già, ed è l'ancora solido asse franco-tedesco, da cui il nostro BelPaese teme di essere definitivamente escluso.
“L'Italia - ha dichiarato il nostro presidente del Consiglio al vertice tedesco - non è più il problema dell'Europa. Ha voglia di fare la propria parte come è doveroso che sia e come la storia del nostro Paese ci impone.”
Portando il New York Times a commentare quanto segue: “Renzi spinge per un posto a capotavola nel tavolo del potere europeo.” E cioè un esplicito reclamo per l'istituzione di un direttorio a tre, e non più a due.
Buona fortuna, Matteo. Sarà per questo che a Berlino ti sei portato dietro una penna che, già dal suo nome, è anche un amuleto.
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