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La scritta islamofoba e il gatto crocifisso
Cancellata in città una scritta anti-musulmana in occasione dell'Aïd El Fitr, festa conclusiva del Ramadan: “Bravo” del quotidiano algerino El Watan alla Polizia di Bassano del Grappa. E l'assessore Donazzan prende un clamoroso granchio...
Pubblicato il 10 ago 2013
Visto 5.068 volte
“Aussitôt dit aussitôt fait”. Traduzione: “Detto, fatto”.
E' la frase che sintetizza il tempestivo intervento della Polizia del Commissariato di P.S. di Bassano del Grappa, alla quale oggi il quotidiano algerino on line El Watan dedica un articolo di plauso e di elogio (www.elwatan.com/actualite/islamophobie-bravo-a-la-police-italienne-10-08-2013-224110_109.php?utm_source=Kazi+Media+Group&utm_medium=Kazi+Media+Group).
A suscitare l'interesse della testata nordafricana, un episodio accaduto mercoledì scorso in città e che ha visto protagonista la corrispondente da Roma di El Watan Nacéra Benali, di passaggio a Bassano.
Cancellata a tempo di record dalla Polizia una scritta anti islamica a Bassano dopo la segnalazione di una giornalista algerina
Come riferisce l'articolo, la giornalista algerina aveva notato “una scritta molto offensiva per i musulmani, scritta a grandi lettere sul muro dell'edificio di un'istituzione pubblica”. Ha quindi contattato il Commissariato di Polizia per “segnalare l'incidente”. “Siamo nel Ramadan, mese sacro dei musulmani - ha riferito agli agenti - e dover leggere questi graffiti islamofobi è una cosa choccante per tutti i musulmani.”
L'ufficiale di polizia che ha ricevuto la comunicazione si è quindi “impegnato a rimediare a questo attacco xenofobo”.
“Detto, fatto”, per l'appunto: la mattina successiva - giovedì 8 agosto, giorno dell'Aïd El Fitr, la grande festa islamica che celebra la fine del Ramadan - “la nostra corrispondente - scrive El Watan -, di passaggio sul medesimo luogo, ha avuto la piacevole sorpresa di vedere che l'anatema era stato nascosto, coperto da uno strato fresco di vernice.”
Da qui gli elogi della testata algerina, che definisce l'intervento della polizia “un gesto delicato nei confronti della comunità musulmana residente nella località di Bassano del Grappa”, rivolgendo agli agenti di viale Pecori Giraldi un sentito complimento, che non serve neanche tradurre: “Bravo aux policiers du commissariat de Bassano Del Grappa!”.
La Donazzan furiosa
Ma non è finita qui. Mentre ci apprestavamo a concludere questo articolo, è giunta infatti in redazione una dichiarazione dell'assessore regionale Elena Donazzan, intitolata “La nostra è civiltà, questa è barbarie”, che prendendo spunto proprio dalla “tempestiva rimozione” della scritta islamofoba a Bassano - notizia riportata stamane anche dall'agenzia ANSA nazionale - spara a zero sul fenomeno immigrazione, allegando una foto ricevuta via email e, afferma l'assessore, “scattata in un centro di accoglienza in Sicilia”, con l'immagine-choc di un presunto immigrato che esibisce un gatto crocifisso.
“Mentre noi rispettiamo la religione e la cultura di questa gente e lo dimostriamo, magari con l'apprezzamento di un quotidiano algerino - commenta Donazzan -, questa é la risposta alla nostra accoglienza, alla nostra tolleranza, alla nostra cultura del confronto.”
“É questo il modello di integrazione - dichiara l'assessore regionale - di cui parla il Ministro per l'Integrazione? Voglio sentire l'indignazione del Ministro Kyenge, dei benpensanti radical- chic a cui piace il “multiculturalismo” qui ben rappresentato, di quelli che predicano la tolleranza verso “i poveri immigrati”, dei rappresentanti della Chiesa Cattolica che predicano l'accoglienza, degli animalisti sempre pronti a scagliarsi contro le nostre tradizioni venatorie che tutto sono tranne questa barbarie, di quelli che dicono che dobbiamo avere un confronto culturale con questa gente.”
“Chiederò nelle sedi opportune - conclude Elena Donazzan - che si apra una inchiesta e che questi immigrati clandestini che si comportano peggio delle bestie, vengano immediatamente espulsi dal mio paese civile perché non tollero il vilipendio della mia religione, la tortura di animali innocui e lo spregio della mia cultura dell'accoglienza che, per la cronaca, sta facendo spendere, in momento di crisi, allo Stato italiano centinaia di migliaia di euro per mantenere questa gente ignobile."
Nota a margine: la foto del gatto crocifisso, uscita nel giugno scorso e diffusasi a velocità della luce sui social network, aveva a sua volta scatenato un vespaio di discussioni, rivelandosi poi una “bufala”: l'immagine, infatti, non è stata scattata al centro di accoglienza immigrati di Ragusa, in Sicilia, ma addirittura nel 2011 in Africa (www.sicanianews.it/gatto-crocifisso-a-ragusa-impazza-il-web-ma-e-una-bufala/) e precisamente in Ghana, dove la maggioranza della popolazione è di religione cristiana (catdefender.blogspot.ca/2011/10/cats-on-cross-crucifixions-in-ghana-and.html).
Comunque sia, buon weekend a tutti.
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