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Colpevoli evasioni
Cinque arrestati (tra cui due bassanesi) per un'ingente attività di sfruttamento della prostituzione e un altrettanto rilevante giro di fatture false. Brillante operazione dei Carabinieri di Bassano, successivamente estesa alla Guardia di Finanza
Pubblicato il 07 mar 2018
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Colpevoli evasioni: con le prostitute da una parte e con le fatture fittizie dall'altra.
È il doppio filone di indagine di una brillante operazione dei Carabinieri del Comando Compagnia di Bassano del Grappa, successivamente estesa anche al Comando Compagnia della Guardia di Finanza di via Maello.
L'attività degli investigatori dell'Arma, iniziata dai militari della Stazione di Bassano del Grappa e quindi proseguita dai colleghi del Nucleo Operativo e Radiomobile, era scattata ancora alla fine del 2016 a seguito di alcune segnalazioni secondo le quali diversi appartamenti della zona bassanese sarebbero stati utilizzati per svolgere l'attività di prostituzione. Ne è seguita una complessa e paziente azione investigativa composta da indagini tecniche, informazioni sul campo e specifici servizi di osservazione e pedinamento. Il certosino lavoro degli investigatori dell'Arma ha permesso di accertare che il meretricio veniva svolto non solo in case in locazione della zona bassanese ma anche in appartamenti in affitto ubicati in una più ampia fascia compresa tra Vicenza e il Trevigiano, per un numero dai 15 ai 20 appartamenti utilizzati in contemporanea per gli incontri a luci rosse. Ma soprattutto ha consentito di appurare che non si trattava di un semplice movimento di prostitute che utilizzavano gli appartamenti per fare il loro “mestiere” in casa, ma di un'illecita attività di dimensioni ben più estese: un redditizio giro del sesso a pagamento gestito da quattro persone che avevano messo in piedi una fiorente “organizzazione logistica” al servizio del miglior offerente nel campo della prostituzione. Gli organizzatori del reato avevano ideato e messo in pratica un astuto sistema di sub-affitto in nero: individuati gli appartamenti potenzialmente vantaggiosi sotto il profilo della domanda da parte di donne e/o transessuali dediti alla prostituzione, li prendevano in affitto tramite prestanome concordando con gli ignari proprietari un canone di locazione mediamente compreso tra i 350 e i 500 euro al mese.
Due prostitute vengono accompagnate in una delle abitazioni (immagine: Carabinieri Vicenza)
Quindi, ricavando i numeri di telefono da svariati siti internet di incontri, contattavano di volta in volta donne o trans dediti alla prostituzione, presentandosi con “nickname” cambiati di continuo per non essere identificati, per proporre i vari appartamenti decantandone le potenzialità in termini di “flusso di clienti” oppure di “ambiente ottimale per la loro attività”. A chi accettava la proposta - e sono state in tante/tanti - veniva quindi imposto il pagamento in nero di un sub-affitto dai 500 ai 700 euro a settimana.
Ma c'è di più: nel “pacchetto” dell'offerta erano compresi anche dei servizi aggiuntivi “a misura” di prostituta, pagati sempre in nero e di entità ben superiore ai soldi pagati per l'utilizzo dell'appartamento, che nel complesso veniva proposto a prezzi maggiorati, rispetto al regolare affitto pagato al proprietario dal prestanome, fino al 500%.
Tra i vari servizi “migliorativi” c'erano il collegamento wi-fi e l'aggiornamento del profilo online della prostituta/trans di turno ma anche l'adattamento dei locali su richiesta, modificando ad esempio i colori degli ambienti o riadattando i sanitari in bagno.
Accertato l'utilizzo di appartamenti, da uno fino a quattro, a Bassano del Grappa in via Balestra e ancora di abitazioni a Vicenza, Montebelluna, Onè di Fonte, Castelfranco Veneto. Il pacchetto fornito dall'organizzazione, osservato durante vari appostamenti dai Carabinieri dell'Aliquota Operativa, era di matrice “all-inclusive”, giungendo persino a ricevere e ad accompagnare in loco con automezzi propri le donne e i transessuali per visionare i locali e per presentare i servizi di quello che potrebbe essere definito uno “smart hosting” per la prostituzione. Un giro che avrebbe fruttato agli ideatori - tra subaffitti e optional, per il periodo di un anno e limitando il computo degli appartamenti utilizzati al numero minimo di 15 - un ricavo illecito di almeno 400.000 euro, totalmente “puliti” e senza alcuna rendicontazione.
Ma il già ingente guadagno attinto dallo sfruttamento dell'acclarata attività di meretricio non bastava ad alcuni membri del quartetto. Nel corso delle indagini compiute dai militari dell'Arma della Compagnia di Bassano, comandati dal capitano Adriano Fabio Castellari, sono infatti emerse alcune apparenti irregolarità fiscali a carico di alcuni dei soggetti che hanno portato a coinvolgere nell'attività investigativa anche il locale Comando Compagnia della Guardia di Finanza.
Le Fiamme Gialle sin dai primi accertamenti hanno “annusato” qualcosa che non andava. In particolare un componente del quartetto risultava essere titolare di una Srl per l'installazione di impianti elettrici, con sede anomala in un appartamento a Bassano, senza dipendenti e senza macchinari, che tuttavia - come accertato dalla succesiva indagine finanziaria disposta dalla Procura - aveva effettuato movimenti per 800.000 euro in entrata e in uscita. I finanziari hanno accertato che si trattava di società “cartiera” e cioè di una società di comodo per l'emissione di fatture fittizie per operazioni inesistenti. Dalle ulteriori indagini dei militari comandati dal capitano Michele Piazzolla è emersa l'esistenza di altre tre società cartiere, gestite da altri tre soggetti indagati, che assieme alla prima hanno prodotto un giro di fatture false per almeno 4 milioni di euro a beneficio dell'evasione Iva di utilizzatori compiacenti diffusi in Veneto e Lombardia tra le province di Vicenza, Verona, Padova, Treviso, Bergamo e Milano.
Al termine della lunga e complessa indagine congiunta, che ha comportato anche l'intercettazione di decine di migliaia di telefonate, questa mattina all'alba è scattato il blitz che ha visto impegnati oltre 80 militari delle Compagnie Carabinieri e Guardia di Finanza di Bassano del Grappa per l'esecuzione di tre ordinanze di custodia cautelare in carcere, di due ordinanze di custodia cautelare in regime di detenzione domiciliare, di tre informazioni di garanzia a carico di altrettanti indagati, del sequestro preventivo di un appartamento e di due autovetture, dell'ispezione di 15 appartamenti utilizzati per il meretricio fra le province di Vicenza e Treviso, di perquisizioni personali a carico di arrestati e coindagati e di decine di perquisizioni in Lombardia e Veneto su luoghi e aziende collegate ai reati finanziari.
Sono state tratte in arresto, segnatamente per le risultanze delle indagini dei Carabinieri e quindi per il reato di violazione alla Legge Merlin sullo sfruttamento della prostituzione, quattro persone:
- il 48enne bassanese Claudio Fiorese, associato al carcere di Vicenza, a cui è stata sequestrata anche un'autovettura Volvo XC70 utilizzata per il trasporto dei “sub-affittuari” negli appartamenti. Lo stesso Fiorese deve inoltre rispondere del reato contestato dalla Guardia di Finanza di emissione di fatture per operazioni inesistenti;
- il 45enne bassanese Denis Pavin, associato al carcere di Padova, a cui è stata sequestrata anche un'autovettura Fiat Punto utilizzata per il medesimo reato. È pure accusato di emissione di fatture per operazioni inesistenti. Era lui il titolare e “prestanome consapevole” della presunta Srl per l'installazione di impianti elettrici, rivelatasi una società cartiera per la produzione di fatture fittizie;
- la 44enne Paolina Maiolo, originaria di Vibo Valentia ma residente nel Vicentino a Monteviale, associata in detenzione domiciliare e attualmente agli arresti all'Ospedale di Vicenza dove si trova ricoverata;
- il 69enne trevigiano Galliano Nasato, associato in detenzione domiciliare, a cui è stato sequestrato un appartamento di proprietà a Trevignano (Tv), unica abitazione non presa in affitto per lo sfruttamento della prostituzione.
Specificamente per i reati accertati dalla sola Guardia di Finanza è stato inoltre arrestato un quinto indagato: il 52enne Massimiliano Maria Mastroianni, residente a Riese Pio X, già in regime di detenzione domiciliare definitiva per un precedente reato di bancarotta fraudolenta, pure coinvolto nel giro di fatture per operazioni inesistenti in collegamento col Pavin e col Fiorese.
Denunciati a piede libero i tre titolari delle altre tre società cartiere.
Le perquisizioni degli appartamenti subaffittati in nero alle meretrici e delle sedi delle società reali utilizzatrici delle fatture fittizie sono ancora in corso.
Per le prostitute e i colleghi trans, le cui testimonianze sono state rilevanti nello sviluppo del primo filone delle indagini, oltre ad aver pagato quanto hanno pagato per avere a loro disposizione le abitazioni “di servizio” si profila anche un ulteriore impegno per il portafoglio: i loro comunque cospicui guadagni, in quanto frutto di attività autonoma e continuativa, saranno sottoposti a tassazione.
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