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Alessandro TichAlessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it

Attualità

Storia di una Ciclopista

Incontro con l'ing. Eugenio Rinaldi, promotore della Ciclopista del Brenta Trento-Venezia e progettista del tratto veneto da Primolano a Enego (Cornale). “Auguro al Tavolo di Marketing Territoriale di completare il progetto”

Pubblicato il 30-07-2014
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“Vorremmo evidenziare come il locale settore turistico-sportivo stia creando le premesse per un serio rilancio dell'economia della Valle e che in questo quadro la Ciclopista del Brenta possa diventare un importante strumento per nuove iniziative imprenditoriali. Con la Ciclopista del Brenta si offre ai cicloturisti un itinerario ciclabile di interesse europeo. Un itinerario particolarmente agevole poiché sostanzialmente pianeggiante, perfettamente collegato alla rete ferroviaria Trento Bassano.”
Sembra un estratto da un documento del Tavolo di Marketing Territoriale “Territori del Brenta”, anno 2014, e invece non lo è. La citazione sopra riportata è infatti un brano di una relazione tenuta dall'ing. Eugenio Rinaldi nel 2006 ad un convegno in Valbrenta sul tema “Il cicloturismo nel contesto italiano ed europeo”.
“E' importante sottolineare - affermava ancora Rinaldi nell'occasione - come il cicloturista, per le caratteristiche del suo modo di transito, può approfondire più di ogni altro viaggiatore la conoscenza del territorio scoprendo tutte le valenze dei luoghi attraversati (anche enogastronomiche!). Il cicloturista si ferma a mangiare e dormire in località spesso non interessate dai flussi turistici usuali, e quindi è necessario che il percorso oltre a essere ben realizzato sia oggetto di promozione turistica. Si portano ad esempio le piste Vienna Passau o la Dobbiaco Lienz ove si registrano presenze di centinaia di migliaia di ciclisti all'anno con oltre 3 milioni di pernottamenti.”

L'ing. Eugenio Rinaldi. Sul tavolo il manifesto-pieghevole della storica prima edizione della pedalata per la Ciclopista del Brenta del 1997 (foto Alessandro Tich)

“Le bellezze di varia natura presenti sulla ciclopista del Brenta nel tratto della Valbrenta e anche il numero di passaggi registrati al Cornale - dichiarava ancora il relatore - mostrano che non si teme certamente il confronto e inoltre le nostre condizioni climatiche permettono una stagione più lunga. Occorre allora porsi degli obiettivi lungimiranti, occorre creare le condizioni di massima sicurezza al transito dei ciclisti con una adeguata regolamentazione del traffico ove c'è coincidenza tra la carreggiata stradale e la pista ciclabile (...) e occorre fare promozione. Cose che richiedono molto impegno e volontà da parte delle comunità interessate e dei loro rappresentanti. Allora si potrà rendere la pista una classica del cicloturismo europeo assicurandone la percorribilità in condizioni di sicurezza sino a Bassano e si potranno valorizzare le risorse ambientali, culturali ed enogastronomiche locali.”
Sono parole di otto anni fa, ma “copia-incollate” e trasferite alle problematiche dei giorni nostri sull'attrattività turistica del territorio bassanese rivelano ancora un'attualità sorprendente.
L'ing. Rinaldi ha pieno titolo per trattare l'argomento: con la sezione di Bassano di Italia Nostra, di cui è stato per 14 anni presidente, negli anni '90 e nei primi anni 2000 è stato infatti il principale promotore della manifestazione “Ciclopista del Brenta”, partecipatissima pedalata da Bassano a Trento (con ramificazioni e partenze differenziate anche da Piazzola sul Brenta e Feltre) organizzata con lo scopo di fare massa critica sulla necessità della ciclovia fra il Trentino e il Veneto, ovvero fra Trento e Venezia, che ancora non esisteva, e di promuoverne la realizzazione. Progetto che poi, in parte, è stato realizzato nell'intero tratto trentino dal lago di Caldonazzo fino al confine col Veneto, ovvero fino a Primolano.
Un impegno che ancora nel 1999 è valso a Rinaldi un riconoscimento della Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) “per la felice intuizione di un percorso ciclabile da Trento a Venezia lungo il Brenta (battezzato “Ciclopista del Brenta”), collegabile alla Ciclopista del Sole e quindi futuro punto di incontro fra la cultura tedesca e quella mediterranea”.
Il professionista bassanese è anche il progettista dell'unico tratto della Ciclopista finora aperto in territorio veneto: ovvero il prolungamento del percorso da Primolano fino a Cornale, 3,6 chilometri di sede ciclabile asfaltata, con sentiero pedonale affiancato, finanziati dalla Regione per circa 400mila euro e inaugurati nel luglio del 2005.
Da allora la Ciclopista, per chi arriva dal Trentino, si ferma lì e per proseguire verso Bassano in destra Brenta i cicloturisti devono affrontare il traffico promiscuo della strada Campesana. Da qui l'appello del convegno del 2006 “di creare le condizioni di massima sicurezza al transito dei ciclisti con una adeguata regolamentazione del traffico”. Un'istanza (ed è l'unico aspetto “datato” dell'intervento di Rinaldi di otto anni fa) che oggi appare superata, dal momento che sulla ciclabile nel tratto in Valbrenta non si chiede più la forzata convivenza con la circolazione motorizzata, ma se ne richiede il completamento - con una sede stradale autonoma e cicloturisticamente attrezzata - fino a Bassano. E' questa anzi la prima “priorità d'area” individuata dai promotori del Tavolo di Marketing Territoriale “Territori del Brenta” - Roberto Astuni, Andrea Cunico e Massimo Vallotto - per fare in modo che l'economia turistica generata dal tratto trentino della Ciclopista (4 milioni di indotto e 250mila passaggi all'anno) prolunghi i suoi benefici effetti anche sul territorio bassanese.
Anche Rinaldi, al suo tempo, aveva pensato al completamento della pista.
E non fino a Bassano, ma appunto fino a Venezia: il che, turisticamente parlando, sarebbe stata una bomba. Ma la lodevole intenzione, per i campanilismi locali dell'epoca, non trovò sbocco.
E così, dopo aver letto su Bassanonet del rinato interesse per il completamento della ciclovia almeno fino alla città del Grappa grazie al Tavolo di Marketing Territoriale, ci ha contattato “non per rivendicare primogeniture, ma per ricordare alla gente come è nato questo progetto”.

Dunque ing. Rinaldi, la questione della Ciclabile è stata ripresa in mano dai promotori del progetto di Marketing Territoriale del bassanese. Come accoglie questo nuovo interessamento nei confronti del progetto che lei promuoveva già una quindicina di anni fa?
“Ci fa enorme piacere che qualcuno abbia ripreso in mano questo tema. Questa di oggi è un'iniziativa validissima, ma è anche l'occasione per far conoscere la storia di questa cosa. Ricordo che nel 1997, con la “pedalata di inaugurazione” che arrivava a Tezze Valsugana, le sezioni di Italia Nostra di Bassano e di Trento assieme alla Fiab e col patrocinio della Provincia e dei Comuni di Bassano, di Trento e di Grigno avevano cominciato queste pedalate per promuovere la Ciclopista del Brenta. A proposito, si dice che la ciclopista non abbia ancora un nome o sia chiamata con nomi diversi. Il suo nome è Ciclopista del Brenta da sempre.”

Come vi spostavate in bicicletta, mancando ancora la Ciclopista?
“Il percorso in destra Brenta in Trentino era già praticamente pronto, il loro tratto era una ciclabile di fatto e non a caso l'hanno poi realizzata molto velocemente, tempo un anno e la pista fino a Caldonazzo era completa. Noi che arrivavamo da Bassano, ed eravamo in tanti, per anni siamo stati accompagnati dalla Polizia Stradale nel tratto da Cornale a Primolano. A Cismon la polizia bloccava il traffico per farci attraversare la Statale prima di ritornare in destra Brenta. Quel tratto è stato poi inserito nel progetto del prolungamento inaugurato nel 2005, che la Fiab aveva premiato come miglior progetto ancora nel '99.”

Ora si torna a parlare della necessità di completare la pista...
“Come Italia Nostra abbiamo partecipato al convegno in Valbrenta nel 2006 dicendo le stesse cose che dicono adesso. Il progetto originario era quello di prolungarla fino a Venezia, ma si è arenato per molti motivi. Bisognava passare Comune per Comune per individuare un possibile tracciato, ma i tempi probabilmente non erano ancora maturi per far capire la valenza turistica ed economica del progetto. Non è stato possibile coinvolgere i Comuni, in particolare Bassano che avrebbe dovuto capire, per il suo ruolo nel territorio, l'importanza di questa iniziativa. Ma non c'è stata “illuminazione”. L'anno scorso la pista Caldonazzo-Cornale ha richiamato oltre 200mila cicloturisti. E qualcuno, fortunosamente, arriva anche a Bassano.”

Quindi che messaggio si sente di dare ai nuovi promotori del completamento della pista?
“Il messaggio? Auguri! Noi siamo stati pionieri e ci tenevamo a ricordarlo. Speriamo che questa nuova forma di aggregazione riesca a far completare l'opera e riesca a trovare i finanziamenti.”

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