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Politica

Il PD, il premier e i gazebo

Il bilancio dell'iniziativa “Berlusconi dimettiti” in una nota del Partito Democratico di Bassano del Grappa. 1200 firme in città e 16mila in provincia. “Una grande protesta collettiva sull'operato del premier”

Pubblicato il 07 mar 2011
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Il popolo dei gazebo - quelli allestiti in tutta Italia nel mese di febbraio dal Partito Democratico per la raccolta firme “Berlusconi dimettiti” - ha espresso nero su bianco il proprio disagio per quella che, dal punto di vista della Sinistra, è una situazione di governo e di leadership del Paese “non più sopportabile”.
L'iniziativa, per quattro settimane, ha coinvolto anche Bassano del Grappa e oggi il segretario del circolo cittadino del PD Giovanni Reginato, con una nota trasmessa in redazione, ne commenta risultati e prospettive.
“L’iniziativa “Berlusconi dimettiti” - afferma il Partito Democratico - è ormai conclusa, e il circolo cittadino del PD ha lavorato alacremente. Dall’inizio di febbraio sono stati allestiti i gazebo in occasione del mercato del sabato mattina, e sono stati distribuiti decine di fogli ai militanti e simpatizzanti per la raccolta firme fra amici e sostenitori. Le firme raccolte a Bassano sono state 1200, e in provincia di Vicenza siamo vicini alle 16.000, grazie al lavoro di tutti i circoli democratici della zona e di tutta la provincia. Le firme poi raggiungeranno Roma, e saranno consegnate al Presidente del Consiglio il giorno 8 marzo (festa della Donna)”.

Il Presidente del Consiglio Berlusconi: per il PD di Bassano "dopo di lui non c'è il vuoto"

“Le motivazioni per cui il PD ha lanciato l’iniziativa - prosegue il comunicato - sono note: il Governo e il Parlamento non possono occuparsi in via prioritaria dei gravi problemi personali del Premier, vedi leggi ad personam per difendersi dai processi, intercettazioni, immunità parlamentare, oppure dei festini di Arcore, eccetera. Ci sono problemi gravi che affliggono gli italiani, la disoccupazione causata dalla crisi economica, la ripresa che non arriva, le tasse, la scuola, e molto altro”.
“E il Governo che fa? Finora - aggiunge la nota - ha dimostrato una grave incapacità ad affrontare e a risolvere le crisi, e non ha saputo incanalare utilmente le energie positive che in Italia ci sono, ma sono troppo spesso mortificate. Pensiamo solo al grave problema che si chiama disoccupazione giovanile e femminile; si sta peggio al sud, ove la prospettiva per i giovani purtroppo si incanala in alcuni casi nella malavita organizzata.
E pensiamo alla ricerca e alla formazione: possibile che nel bilancio di un moderno Paese occidentale non si possano trovare che le briciole per queste voci, cruciali per il nostro futuro? Come se non bastasse, non possiamo sottacere il fatto che l’immagine della nostra Italia nel mondo è stata portata ad un livello infimo e in certi casi tragicamente ridicolo.
Ci dicono, non a torto: ma come potete sopportare tutto questo? In effetti è insopportabile, ci vuole una reazione da parte di chi non si rassegna ad una situazione del genere”.
“L’obiettivo dei milioni di firme - continua il PD di Bassano - è certamente ambizioso, ma l’imponente afflusso registrato, ci conferma che moltissimi concittadini vogliono testimoniare un disagio per questa situazione, che ha raggiunto ormai livelli allarmanti. Molti ci chiedono: e se si dimette, con chi lo sostituiamo ? La nostra risposta non può che essere questa: egli non è affatto l’uomo della provvidenza o l’unto del Signore, e dopo di lui non c’è il vuoto. Il PD costituisce l’unica alternativa credibile a questa situazione; i punti programmatici sono stati già in gran parte elaborati, e per scegliere il leader si ricorrerà alle primarie di coalizione, assieme agli altri partiti che condivideranno il programma”.
“Un dubbio ricorrente - conclude il comunicato - è il seguente: dopo la raccolta firme, si dimetterà veramente? A dire il vero sarà obbligato a dimettersi se non avrà più una maggioranza parlamentare che lo sostiene, ma la raccolta firme è testimonianza di una grande protesta collettiva al suo operato (ed evidentemente anche di quello del suo Governo). Se fosse stato un leader all’altezza dei suoi colleghi a capo del Governo nelle democrazie occidentali, si sarebbe dimesso da un pezzo”.

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