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L'importanza di chiamarsi Eastwood
Incontro con Kyle Eastwood, figlio di Clint Eastwood, bassista jazz e compositore, protagonista con la sua band di uno strepitoso concerto al Castello degli Ezzelini in città. “Avere un cognome come il mio? Ha dei vantaggi e degli svantaggi”
Pubblicato il 19 lug 2014
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“Really?” “Davvero?” Kyle Eastwood quasi non ci crede quando
gli dico che ormai tanti anni fa a Bassano del Grappa - città di importante tradizione jazzistica, anche se spesso non ce lo ricordiamo - si esibì nientemeno che Dizzy Gillespie, a cui fu intitolata una scuola di musica e che di Bassano diventò anche cittadino onorario.
So di toccare un tema a lui caro: con la musica di Gillespie e degli altri grandi del jazz, alcuni dei quali ha avuto anche la fortuna di conoscere, lui ci è cresciuto sin da bambino. “Sono stati i miei genitori a farmi nascere la passione per il jazz, lo si ascoltava a casa tutto il tempo - mi conferma -. Ovviamente da ragazzo mi piacevano anche altri generi di musica, ma molto presto ho capito che questa era la mia strada. Sono tanti gli artisti che mi hanno ispirato nella mia carriera: ovviamente Dizzy, ma anche Miles (Davis, Ndr), John Coltrane e diversi altri.”
Kyle Eastwood (foto Alessandro Tich)
Oggi il rinomato compositore e bassista, con quasi 30 anni di attività e cinque dischi all'attivo a partire dal 1998, fa parte a pieno diritto della grande famiglia del jazz internazionale, invitato in città con la sua band per esibirsi in concerto al Teatro Tito Gobbi al Castello degli Ezzelini nell'ambito della tre giorni bassanese di Veneto Jazz inserita nel cartellone di Operaestate Festival Veneto.
Il suo, ovviamente, è un nome che non passa inosservato. Il bassista e leader della Kyle Eastwood Band appartiene infatti alla categoria dei figli d'arte.
E non di un padre qualsiasi: è infatti figlio di Clint Eastwood, oggi 84 anni, mostro sacro di Hollywood dalla stellare carriera di attore e regista e dalla a dir poco movimentata - e tuttora in corso - vita sentimentale, che tra matrimoni, convivenze e amori paralleli ha generato una numerosa prole, di cui il buon Kyle, 46 anni, è il secondogenito.
Negli anni, il talentuoso musicista si è svincolato dall'inevitabile etichetta del “figlio di”, ovvero dall'ingombrante ombra del padre - che pure lo ha iniziato al jazz e supportato nei primi anni della carriera -, per costruire un percorso artistico autonomo che da grande interprete delle quattro corde lo vede oggi proiettato tra le stelle del jazz internazionale.
Eastwood junior - e ci mancherebbe altro - non disdegna tuttavia di collaborare con il celeberrimo genitore: dà il suo contributo all'impresa di famiglia, e ha firmato le colonne sonore di alcuni film cult diretti da Eastwood senior, tra cui “Mystic River”, “Million Dollar Baby”, “Gran Torino” e “Invictus”. Nel concerto di Bassano, esegue anche un brano da lui scritto per il soundtrack di “Lettere da Iwo Jima”, altra celebre pellicola diretta dal padre nel 2006. Ma quando non è il cinema a reclamare il suo talento artistico, è il jazz ad occupare in tutto e per tutto la sua agenda di impegni.
Incontro mr. Kyle al termine del soundcheck al teatro del Castello di Bassano, un'ora e mezza prima del concerto. Fino a qualche minuto prima l'atteso musicista aveva scaldato le mani, con virtuosistica abilità, sulle corde del contrabbasso e delle due chitarre basso elettriche con le quali si esibisce sul palco. Con lui, a provare audio e strumenti prima della performance serale, gli altri quattro musicisti della band, davvero formidabili: Quentin Collins alla tromba, Graeme Blevins al sax, Andrew McCormack al piano e Chris Higginbottom alle percussioni.
E' gente che, suonando, gira il mondo esibendosi nelle città più famose e calcando i palcoscenici più prestigiosi. Ma fa piacere vedere come le antiche mura del Castello degli Ezzelini, che circondano il teatro all'aperto e alle quali noi “autoctoni” magari non ci facciamo neppure caso, colpiscano l'occhio di questi ospiti internazionali: tra un brano e l'altro delle prove sul palco, Eastwood scatta alcune foto-ricordo dell'ambiente medievale col telefonino.
“Qui è davvero molto bello - commenta al riguardo -. Mi piace suonare nei vecchi teatri e negli edifici e nei luoghi storici. L'Italia ne è ricchissima.”
Grazie per ricordarcelo, Kyle: a volte - per restare solo nella nostra Bassano - non ci rendiamo conto dei tesori d'arte e di storia che abbiamo la fortuna di poter esibire. E a proposito, invece, di musica, gli chiedo se il jazz - che pure conta così tanti appassionati in tutto il mondo - sia ancora un genere per un pubblico “iniziato” o possa anche raggiungere una audience più allargata.
“Il jazz penso che sia ancora una musica per un pubblico selezionato - risponde l'artista -. Ma nelle mie composizioni io non propongo uno stile unico, con diversi tipi di influenze musicali, e suono differenti strumenti. Penso che questa musica così eterogenea possa raggiungere un pubblico più ampio.”
Non solo jazz, comunque, nella sua attività creativa: “Oltre ai lavori per i film di mio padre, ho composto anche musica per documentari. Mi occupo di tante cose, ma negli ultimi anni sono concentrato sulla band.”
Ed è un destino ineluttabile, per un figlio d'arte come lui, dover rispondere all'ennesima domanda sul suo celebre cognome, e cioè sul fatto se essere il figlio di cotanto padre abbia rappresentato un problema per la sua carriera oppure no.
“Avere un cognome come il mio? Ha dei vantaggi e degli svantaggi - replica Eastwood junior -. Certo per anni l'attenzione della gente era rivolta al fatto che sono il figlio di Clint Eastwood, ma ho cercato di fare in modo che il pubblico mi apprezzi per le cose che suono e che compongo. Spero che sia così, in ogni caso io sono concentrato sul mio lavoro.”
E che il pregiato bassista e contrabbassista non lo dica tanto per dire, lo si vede nel successivo concerto nel quale Kyle Eastwood e la sua band danno una prova di virtuosismo e di affiatamento musicale di primissimo ordine.
Certo in una parte del pubblico bassanese non manca l'umana curiosità per il personaggio dal cognome importante e dall'aspetto senz'altro piacevole (“Assomiglia a suo padre”, commenta all'inizio una signora seduta non distante da me; “Quanto è figo”, commenterà invece un'altra spettatrice a concerto concluso), ma nel corso della serata è la musica a conquistare lo spazio di primo piano con una performance del quintetto sul palco davvero strepitosa.
Applausoni finali e bis a grande richiesta. Nella città che aveva simbolicamente consegnato le sue chiavi a Dizzy Gillespie, non è cosa da poco.
Complimenti Kyle: e salutaci l'Ispettore Callaghan.
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