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Veni, Vidi, Quincy
Incontro ravvicinato con Quincy Jones, leggenda della musica e dello show business, a Bassano per l'apertura dello store di Montegrappa Italia. “Non c'è successo senza studio e lavoro, deve esserci la scienza dietro all'emozione”
Pubblicato il 11 lug 2014
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Zio Quincy arriva nella sede di Elmo & Montegrappa in via Ca' Erizzo a Bassano nel tardo pomeriggio, a bordo della lussuosa Bentley messa a disposizione dell'organizzazione, circondato da un discreto ma onnipresente cordone di security e guardie del corpo, nell'imminenza del grande appuntamento in piazza Garibaldi che lo vedrà partecipare quale ospite d'onore.
Sopra le nostre teste volteggia il drone con telecamera, in dotazione all'attrezzatissimo servizio comunicazione dell'evento, che per tutto il tempo effettuerà le riprese aeree degli spostamenti dell'illustre invitato e della manifestazione.
Lo chiamo “zio” perché è questa l'impressione che mi fa questo signore di 81 anni che nonostante l'ormai importante età sembra ancora divertirsi come un ragazzino: cordiale e benevolo con tutti, scherzoso coi giornalisti e coi fotografi - ai quali non risparmia anche qualche simpatico siparietto -, disponibile in piazza a farsi fotografare da centinaia di telefonini e a firmare autografi per tutta la serata, e che si mette anche a ballare se dagli altoparlanti esce la musica di una delle innumerevoli canzoni da lui prodotte, composte o arrangiate in 60 anni di straordinaria carriera.
Quincy Jones (foto Alessandro Tich)
Un personaggio talmente alla mano, in occasione dello special event a lui dedicato, che quasi non mi rendo conto di trovarmi di fronte a uno degli uomini più potenti e più temuti dello show business mondiale.
Signori: ma questo è Quincy Jones, il guru dell'industria discografica e dell'intrattenimento che per decenni ha segnato i destini della musica pop!
Senza di lui Michael Jackson, al di là del suo enorme talento artistico, non sarebbe diventato quello che è diventato: “Off The Wall”, “Thriller” e “Bad”, i tre album multimilionari - per numero di copie vendute, e per introiti - che hanno trasformato Jacko in “The King of Pop”, li ha prodotti mister Jones.
E' stato lui il deus ex machina della canzone “We Are The World”, eseguita quasi trent'anni anni fa dalle più grandi star americane riunite nel progetto USA for Africa, il singolo che nel minor tempo ha venduto il maggior numero di copie di sempre. Frank Sinatra, Ray Charles, Aretha Franklin, Stevie Wonder sono solo quattro nomi, presi a caso, dell'infinito elenco di artisti con cui ha collaborato. Salito da giovanissimo sui palcoscenici come trombettista jazz, ha lavorato con i più grandi: Dizzy Gillespie, Count Basie, Duke Ellington, Billie Holiday (per la quale ha suonato quando aveva appena 14 anni), Ella Fitzgerald, Miles Davis, Sarah Vaughan, Nat King Cole, Cab Calloway e anche “Satchmo”, Louis Armstrong.
La sua personale Hall of Fame - per la quale potremmo andare avanti ancora a lungo - conta 79 nomination ai Grammy Awards, di cui 27 vinti, e 7 nomination agli Oscar. Perché mister Jones - fra la tante altre cose - è stato anche un prolifico compositore di colonne sonore, attivo a tempo pieno a Hollywood negli anni '60 fino a comporre, nel 1985, anche il soundtrack del film “Il Colore Viola” di Steven Spielberg.
E non a caso Quincy Jones esprime anche a Bassano la sua “smisurata ammirazione” per il maestro italiano delle colonne sonore Ennio Morricone, nel salottino predisposto dalla famiglia Aquila, proprietaria di Elmo & Montegrappa, per una “serie limitata” (come le penne prodotte dall'azienda) di interviste concesse a un selezionato gruppetto di giornalisti prima dell'evento in programma in serata: l'inaugurazione del flagship store di Montegrappa Italia nel centro storico di Bassano, con musica dal vivo e altri ospiti vip, di cui ci occuperemo nel prossimo articolo.
All'incontro in azienda è presente fra gli altri anche Roby Facchinetti, tastierista e voce storica dei Pooh, che conferma l'attenzione del grande ospite americano per la musica italiana. “Quincy Jones produce 50 Cent, uno dei più grandi rapper statunitensi - mi dice Facchinetti -. Nell'ultimo singolo di 50 Cent “Everytime I Come Around” è stata campionata una parte strumentale in clavicembalo della canzone dei Pooh “Io e te per altri giorni” che ho composto assieme a Negrini per l'album “Parsifal” del 1973. Potevano ricostruire quella sonorità in studio, ma Jones voleva proprio il suono originale e tramite un suo agente mi ha contattato. Ora non solo c'è il clavicembalo dei Pooh su cui 50 Cent ci ha fatto un pezzo rap, ma Quincy Jones ha riconosciuto agli autori il 50% dei diritti. Questo per far capire quanta sia la serietà e il rispetto per il lavoro degli altri artisti.”
Un grande professionista dunque, il produttore di “Thriller”, ma anche un uomo imprevedibile. Giuseppe Aquila, amministratore delegato di Montegrappa, rivela che l'illustre personaggio “dorme di giorno ed è sveglio di notte” e poiché non esiste a Bassano un hotel a cinque stelle con servizio H24, nell'albergo dove Quincy Jones è stato ospitato l'azienda ha dovuto approntare dei servizi accessori per adattare l'hotel ai “fusi orari” del produttore discografico.
Arrivato a Bassano del Grappa mercoledì - proveniente da Parigi, e prima di ripartire dopo l'evento bassanese per l'Olanda e quindi per il Montreux Jazz Festival in Svizzera - e probabilmente non abituato a consultare le cartine geografiche, Jones ha inoltre chiesto all'organizzazione: “Quanto dista Milano? Andrei a bere qualcosa...”. Qualcuno gli ha poi spiegato che Milano non è proprio dietro l'angolo: il drink davanti al Duomo è stato quindi sostituito da una “piacevole cena” in un ristorante cittadino a cui ha partecipato anche Nick the Nightfly, “the voice” di Radio Monte Carlo, protagonista sul palco dell'evento inaugurale.
“E' da più di un anno che collaboriamo con mr. Jones, cinque mesi fa abbiamo lanciato una collezione di strumenti di scrittura a lui dedicata e l'abbiamo presentata insieme a Dubai - spiega Giuseppe Aquila -. In occasione dell'apertura dello store presentiamo la collezione “Quincy Jones Secret Garden” che si ispira a una delle sue canzoni, “The Secret Garden (Sweet Seduction Suite)”, non tra le sue più famose ma a cui l'autore è particolarmente affezionato. E' una collezione con un pezzo significativo, molto “colorato” come il personaggio, e sexy come il testo della canzone. Quincy Jones scrive musica con la penna, è stato lui a contattarci. Non è l'aspetto commerciale della collaborazione che principalmente gli interessa, anche se ovviamente c'è anche quello. La prima collezione include anche uno strumento da scrittura appositamente creato per lui: un marker di lusso per gli autografi.”
Mentre l'incontro face-to-face per la mia intervista, Quincy Jones rammenta i suoi trascorsi italiani “con Lara Saint Paul e Tony Renis” e tira fuori dal taschino, con un sorrisetto malizioso, la penna “Secret Garden” a lui dedicata: stile “jazz”, colore arancione, una “Q” incisa e smaltata e una decorazione molto...osé.
Ne sarà prodotta un'edizione limitata di 1933 esemplari, ovvero l'anno di nascita dell'artista. Ma perché proprio questa canzone, fra le tante della sua produzione?
“Secret Garden è un pezzo per me molto rappresentativo - mi risponde -. E' una canzone che parla di onestà, di creatività, di sesso, di onore e di comportamento in pubblico. Parla del “giardino segreto” della donna, e della differenza tra l'uomo e la donna che è nella testa, e non a letto (“in the head, not in bed”). A Parigi molti anni prima avevo conosciuto Porfirio Rubirosa, che è stato un grande playboy. E' stato il mio insegnante, è stato grande a insegnarmi tutto sulle donne. La canzone parla proprio di questo, del mistero che è racchiuso nella mente della donna che l'uomo può solo chiedere, se lei lo vuole, di condividere.”
Gli chiedo se dopo tanti anni trova ancora piacere nella musica e nello show business e prima ancora di terminare la domanda “zio” Quincy mi interrompe: “Ma stai scherzando? E' la mia vita.” “Sto seguendo e producendo alcuni giovani artisti - aggiunge - come un bravissimo pianista giapponese cieco oppure Emily Bear, una pianista di soli 12 anni estremamente talentuosa. Alfredo Rodriguez, che si esibisce questa sera a Bassano, è il miglior pianista jazz attualmente in circolazione. Si esercita 14 ore al giorno.”
E' l'imbeccata per l'ultima domanda, e cioè che cosa dire ai giovani che aspirano a sfondare nel mondo della musica: “Non c'è successo senza studio e lavoro - risponde Quincy Jones - I giovani oggi vogliono diventare ricchi, e subito, ma senza un lavoro di base. L'abilità si raggiunge col lavoro, e una volta raggiunta si deve continuare a lavorare. L'arte è un prodotto dell'istruzione, deve esserci la scienza dietro all'emozione.”
Lascio l'illustre intervistato ai suoi incalzanti impegni di “guest star” che dalla sede dell'azienda Montegrappa - sempre sotto l'occhio attento del drone-telecamera - lo trasferiranno poco dopo in piazza Garibaldi per l'evento inaugurale.
E qui, tra le centinaia di persone che durante la serata gli chiedono una firma e una dedica su qualsiasi superficie utile (persino sulla copertina di “Thriller” portato da casa), ci sono inevitabilmente anch'io. Sul retro bianco del biglietto d'invito, con il “marker di lusso” per gli autografi, l'ospite d'onore mi scrive:
“To mi fratellino Alex, tanti grazie. Quincy Jones”.
Tanti prego, mr. Jones: è stato un piacere.
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