Alessandro Tich
bassanonet.it
Pubblicato il 14-11-2015 14:44
in Attualità | Visto 2.647 volte
 

Una notte al Museo

Ecco come sarebbe il Museo di Storia Naturale al Polo Museale Santa Chiara, oggetto di una seduta dedicata delle commissioni consiliari. La “stanza di Brocchi e Parolini”, insetti giganti, tecnologie interattive. Ma quando si parla di soldi...

Una notte al Museo

Un allestimento botanico del Museo di Storia Naturale del Garda a Malcesine (fonte immagine: comunemalcesine.it)

“Punti di gomma” premendo i quali escono i profumi dei fiori e spettacolari display con le immagini delle piante. Allestimenti al buio per i reperti più delicati o per gli uccelli notturni, ciascuno collegato a un dispositivo da cui esce il rispettivo canto. Formiche di 6 metri e ragni giganti “dentro” i quali si può camminare (sono solo riproduzioni, state tranquilli). Animali tassidermizzati ricomposti in posizione etologica, e cioè rappresentativa del loro comportamento in natura, e non statica.
Altro che “peluche”, piante secche e sassetti impolverati. Quelli sopra indicati sono solo degli esempi “per dare un'idea di cosa può essere un Museo di Storia Naturale moderno”. E se a dirlo - con grande competenza, ma anche con grande passione - è Magda Biasolo, c'è da crederlo. La dottoressa Biasiolo è infatti la conservatrice della Sezione Naturalistica del Museo Civico di Bassano, il patrimonio di collezioni attualmente in gran parte seminascosto nelle catacombe museali o in sedi espositive non propriamente valorizzate. Nonostante il fatto - come sottolinea la conservatrice - che “il Museo di Bassano è nato come un museo naturalistico.”
La dottoressa non lo dice, ma si capisce al volo che se dipendesse da lei il Museo Civico di Storia Naturale al Polo Museale Santa Chiara - con un allestimento coinvolgente e interattivo, degno dei musei naturalistici del Terzo Millennio - andrebbe fatto domani mattina. Perché questo è l'argomento per il quale la conservatrice è stata chiamata a presentare una relazione alle commissioni consiliari, nuovamente riunite - questa volta al Museo Civico - per affrontare più in dettaglio il progetto Santa Chiara, con specifico riferimento allo stralcio che riguarda il Museo Naturalistico. Cosa quanto mai interessante da seguire, visto che da sempre la parte delle esposizioni pubbliche del complesso museale - rispetto invece all'azione di comunicazione e di sensibilizzazione della parte privata, che vedono in prima linea dal Museo dell'Automobile Bonfanti-Vimar - rappresentano il lato oscuro della Luna.
Un lato sul quale la conservatrice getta un fascio di luce sorprendente, illustrando le potenzialità che un adeguato allestimento museale potrebbe garantire alla valorizzazione e all'attrattività delle collezioni naturalistiche conservate e attualmente misconosciute ai più.
A cominciare dalla raccolta geo-paleontologica di Gian Battista Brocchi: 40mila reperti tra rocce, minerali, fossili e conchiglie originariamente. Un patrimonio dalla storia a dir poco martoriata: danneggiata e scompigliata dai bombardamenti della seconda guerra, per anni 250 cassetti della collezione furono conservati al salumificio Brunello. Ai tempo della direzione di Paola Marini, il Museo Civico ne ha ripreso la conservazione e la paziente catalogazione. “Oggi è stato rimesso in ordine circa il 50% - spiega la dott.ssa Biasiolo -, ma ulteriori studi la possono recuperare al 75%”. Diverso destino per la collezione, altrettanto preziosa, di Alberto Parolini: uno scrigno infinito di botanica con 40.000 fogli di erbario. “Piante su carta” che, in quanto tali, “sono messe meglio di tutti”.
L'importanza scientifica delle due raccolte è fuori discussione: nella collezione Brocchi, ad esempio, sono presenti piante fossili che non si trovano a Bolca e minerali di miniere estinte; mentre tra gli erbari è possibile avvicinarsi alla flora del Grappa, che per caratteristiche climatiche è similare a quella della Tundra e della Steppa, ad esemplari della flora del Montello ormai estinti, alle piante esotiche. La responsabile della Sezione Naturalistica riconosce che si tratta di reperti che, in sé stessi, “non hanno un grande valore espositivo”.
Ma proprio qui entra in gioco l'allestimento, che alla stregua di altri musei del settore li rende oggetti molto appetibili dal punto di vista culturale e didattico.
“Si potrebbe creare una sala dedicata ai due bassanesi illustri - propone l'esperta - con dei cassetti che si aprono per ammirare i reperti, con una zona al buio per gli erbari. Sarebbe come andare a casa di Brocchi e Parolini e aprire i loro cassetti. Se si facesse il Museo, potremmo scegliere i 500 pezzi più belli e più significativi dal punto di vista scientifico. L'allestimento potrebbe prevedere installazioni interattive, gigantografie con immagini botaniche, i modelli giganti di fiori che già usiamo per l'attività didattica.”
Stesso discorso per la sezione zoologica, composta dalla collezione Luca, donata dai proprietari alla città e che il Comune di Bassano - lo ricordiamo - ha acquisito in possesso, con l'impegno di “individuare ed attrezzare sedi idonee per la definitiva conservazione”, con atto del segretario generale del Comune del 15 maggio 2003.
“La donazione Luca è postuma alla collezione CITES - spiega la dottoressa - ed è importantissima dal punto di vista espositivo. La tassodermia consente di presentare gli animali in posizione non statica, ma etologica. Sono allestimenti “mossi”, non più animali statici col cartellino come nei vecchi musei. Quelli sì, erano animali “impagliati”. Si parla tanto dei mammiferi, ma la collezione Luca è soprattutto ornitologica: circa 700 uccelli, contro 80 mammiferi. Avere “tanto numero” ci permette allestimenti coinvolgenti.”
C'è infine la collezione entomologica di Ferruccio Meneghetti: raccolta di insetti legati al nome di un personaggio che da solo, per le vicissitudini in vita, meriterebbe il piacere della scoperta. E gli insetti, a quanto pare, “tirano”: “Abbiamo esposto alcune teche di insetti, senza fare neanche troppa pubblicità, e abbiamo avuto 800 persone in 4-5 giorni”, rivela la conservatrice. Erano in gran parte scolaresche, per carità: ma sono numeri che rivelano il potenziale ancora inespresso di un patrimonio espositivo del genere. Abbinabile, anche in questo caso, a allestimenti generatori di emozione.
“La potenzialità espositiva di queste esposizioni è fantastica” - conclude Magda Biasiolo, che mentre parla mostra numerose slides di “allestimenti coinvolgenti” già esistenti in altri musei naturalistici. E non parliamo di musei di Londra o New York, ma ad esempio del Museo di Storia Naturale del Garda a Malcesine. Minerali, piante e animali che “parlano” al visitatore, come nel film “Una Notte al Museo”. Avvincente e suggestivo, davvero.
Ma tra il dire e il fare, come sempre, ci sono di mezzo i schei.

I conti del sindaco

Dopo la full immersion tra fiori giganti, dispensatori di profumi botanici, uccelli tassidermizzati volanti, insetti in touch screen e altre meraviglie del genere, il sindaco Riccardo Poletto richiama tutti “alla realtà” illustrando le valutazioni economiche del Comune relative al Museo Naturalistico al Santa Chiara.
“Nel corso di molti anni di gestione del progetto - è la sua premessa - non è stato elaborato un vero e proprio business plan per il Museo. Abbiamo ereditato solo conteggi, stime, ipotesi.”
Dalle quali l'attuale Amministrazione ha desunto quanto segue: per la gestione del Museo Civico di Storia Naturale i costi annuali per il mantenimento della struttura (consumi energetici, consumi idrici, manutenzione ordinaria, pulizie) ammonterebbero a 303.150 euro. Personale: limitando i responsabili e gli addetti assunti dal Comune a 7 persone ed esternalizzando gli altri servizi (accoglienza, guardiania, bookshop, attività educative e didattiche) la stima annuale è di 547.560 euro. Aggiunti gli altri costi di gestione (pubblicità e promozione, assicurazioni, pubblicistica, convegni, logistica e trasporti) la spesa annuale totale preventivata è superiore a un milione e 25mila euro.
Sul fronte incassi, invece, si prevedono 30mila euro dal settore didattico-educativo, 15mila dal noleggio dei “diritti dei format”, 30mila da bookshop e marchadising, 10mila dal noleggio spazi e 80mila dal “fundraising ordinario” (sponsorizzazioni).
E la bigliettazione? Prevedendo 50mila biglietti annuali al costo medio di 5 euro, fanno 250mila euro. Totale introiti in preventivo: 415mila euro, con circa 600mila euro di deficit rispetto ai costi totali. E questo, specifica il sindaco, “ponendo l'ipotesi di un Museo “alto”, di grande attrattiva, sul modello del MuSe”.
Ma per realizzare un Museo del genere, serve appunto un allestimento adeguato, come da relazione della conservatrice: e la spesa per un simile allestimento, afferma Poletto “è non meno di 2 milioni”.
Il Museo di Storia Naturale - qualora venisse anche realizzato nel lotto “B” compreso nel primo stralcio del Polo Museale - partirebbe comunque “monco”: spesa per l'allestimento a parte, mancherebbero infatti i servizi della palazzina di accoglienza e il bookshop, previsti nel lotto “C” del secondo stralcio, non ancora finanziato. Insomma: una “partenza ad handicap” a dir poco.
Sulla domanda di alcuni consiglieri su come e dove collocare le collezioni naturalistiche se il Polo Museale non venisse fatto, significativa la risposta della presidente della Commissione Cultura e consigliera di maggioranza Paola Bertoncello: “Un Museo naturalistico deve essere fatto, non deve essere necessariamente al Santa Chiara.”
Alla riunione di commissione non manca il lapsus freudiano del vicesindaco Roberto Campagnolo, che illustrando le fasi dei lavori sin qui effettuati sul cantiere del Santa Chiara e mostrando un rendering del progetto del Polo Museale, afferma testualmente, dando inconsciamente per scontato che il Polo non si farà: “Ecco come sarebbe stato costruito.” Poi, al rendering successivo, si corregge: “Ecco come sarebbe, se costruito.”
L'assessore alla Cura urbana (Lavori Pubblici) chiarisce inoltre lo spinoso aspetto delle “riserve” rivendicate dalla Adico Srl di Maser, la capogruppo dell'Ati incaricata dei lavori del primo stralcio del Santa Chiara, poi dichiarata fallita. Spiegate in parole povere, le riserve altro non sono che richieste supplementari di denaro di un'azienda appaltatrice nei confronti dell'ente appaltatore per l'esecuzione di lavori non previsti dal progetto esecutivo o per disagi o ritardi nel cantiere non dovuti alla propria volontà.
Cosa che nel cantiere del Polo Museale è successa, dopo il blocco di quasi quattro mesi imposto dalla Sovrintendenza dopo il ritrovamento di resti archeologici. Solo che la Adico ha avanzato al Comune di Bassano riserve per 4 milioni di euro. “Somma in parte giustificata dal fermo del cantiere” - rileva Campagnolo, che tuttavia ritiene la cifra esorbitante rispetto a quanto effettivamente dovuto alla ditta fallita, che secondo i Calcoli del Comune ammonta a 200mila euro.
Morale della favola: dopo aver già pagato ad Adico una prima fattura di 450mila euro per i lavori già compiuti, il Comune ha congelato la seconda fattura per analogo importo che non sarà pagata, come dichiara il vicesindaco, “se non chiariamo la questione riserve”. Una posizione che è stata confermata “in sede di discussione col curatore fallimentare”. Si andrà quindi al contenzioso giudiziario con Adico, e a quanto effettivamente ammontano le riserve che il Comune di Bassano dovrà pagare lo deciderà il giudice.
Informazioni su “un sommerso che non conosciamo”, come dice il consigliere Andrea Zonta, che tra contenzioso e pagamenti già effettuati sottolinea le “spese sul nulla”. Tuona l'ex candidata sindaco Federica Finco, che rimarca di avere chiesto una commissione su questo tema ancora lo scorso gennaio: “Abbiamo ascoltato un elenco di paura rispetto a una potenzialità enorme per Bassano”.
Per Stefano Monegato “in Cultura abbiamo già buttato 10 milioni negli ultimi anni, oltre a voler buttare via il lavoro di quattro Amministrazioni”. Il riferimento, palese, è ai conti in rosso sistematicamente presentati dal Museo Civico.
Dario Bernardi rincara la dose e va al cuore della questione: “Il problema non è il Polo Museale Santa Chiara, ma vedere questa città attraverso la cultura in prospettiva futura. Cambiare la dirigenza del Museo aveva questo significato. Ora l'Amministrazione, invece di scegliere un manager preparato, vuole mettere un dirigente interno, è una scelta al ribasso. Oggi ci troviamo con un ribasso d'asta sul Polo Museale, spese di progettazione, un cantiere già iniziato, e un ribasso anche del contributo di Cariverona a seguito del ribasso d'asta che, se non si fa il Polo, è una perdita netta di quasi 2 milioni di euro.”
Una notte al Museo: The End. Come nel film originale, ci sarà un sequel?