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Ernest del Grappa
1918 e dintorni: il “Museo Hemingway e della Grande Guerra” a Villa Ca' Erizzo Luca propone in chiave bassanese la figura del Premio Nobel per la Letteratura. Il nipote John Hemingway sull'illustre nonno: "Probabilmente tutto è cominciato qui"
Pubblicato il 26 ott 2014
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A volte le vere notizie, quelle che non ti aspetti, arrivano per caso e quella che sembrava una leggenda viene confermata, nell'occasione, dal vecchio custode di Villa Ca' Erizzo Luca, una vita trascorsa nella grande dimora quattrocentesca bassanese sulla riva sinistra del Brenta, a servizio anche dei precedenti proprietari. E cioè che il Premio Nobel per la Letteratura Ernest Hemingway, fino a un anno prima del suicidio compiuto nel 1961, trascorreva ogni anno una settimana di vacanza a Bassano, ospite riservato di quella stessa Villa Ca' Erizzo che lo aveva già ospitato nel 1918, negli ultimi mesi della Prima Guerra Mondiale, quale sede della Sezione Uno delle ambulanze della American Red Cross presso la quale il futuro grande scrittore, allora 19enne, prestò servizio come autista volontario.
Un'esperienza che lo avrebbe segnato per sempre, facendo più volte trasparire l'amore per Bassano e per il Veneto nei suoi romanzi, al punto da non poter fare a meno di tornarci regolarmente, seppur in forma strettamente privata. Così privata da essere oggetto di “rivelazione” solamente adesso, a margine dell'inaugurazione del “Museo Hemingway e della Grande Guerra”, il nuovo e ampliato sito espositivo storico-culturale e centro di ricerca promosso e allestito a Villa Ca' Erizzo dalla Fondazione Luca in occasione del Centenario della Prima Guerra Mondiale.
John Hemingway vicino alla gigantografia della foto giovanile di suo nonno Ernest Hemingway, immagine-simbolo del "Museo Hemingway e della Grande Guerra" a Villa Ca' Erizzo Luca (foto Alessandro Tich)
Opening e happening
E' un'apertura in grande stile quella organizzata dalla famiglia Luca, attuale proprietaria della storica Villa, per la presentazione ufficiale alla città di quello che ambisce a diventare un nuovo “scrigno” del patrimonio museale e culturale bassanese, col presidente della Fondazione Renato Luca e i figli Alessandro e Alberto a fare gli onori di casa. Due intensi giorni di manifestazioni: il primo, venerdì 17 ottobre, riservato all'inaugurazione per le autorità istituzionali e il secondo, sabato 18, in forma di open day per la cittadinanza con visite guidate al Museo e spettacoli e animazioni nel parco.
Animazioni che caratterizzano anche il programma dell'“opening” per i vip del venerdì, strettamente ad invito, con l'intervento dell'ospite d'onore John Hemingway, 54 anni, nipote del Premio Nobel e figlio di Gregory Hemingway, il terzogenito di Ernest nato dall'unione del grande e irrequieto scrittore con la seconda delle quattro mogli Pauline Pfeiffer.
La parte “happening” della cerimonia - nel grande parco della Villa che tanto colpì Ernest Hemingway al punto da essere descritto in “Addio alle armi”, benché ambientato sul fronte dell'Isonzo della Grande Guerra, e da ricomparire in uno dei brani più struggenti di “Di là dal fiume e tra gli alberi”, scritto nel 1950 e cioè 21 anni dopo - propone tre diversi momenti di rievocazione storica e letteraria.
Il primo è una rappresentazione in costume dei figuranti della Pro Bassano che ripropongono la scena dell'Ospedale militare della Prima Guerra Mondiale della “Ballata del Millennio”, ideata da Elide Imperatori Bellotti e descritta al microfono dal fine declamatore Gianni Posocco, dando risalto alla figura del “giovane futuro scrittore Ernest Hemingway”.
Il secondo round, dal balcone sud della Villa, vede protagonisti ancora Gianni Posocco e Elide Imperatori Bellotti, impegnati a turno nel reading di alcuni brani degli scritti di Hemingway dedicati a Bassano - tra cui l'ormai famoso inedito “MS 843” del 1919 che racconta del pugile italoamericano Pikles McCarty che si arruola a Ca' Erizzo con gli Arditi del Grappa - e nel ripercorrere i nomi degli altri “Poeti di Harvard”, compagni di Hemingway a Bassano nella medesima sezione della Croce Rossa Americana, pure destinati a un futuro di glorie letterarie: tra questi John Dos Passos e John Howard Lawson.
La scena del terzo atto dell'happening nel parco è infine tutta per John Hemingway, che legge in inglese una parte del primo capitolo di A farewell to Arms (Addio alle armi) del suo famosissimo nonno.
L'evento inaugurale si svolge quindi in parte in un clima di originale estemporaneità e in parte, nel successivo momento dei discorsi di rito nella Cappella Mares ovvero l'Oratorio all'ingresso della Villa, con stile da convention confindustriale. Non per nulla, tra le numerose autorità istituzionali presenti, c'è anche Giuseppe Zigliotto, presidente dell'Associazione Industriali della Provincia di Vicenza di cui Alberto Luca, presidente e amministratore della Lucaprint Group di Pianezze, è uno dei vice presidenti. E non a caso, a fare da presentatori e persino da cerimonieri nei vari momenti del programma inaugurale nel parco e in Cappella Mares, ci sono i giornalisti di Tva Vicenza.
La fase cerimoniale vede gli interventi del sindaco di Bassano Riccardo Poletto; del vicepresidente e assessore alla Cultura della Regione Veneto Marino Zorzato; del prof. Giovanni Luigi Fontana, direttore del Dipartimento di Scienze Storiche dell'Università di Padova; del giornalista e curatore scientifico del Museo Giandomenico Cortese e del padrone di casa Renato Luca.
Degna di nota l'anticipazione annunciata al pubblico dal prof. Fontana, vicentino di Schio, che è anche coordinatore del Comitato di Ateneo di Padova per il Centenario della Grande Guerra: “Come Università stiamo provando finalmente a fare sistema. In rete con le Università europee faremo nel 2018 un grande evento con le città dell'Armistizio. E grazie a una convenzione con il Comune di Bassano, che sarà presto siglata, nel 2016 organizzeremo a Bassano del Grappa un grosso evento scientifico internazionale sulla Strafexpedition e sulla Guerra nelle retrovie.”
“Questo territorio ha plasmato Ernest Hemingway”
La parte del leone, alla cerimonia inaugurale, la fa inevitabilmente John Hemingway, un uomo dal cognome molto impegnativo che sa tuttavia portare con estrema disinvoltura. Già insegnante di inglese in Italia e scrittore pure lui, il nipote del Premio Nobel ha vissuto per 22 anni nel nostro Paese e parla ottimamente l'italiano. Suo nonno è morto che lui aveva appena un anno, ma conosce molte cose della vita e della figura del suo illustre avo grazie ai racconti e alle testimonianze dirette di suo padre Gregory e di suo zio Patrick.
“Probabilmente tutto è cominciato qui - esordisce John Hemingway riferendosi alla vita artistica e storia letteraria di Ernest Hemingway e a Villa Ca' Erizzo -. Qui mio nonno ha visto la guerra, che ha avuto su di lui un impatto straordinario. Qui era convalescente dopo essere stato ferito, rischiando di morire, da una granata austriaca sul Basso Piave, di cui gli era rimasta la cicatrice sulla gamba. In questo Paese ha visto una cultura latina che era molto diversa e molto più vecchia della sua, ha visto cosa voleva dire l'importanza della famiglia in Italia, ha imparato bene anche la lingua italiana e ha riflettuto sull'arte, sulla guerra, sulla morte. Non è successo in Francia, in Spagna o a Cuba, ma in questa città.”
E benché “Addio alle armi” sia ambientato tra l'Isonzo e il Tagliamento a cavallo della disastrosa rotta di Caporetto, sono i ricordi di Bassano del Grappa e dei suoi giorni trascorsi in riva al Brenta ad averne ispirato la tragica epopea, elemento scatenante della svolta antimilitarista dell'autore che solo dieci anni prima, rientrato a casa dopo la sua esperienza italiana nella American Red Cross, aveva esaltato le imprese e il coraggio degli Arditi sul Grappa. Perché Hemingway - come confermato al nipote dai figli dello scrittore - a Gorizia non ci è mai stato, benché qualcuno continui a sostenerlo. Eppure, leggendo il libro e le sue descrizioni dell'ambiente isontino e friulano, sembra che abbia vissuto lì: “Ha fatto un buon lavoro da giornalista”, commenta l'ospite d'onore dell'inaugurazione.
“Il Museo di Ca' Erizzo è molto bello da punto di vista culturale, ripercorre la storia della guerra ed è focalizzato su mio nonno - conclude John Hemingway -. Altri musei sulla Prima Guerra Mondiale hanno le armi e i cannoni, qui invece è possibile immaginare cos'era questo territorio al tempo della Grande Guerra, visto che questo territorio ha plasmato Ernest Hemingway.”
Segue il fatidico taglio del nastro, e la visita di rito al “Museo Hemingway e della Grande Guerra”. L'esposizione - ricca di pannelli, una sessantina in tutto, con fotografie, documenti e testimonianze storiche - è molto didattica e didascalica. L'allestimento, oltre all'apertura al pubblico nei weekend, si rivolge infatti in particolar modo ai giovani delle scuole che possono accedere al Museo, nei giorni feriali, su prenotazione. L'esposizione ripercorre i passaggi cruciali dell'evento bellico e propone un approfondimento, unico in Italia, sulla partecipazione americana alla Grande Guerra.
Sulla mostra veglia quasi come un nume tutelare la figura di Ernest Hemingway, che accoglie i visitatori all'inizio con i suoi romanzi ispirati alla Prima Guerra Mondiale, li accompagna lungo il percorso con una serie di video-testimonianze e li accomiata nell'ultima sala che espone una interessante collezione, frutto della ricerca e passione di Renato Luca, di numerose edizioni d'epoca italiane e straniere dei suoi romanzi e di rare e originali riviste che hanno trattato della sua vita avventurosa e della sua attività.
“E' un Museo che non ha l'enfasi delle fanfare - spiega il curatore scientifico Giandomenico Cortese -, ma vuole essere il ricordo della Grande Guerra per quello che è stata: un'offesa alla vita. E' una chiave di lettura della capacità dei giovani poeti che qui hanno vissuto gli ultimi mesi della Prima Guerra Mondiale di aver trasformato questa tragica esperienza in una creatività carica di vita nei loro racconti e romanzi.”
Tra questi giovani poeti c'era anche Hemingway: il futuro grande romanziere della guerra sul fronte italiano, delle corride di Spagna e della guerra civile spagnola, dei safari africani, della pesca e del mare di Cuba.
Ma rimanendo sempre, nel profondo del cuore, Ernest del Grappa.
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