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La Triplice Alleanza
Incontro dei sindaci di Padova, Treviso e Vicenza coi presidenti dei rispettivi Ordini degli Avvocati sul Tribunale della Pedemontana. “Abbiamo deciso di chiedere un incontro al ministro Nordio per difendere gli interessi dei nostri territori”
Pubblicato il 07 mar 2025
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Quella del Tribunale della Pedemontana, ovvero di chi si oppone all’istituzione del Tribunale della Pedemontana, è una combattuta partita a carte e adesso si muovono i carichi di briscola.
Sono i tre sindaci di Padova, Treviso e Vicenza, Sergio Giordani, Mario Conte e Giacomo Possamai che oggi si sono incontrati in municipio a Padova, allargando la riunione ai presidenti dei rispettivi Ordini degli Avvocati: Francesco Rossi (Padova), Diego Casonato (Treviso) e Alessandro Moscatelli (Vicenza).
Oggetto dell’incontro: il progetto bassanese del Tribunale della Pedemontana, per l’appunto. Ne è sorta una Triplice Alleanza a difesa dei rispettivi Tribunali e dei relativi circondari giudiziari, una parte non indifferente dei quali verrebbe scorporata e inglobata nell’ancora ipotetico circondario pedemontano.
Da sinistra: Diego Casonato, Mario Conte, Alessandro Moscatelli, Sergio Giordani, Giacomo Possamai, Francesco Rossi
“Abbiamo esposto ai sindaci le ragioni per le quali diciamo no al Tribunale della Pedemontana - riferiscono i presidenti dei tre Ordini -. Ragioni non solo nostre ma condivise dall’Associazione Nazionale Magistrati, dal Presidente della Corte d’Appello, dal Procuratore Generale di Venezia, dai Presidenti e dai Procuratori della Repubblica dei Tribunali di Padova, Vicenza e Treviso.”
Le ragioni sono quelle già note, ma ribadite all’attenzione dei tre primi cittadini.
In primis la necessità di operare un bilanciamento fra i valori legati alla “prossimità” ed altri valori che vengono inevitabilmente in gioco, valori legati alla qualità dell’amministrazione della giustizia e alle risorse disponibili”.
E poi le appena citate risorse, sulle quali, come rimarcano gli avvocati Rossi, Casonato e Moscatelli, “è necessario essere chiari, perché si sente dire da più parti che l’apertura del nuovo Tribunale non avverrà a “risorse invariate”, ossia che vi sarà un incremento nelle dotazioni e, in particolare, del personale”.
“L’affermazione non risponde alla realtà per una ragione assai semplice - aggiungono -. Nel nostro Paese, rispetto al personale presente in pianta organica, mancano fra 1200 e 1500 magistrati e circa 13.000 addetti a vario titolo alle funzioni di cancelleria.”
Si tratta di “una situazione endemica, non estemporanea”, per cui “anche ampliando le piante organiche ciò non avrebbe alcun effetto”.
“Il che significa che se il nuovo Tribunale verrà aperto, ciò determinerà una redistribuzione delle risorse che già operano presso altre sedi. Sedi queste ultime che vedrebbero così accentuate le difficoltà in cui già versano per essere private di risorse oggi assolutamente indispensabili e già insufficienti ad assicurare un servizio dignitoso.”
I presidenti dei tre Ordini puntano il dito anche sulla “qualità del servizio giustizia” che è “legata anche alla specializzazione degli operatori, siano essi magistrati o avvocati” e che presuppone “una specializzazione non solo nelle tradizionali grandi aree (civile, penale, amministrativo, tributario…) ma anche all’interno delle stesse”.
“Ora, se c’è una circostanza su cui non vi sono dubbi è che nell’ipotetico nuovo Tribunale della Pedemontana tale specializzazione non sarà possibile assicurare in alcun modo - rincarano la dose -. Sarà un Tribunale in cui - nel migliore dei casi - saranno addetti una trentina di magistrati tra Procura settore civile e settore penale, che faticheranno a comporre i collegi in ragione delle incompatibilità e ai quali non sarà, nella sostanza, possibile assegnare la trattazione solo di alcune tipologie di controversie.”
Sono ancora altre le criticità evidenziate dai presidenti degli avvocati del triangolo PaTreVi, peraltro già più volte espresse anche in altre occasioni, riguardo ai “Tribunali di dimensioni estremamente ridotte, come sarebbe quello di Bassano”.
Ma penso che possa bastare, per arrivare alla notizia di oggi.
Al termine dell’incontro di Padova, i sindaci Sergio Giordani, Mario Conte e Giacomo Possamai hanno diffuso una breve dichiarazione congiunta.
“Abbiamo ascoltato con attenzione - affermano i tre sindaci - il punto di vista e le preoccupazioni che ci sono state esposte dai presidenti degli Ordini degli Avvocati di Padova, Vicenza e Treviso (avvocati Francesco Rossi, Alessandro Moscatelli, Diego Casonato) in ordine alla proposta di istituire un nuovo Tribunale della Pedemontana.”
“Li ringraziamo del confronto - concludono -. Come sindaci abbiamo deciso di chiedere un incontro al ministro Nordio per valutare le migliori modalità volte a difendere gli interessi dei nostri territori in un’ottica costruttiva e di collaborazione reciproca.”
Fin qui il resoconto di un incontro in merito al quale vanno fatte due considerazioni conclusive.
La prima è un’osservazione politica: quella stretta oggi a Padova fra i tre sindaci è un’alleanza totalmente bipartisan, che va oltre le barriere delle logiche di schieramento per una comunanza di intenti puramente territoriale.
Sergio Giordani e Giacomo Possamai sono due sindaci dell’area di centrosinistra, mentre Mario Conte non solo è un sindaco della Lega ma è anche il riconosciuto delfino - e cioè un successore in pectore - di quel Luca Zaia che è invece un dichiarato sostenitore della Pedemontana giudiziaria, oltre che di quella viabilistica.
E già qua, dal punto di vista politico, si crea una discrepanza non da poco.
La seconda è una valutazione cronistica: con l’annuncio della richiesta di un incontro al ministro Nordio, i tre sindaci hanno alzato l’asticella della figura di riferimento a cui presentare le proprie istanze.
Fino adesso, e cioè dal 2023 ad oggi, sulla questione del progetto del Tribunale della Pedemontana hanno parlato solo i sottosegretari: chi a Bassano e chi al Senato.
Mai finora il ministro Carlo Nordio si è espresso pubblicamente al riguardo.
Riuscire ad incontrarlo, come non sono riusciti a fare neppure i bassanesi (si ricorderà l’invito al ministro dell’allora sindaco Pavan, rimasto fino ad oggi disatteso), equivarrebbe non solo a un’occasione per esprimergli il punto di vista delle tre città capoluogo, ma anche e soprattutto per “stanarne” finalmente il pensiero sul progetto pedemontano.
E, ve lo giuro, sarebbe tanta roba.
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