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Redazione
Bassanonet.it
Special report
La scoperta dell'acqua calda
Centralina idroelettrica: l'Amministrazione tira fuori un decreto del '27 sul vincolo paesaggistico per via Pusterla. Ottenendo il parere positivo dell'Avvocatura dello Stato. Ma la cosa in realtà è risaputa. E l'atto è rigettato in udienza
Pubblicato il 07-03-2019
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Queste sì, che sono convergenze parallele. Per rafforzare la propria opposizione giudiziaria al progetto della centralina idroelettrica privata di via Pusterla, infatti, l'Amministrazione bassanese di centrosinistra si è affidata a un documento risalente all'era del Fascio. Elettrizzante. Ma in realtà, come vedremo, si tratta della scoperta dell'acqua calda. E con un colpo di scena in udienza che riferirò di seguito.
Dunque, egregi lettori, le cose stanno così. Come è noto, giunta e maggioranza Poletto sono da sempre contrarie al progetto della centralina idroelettrica promosso su iniziativa della ditta privata Belfiore '90 di Bortoli Antonio & C. Snc di Nove e previsto nella parte terminale del canale di derivazione Arcon, lungo via Pusterla.
La annosa vicenda, su cui abbiamo già scritto brentane di parole, si trova adesso nella fase del procedimento giudiziario avanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma, a seguito dei tre ricorsi presentati dall'Amministrazione comunale contro la Regione Veneto, che ha autorizzato la costruzione e l'esercizio dell'impianto; contro la Regione e il Genio Civile per la documentazione progettuale integrativa depositata dal promotore privato e infine ancora contro il Genio Civile di Vicenza, che ha rilasciato il proprio parere formale definitivo di approvazione del progetto esecutivo della centralina.
Il vicesindaco Roberto Campagnolo, il sindaco Riccardo Poletto e il prof. Giamberto Petoello in conferenza stampa (foto Alessandro Tich)
Oggi però si aggiunge una succosa novità - ovvero presunta tale -, che viene resa nota in una conferenza stampa convocata all'ultimo minuto a Palazzo Sturm con l'intervento del sindaco Riccardo Poletto, del vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici Roberto Campagnolo e del noto ricercatore storico bassanese prof. Giamberto Petoello.
Ed è appunto il documento risalente ai tempi di Benito. Si tratta di un decreto del Ministero della Pubblica Istruzione dell'epoca, quando la città si chiamava ancora Bassano Veneto, datato 10 gennaio 1927. Il decreto in questione, ai sensi della legge 778 dell'11 giugno 1922 “per la tutela delle bellezze naturali e degli immobili di particolare interesse storico”, dichiara quali sono le zone della città (piazze, vie, edifici eccetera) nelle quali “non potranno esservi eseguite nuove costruzioni, baraccamenti o altro”.
Dichiara cioè quali sono i punti di Bassano sottoposti a vincolo paesaggistico, nei quali inoltre “né potranno eseguirsi sopraelevazioni od ampliamenti degli edifici esistenti se prima i relativi progetti, che dovranno essere presentati alla competente Soprintendenza all'arte medioevale e moderna di Venezia, non abbiano ottenuto la regolare approvazione di questo Ministero”.
Ebbene: tra le zone vincolate di Bassano, come da decreto del '27, risulta esserci anche la Zona III del Castello, con i suoi limiti esterni compresa via Pusterla e la Zona VII delle Rive del Brenta, comprendente a est le “vie Porto di Brenta, Ferracina e Pusterla”.
La conferma definitiva, secondo l'Amministrazione comunale, che in via Pusterla la centralina non s'ha da fare.
Il vincolo di tutela paesaggistica del '27 su via Pusterla “è finora quasi sconosciuto agli operatori”. Così scrive una relazione trasmessa al sindaco, e protocollata in Comune il 28 gennaio 2019, a firma di due studiosi della storia urbanistica e monumentale locale: il prof. Giamberto Petoello e il prof. Angelo Chemin.
La stessa relazione è stata inviata anche alla Soprintendenza alle Belle Arti e Paesaggio di Verona che, per la cronaca, sul progetto della centralina idroelettrica ha dato il proprio parere positivo. I due ricercatori, indagando sulla corrispondenza intrattenuta dal direttore del Museo di Bassano dell'epoca Paolo Maria Tua con le regia autorità preposte al settore, hanno scovato il decreto ministeriale negli archivi della Soprintendenza di Venezia. La ricerca è stata compiuta in forma “gratuita”, come specifica il sindaco, e “disinteressata” come precisa Petoello, che è pure consulente del Comune per la verifica storico-catastale della proprietà della cosiddetta “spalla Nardini” del Ponte.
In più, l'accoppiata Petoello-Chemin (“ma lo studio è stato condotto anche da altri”, sottolinea in conferenza stampa il prof. Giamberto), dopo aver studiato tra le carte storiche della Soprintendenza di Verona e del Museo Civico di Bassano, dichiara in relazione che “la ricerca condotta ci ha permesso di recuperare molti vincoli monumentali e paesaggistici insistenti sull'area destinata alla realizzazione della centralina idroelettrica”.
Oltre a via Pusterla in quanto tale, c'è anche il “torrione di testata est” ovvero quanto resta, vicino alla volta e davanti al sito dell'impianto idroelettrico, “del Ponte-Diga-Castello sull'Acqua fatto costruire da Giangaleazzo Visconti nel 1402”, il cui vincolo è stato “solo di recente catastalmente individuato”. C'è poi il cosiddetto “immobile dei Mulini”, sempre nelle immediate vicinanze del centralina-point, per il quale un decreto ministeriale del 1954 precisa che qualsiasi progetto “che possa alterare l'attuale stato dell'immobile” dovrà essere sottoposto “al preventivo esame della Soprintendenza”. Quella stessa Soprintendenza, lo ribadisco, che sulla centralina ha già dato il suo Ok.
“Si confida che questa ricognizione storica - scrivono i due autori al sindaco e al soprintendente Magani - possa ulteriormente giustificare l'importanza del sito e sensibilizzare gli enti da Voi amministrati e presieduti sulla necessità di preservarlo di qualsiasi iniziativa, come quella per la realizzazione di una centralina idroelettrica, a pochi metri dal Ponte Vecchio progettato dal Palladio (...), che comprometta irreversibilmente le caratteristiche storiche, paesaggistiche e architettoniche dell'intero luogo.”
Detto, fatto. L'Amministrazione Poletto ha dapprima consegnato la relazione agli atti del processo in corso presso il T.S.A.P. (Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche) e ha quindi trasmesso l'incartamento al Ministero dei Beni Culturali, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, che nel processo è parte contro la Regione, il Genio Civile e Belfiore '90. Poteva dunque l'avvocato del Ministero esprimere parere sfavorevole? No di certo. E in effetti l'Avvocatura Generale dello Stato, con una memoria depositata al T.S.A.P. lo scorso 1 marzo a firma dell'avv. Paola Maria Zerman, dichiara che “il Ministero aderisce alla documentata relazione prodotta, rilevando che le risultanze dell'indagine storica svolta non fanno che confermare e rendere ancora più stringenti le preclusioni alla modificazione dello stato di fatto e di diritto della zona di cui è causa”.
“La prefatta ricognizione relativa ai vincoli esistenti - dichiara in conclusione l'Avvocato dello Stato - conferma l'importanza del sito e la preclusione di quasiasi attività come quella contestata in causa, e che la controparte non può in alcun modo giustificare. Quanto precede si somma alla nota e già evidenziata pericolosità dell'impianto della centrale per la riva e la rocca del Castello Superiore di Bassano, nonché per gli edifici soprastanti, pubblici e privati.”
Musica per le orecchie di Poletto e Campagnolo. “L'Avvocatura dello Stato - afferma il vicesindaco - dice questo: assumo la relazione come valida. E dico a te, giudice: guarda che c'è una relazione che certifica che ci sono dei vincoli preesistenti alla presentazione del progetto della centralina. In più l'Avvocatura mette in evidenza la pericolosità dell'intervento previsto. Sono due macigni sul procedimento giudiziario. Il parere certifica che noi avevamo ragione a fare le cose che abbiamo fatto.”
Insomma: la scoperta del decreto del 1927 viene presentata come l'atto rivelatorio di un vincolo paesaggistico su via Pusterla che mette a tacere tutte le cose. Peccato che, come già anticipato, corrisponda alla scoperta dell'acqua calda.
“Quel vincolo del '27 esiste da sempre. È riportato in tutte le cartografie del P.R.G. e citato in tutta la normativa tecnica del P.R.G. È un vincolo arcinoto agli addetti ai lavori. Noi lo abbiamo citato in tutta la nostra relazione progettuale relativa al progetto della centralina.” Chi lo dice, sconfessando tutto quanto riportato in conferenza stampa, è l'arch. Piercarlo Comacchio, progettista della centralina idroelettrica.
Il quale mi manda pure via WhatsApp la videata di una pagina della normativa urbanistica del Comune di Bassano, relativa ai “Vincoli e norme di tutela”, che all'articolo 5 (“Tutela”) dichiara che “gli ambiti del territorio comunale interessati da vincoli derivanti da apposite leggi di settore e da norme e strumenti della pianificazione territoriale sovraordinata sono stati individuati nella Carta dei Vincoli e della Pianificazione del P.A.T. e tavola 1/V del P.I. come di seguito specificati...”. Seguono tutti i riferimenti di legge, tra cui c'è anche: “Bellezza panoramica: dichiarazione ministeriale del 10/01/1927”.
Bingo: la ricerca storica ha prodotto la “clamorosa” scoperta di un documento già inserito nella normativa comunale. “Hanno inviato questo documento all'Avvocatura dello Stato su questo vincolo presentandolo come una scoperta in base alla ricerca storica di luminari bassanesi”, commenta Comacchio. Il quale svela anche un retroscena processuale di cui questa mattina, a Palazzo Sturm, non si è fatta parola. “Ieri il Comune ha presentato il decreto del '27 in udienza, per depositarlo agli atti, ma è stato respinto dal giudice - rivela il progettista della centralina -. È stato ritenuto inammissibile in quanto prodotto irregolarmente e fuori termine.”
Il procedimento giudiziario ovviamente va avanti. Ma questo, egregi lettori, è il quanto.
Piccola annotazione a margine in conclusione di articolo. La notizia dell'adesione dell'Avvocatura dello Stato alla relazione del Comune di Bassano, ovvero del prof. Petoello & C., è stata resa nota da sindaco e vicesindaco nel corso dell'incontro con la stampa all'inizio del quale Poletto e Campagnolo hanno anche informato i cronisti della pubblicazione dell'avviso pubblico per la manifestazione d'interesse a partecipare alla gara per la progettazione della rampa mobile fra Prato Santa Caterina e viale dei Martiri. Argomento di cui mi sono occupato nell'articolo precedente. Senonché, leggendo con attenzione il decreto del Ministero della Pubblica Istruzione del 1927, mi sono accorto di una cosa. E cioè che tra le varie zone e vie di Bassano nelle quali, come prescrive il documento, “non potranno esservi eseguite nuove costruzioni, baraccamenti o altro” c'è anche la “Zona IV della via XX Settembre” (oggi viale dei Martiri) comprendente “lo spalto e il prato S. Caterina”. Applicando con rigidità i vincoli espressi nel decreto ministeriale del '27, quindi, sullo spalto erboso che sale dal Prato al centro storico non è possibile costruire la rampa mobile. E allora come la mettiamo?
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