Alessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 16-01-2016 15:20
in Cronaca | Visto 3.305 volte

L'ombra della 'Ndrangheta a Bassano

Sei arresti e sequestro di beni per oltre 20 milioni nella nuova tranche della maxi operazione contro la 'Ndrangheta “Aemilia” della DDA di Bologna. Tra le società sequestrate anche un'impresa edile con sede in via Villaraspa in città

L'ombra della 'Ndrangheta a Bassano

Fonte immagine: reggio2000.it

L'ombra della 'Ndrangheta a Bassano del Grappa.
C'è anche una società con sede nella nostra città tra i beni sequestrati per ordine del Gip del Tribunale di Bologna - su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna - nell'ambito della nuova tranche della maxi indagine “Aemilia”, che ha consentito di individuare e disarticolare una consorteria della 'Ndrangheta operante in Emilia, dalla spiccata capacità imprenditoriale e di infiltrazione in vari settori dell'economia locale.
Si tratta dell'impresa edile “Tmc Srl”, con sede in via Villaraspa 6 nella zona di Largo Parolini in città. Secondo gli inquirenti, era una delle ditte utilizzate dall'organizzazione per ripulire e riciclare denaro proveniente da attività illecite di stampo mafioso.
Il provvedimento è stato eseguito ieri, nel contesto dell'esecuzione di sei ordinanze di custodia cautelare e decreti di sequestro preventivo nei confronti di altrettanti indagati e società di capitali.
La nuova operazione, che ha visto impegnati decine di carabinieri del Comando Provinciale di Modena e di finanziari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cremona, ha consentito di porre sotto sequestro beni in Emilia Romagna, in Calabria e appunto in Veneto.
Il primo troncone dell'indagine aveva già portato, il 28 gennaio dello scorso anno, all'arresto di 117 persone; a 224 indagati complessivi, rinviati a giudizio o che hanno richiesto di essere giudicati con rito abbreviato e al sequestro di beni e società per un valore totale di quasi 500 milioni di euro.
Il valore dei beni sequestrati nel blitz di ieri, riconducibili alle sei persone arrestate, ammonta invece a oltre 20 milioni. Dei sei destinatari dei provvedimenti restrittivi, cinque si trovano già in carcere perché ritenuti i vertici dell'organizzazione, o persone a loro vicine.
Tra i destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare, spiccano i nomi degli imprenditori di origine calabrese Giuseppe Giglio e Palmo e Giuseppe Vertinelli, fratelli, già arrestati nel corso delle precedenti tranche dell'indagine e attualmente imputati nel processo “Aemilia” quali esponenti del sodalizio ‘ndranghetistico emiliano.
Le indagini hanno consentito di accertare che gli indagati, sino alla primavera del 2015, avevano eluso le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione per salvaguardare i patrimoni di provenienza illecita di cui gli stessi sono titolari occulti, rendendosi responsabili del trasferimento fraudolento di beni mobili ed immobili, mezzi e quote societarie intestandole fittiziamente a prestanome. Il tutto con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’attività della associazione di stampo mafioso di appartenenza. In tale contesto è emerso anche il ruolo di compiacenti professionisti, tra i quali il commercialista crotonese Donato Agostino Clausi, già arrestato nel gennaio 2015 e nuovamente destinatario di provvedimento cautelare.
Tra i beni sequestrati, oltre ad alcune società aventi sede nelle province di Crotone, Parma, Verona e Vicenza (appunto la “Tmc Srl” di Bassano del Grappa, unica società correlata all'organizzazione individuata e sequestrata nella nostra provincia), figura anche un agriturismo del crotonese, del valore di diversi milioni di euro, gestito da Francesco Giglio, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, padre di Giuseppe Giglio, detto “Pino”, attualmente recluso in regime di art. 41 bis.

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